Francesco Nuti: quando il "male oscuro" si prende una vita intera

Francesco Nuti: quando il "male oscuro" si prende una vita intera
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Molto spesso abbiamo assistito alla parabola discendente di un personaggio pubblico, talvolta dipendenti da alcune scelte sbagliate, altre da attribuirsi a ragioni indipendenti dalla sua volontà. Ma, nel caso di Francesco Nuti, non si può non pensare alla sfortuna, al caso, a quell’incomprensibile quanto ineluttabile gioco di coincidenze e destini che costringe improvvisamente una persona a sparire di scena, per finire nel dimenticatoio o quasi, ricordato da pochi, scordato da tanti.

Nella vita di Francesco Nuti c’è stato di tutto, lo Zenit e il Nadir, i poli opposti di quello che il frutto del suo lavoro poteva dare: il successo incommensurabile che ne ha fatto uno dei volti più noti delle commedie all’italiana degli anni Ottanta, e i fiaschi al botteghino, che l’hanno precipitato, come spesso accade alle anime fragile, in un baratro fatto di depressione e dipendenza dall’alcolismo.

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Ma la vera tragedia dell’attore e regista pratese non è stata la lenta discesa che lo ha portato dall’essere uno dei nuovi geni della comicità toscana a vestire i panni di “quello che una volta faceva i film belli”; destino troppo spesso comune a chi di celebrità vive, ma della cui improvvisa assenza inevitabilmente risente.

La vita di Cecco cambia radicalmente il 3 settembre 2006, dopo che un incidente domestico, sulle cui cause ancora permangono dubbi e punti non troppo chiari, lo porta al coma, poi alla disabilità. Non la depressione, né la passione forse un po’ troppo smodata per l’alcol, in cui gli sembrava di poter affogare i dispiacere degli insuccessi cinematografici, furono il punto di svolta, il momento in cui la sua parabola precipitò lentamente, silenziosa e inesorabile, verso l’inferno, ma fu invece una banale caduta casalinga. Davvero incredibile, forse troppo da credere e da affrontare per chi, per tutta una vita ha agito, fatto, programmato e realizzato.

L’anima fragile di Nuti ha invece sopportato e lottato con forza e caparbietà questa nuova condizione, supportato dall’amore incondizionato della figlia Ginevra e di Annamaria Malipiero, compagna sempre presente anche se “ex” (troppo riduttivo chiamare così una donna che, dopo l’incidente, è sempre rimasta al suo fianco). Ed evidentemente ha saputo esprimersi attraverso la poesia, visto che il fratello Giovanni ha dichiarato alla trasmissione radiofonica Due in trasferta di aver ritrovato una serie di quaderni e diari scritti dall’attore pratese.

Spero possa uscire una pubblicazione con le sue composizioni, ci stiamo lavorando; anche se è un lavoro che dobbiamo ancora portare avanti, siamo a buon punto.

La sua comicità si coniugava sempre con un sentire poetico – ha aggiunto Giovanni, che per Francesco ha composto diverse colonne sonore – faceva ridere ma c’era sempre un confine con la malinconia. È il destino del comico in fondo, lui forse ha patito una specie di discriminazione in questo senso: il comico viene visto come una persona non intellettualmente elevata, lui in realtà leggeva e scriveva molto. Dovremmo riscoprire anche questo lato.

La  depressione, dicevamo: negli anni in cui ne ha sofferto Nuti e le persone a lui vicine non hanno mai osato pronunciare quella parola. Se ancora oggi c’è un fortissimo stigma che investe l’argomento, al tempo era talmente demonizzata da non nominarla praticamente mai. Eppure, in quegli anni, negli anni delle débâcle professionali, Francesco ha tentato persino il suicidio, ma dopo l’incidente ha capito quanto la vita sia importante e preziosa, e non intende rinunciarci. Soprattutto per lei, per quella che lui ha definito il suo “piccolo pezzetto di donna”, Ginevra, che tanto sta facendo per il suo papà, come vi raccontiamo in gallery.

Articolo originale pubblicato il 17 Maggio 2018