Cos'era il "Mothering Sunday" di cui se eri orfana come Jane non potevi godere

Non avere nulla è spesso un importante movente per non aspettarsi nulla e imparare a contare soltanto su sé stesse e sulle proprie capacità, proprio come fa la protagonista del film (e del libro) presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma.

Sin dal Medioevo, nel Regno Unito e in Irlanda, la quarta domenica di Quaresima si è festeggiato il Mothering Sunday, una giornata in onore della madre e delle chiese madri: i cristiani storicamente visitavano in quel giorno la loro chiesa madre, dove avevano ricevuto il battesimo.

Precursore della Festa della mamma, di origine americana, divenne il giorno in cui veniva concesso un giorno libero ai domestici per visitare la loro chiesa madre, di solito con le proprie madri e altri membri della famiglia.

È in questa occasione, il 20 marzo 1924, che è ambientato Mothering Sunday, film di Eva Husson tratto dal romanzo omonimo di Graham Swift (Un giorno di festa, edito in Italia da Neri Pozza).

Un giorno di festa

Un giorno di festa

È il Mothering Sunday, la Festa della Mamma, del 1924 in Inghilterra. La guerra è alle spalle e un'altra è all'orizzonte. Ma è una bella domenica di fine marzo, perfetta per rimuovere i lutti e celebrare in allegria la speciale ricorrenza del giorno. Il rituale della festa prevede visite di cortesia, picnic all'aperto e inviti a pranzo in compagnia di amici e familiari. Un rituale già quasi in disuso, ma che i Niven e gli Sheringham, due delle famiglie più in vista del Berkshire, si tengono ben stretto, come se appartenessero ormai a un'unica famiglia dopo aver perso dei figli in guerra.
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Jane Fairchild è cresciuta in un orfanotrofio e, a differenza della sua amica Milly, quel giorno non ha una madre da visitare ma ha la libertà di godersi la giornata come meglio crede: lettrice incallita, un libro e un giro in bicicletta sono il suo programma. La letteratura è da subito, infatti, la strada del suo riscatto, la sua via di fuga dalla durezza della sua esistenza. Non ha assolutamente nulla, come le fa notare la Signora Niven, che dalla Grande Guerra piange entrambi i figli, morti al fronte: “È un dono che devi imparare a usare”. Sarà la perdita a essere la grande maestra di questa cameriera di campagna, più intelligente e più astuta di tante altre, che da subito riconosce il potere che può avere.

«Era difficile all’epoca realizzare sé stessi se appartenevi alla working class e più che mai se eri donna – ha commentato Eva Husson in conferenza stampa alla Festa del Cinema di Roma – Penso la società tendesse a decidere chi ciascuno fosse e chi fosse rilevante e chi no. Tuttavia, se ti prendi cura di te stessa, come fa Jane, ce la puoi fare. C’è una scena in cui Jane sta davanti allo specchio, nuda, come oggi fanno le Femen: il suo corpo, proprio come il loro, diventa uno strumento politico».

In abito adamitico, dopo il sesso con Paul, il suo amante, ultimo rampollo della famiglia Sheringham (entrambi i fratelli maggiori sono caduti in guerra), da sola Jane passeggia nella biblioteca della villa, nel prezioso corridoio affrescato, nella cucina che di solito rappresenta lo spazio delle sue giornate da cameriera: il suo nudo è affermazione di sé stessa; il suo nudo è simbolico, perché privata di tutto può comunque contare su sé e sulle sue parole; esempio e vessillo per tutte le donne che hanno fatto e fanno dell’indipendenza il proprio vessillo.

Non a caso è alla scrittrice Doris Lessing a cui vola il pensiero (e non solo per la battuta finale del film lasciata all’epica Glenda Jackson che veste i panni di Jane da anziana), premio Nobel per la letteratura nel 2007 e autrice de Il taccuino d’oro, considerato da molto una bibbia del femminismo (ma non dalla stessa autrice). Anche Lessing crebbe a servizio di una famiglia benestante dove conosce la passione per la lettura; entrambe trovano nella scrittura lo scopo dell’intera esistenza.

Colin Firth, Emma D’Arcy, Odessa Young, Josh O’Connor in “Mothering Sunday” (Courtesy Press Office)

Perché vedere Mothering Sunday

Girato nel 2020, tra un lockdown e l’altro in piena pandemia, Mothering Sunday conta sulla mano ferma e delicata insieme della sua regista, che si conferma tra le più sensibili nel filmare sesso e nudità (è di Eva Husson Bang Gang del 2015), e dell’ottima sceneggiatura di Alice Birch, che aveva già adattato per la tv con successo un altro bestseller, Normal People di Sally Rooney.

"Normal People" e quella parità di genere così lontana a venire

Bravi tutti gli attori, soprattutto Josh O’Connor che lavora qui tutto per sottrazione («Gli inglesi non sono molto bravi nell’esprimere le proprie emozioni – ha spiegato l’attore in conferenza stampa – nonostante la nostra lingua sia così straordinaria: anzi sono i peggior promotori di questo genere di cose. Questo vale sia per la classe operaia, che non ha tempo per parlare dei propri sentimenti, e vale ancora di più per l’high society che trova volgare lasciarsi andare»). Tuttavia, Colin Firth e Olivia Colman rubano spesso lo schermo ai colleghi più giovani grazie agli sguardi e ai sottili tremori con cui trasmettano il dolore insopportabile di un genitore in lutto.

Ill film è godibilissimo anche grazie alla cura e all’eleganza della scenografia firmata da Helen Scott e dei costumi del premio Oscar Sandy Powell (per Shakespeare in Love, The Aviator e The Young Victoria), che trascinano lo spettatore nel mondo molto amato di Downton Abbey.

Odessa Young in “Mothering Sunday” (Courtesy Press Office)

Scheda del film

Eva Husson dirige Mothering Sunday, tratto dal romanzo omonimo di Graham Swift. Presentato in anteprima al Festival di Cannes 2021, il film, passato alla 16esima edizione della Festa del Cinema di Roma, è in arrivo prossimamente in Italia per Lucky Red.

A interpretare la protagonista, Jane Fairchild, l’attrice australiana Odessa Young. Glenda Jackson (due volte premio Oscar, per Donne in amore e Un tocco di classe) è Jane da anziana. Accanto a loro, Colin Firth, Olivia Coleman e Josh O’Connor (di nuovo insieme dopo The Crown, in cui interpretano la regina Elisabetta e il principe Carlo).

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