Laura Capon Fermi, la donna cui la Storia ha dato vari appuntamenti

Laura Capon Fermi non fu solo “la moglie di”, ma fu anche, e soprattutto, una donna volitiva, coraggiosa e determinata, che seppe affrancarsi dalle dinamiche dell’epoca e far sentire la propria voce attraverso i suoi scritti e le sue battaglie sociali.

A prima vista, Laura Capon Fermi sembra personificare l’antico adagio secondo il quale «dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna». A ben guardare, però, la realtà di tale scenario risulta essere piuttosto differente.

Laura Capon Fermi, infatti, non fu solo la moglie del Premio Nobel per la Fisica Enrico Fermi, ma fu anche, e soprattutto, una figura capace di emanciparsi dal ruolo di “personaggio comprimario” e di delineare, con la sua attività intellettuale e battagliera, un’identità autonoma e ben definita.

Lo dimostrano la fermezza e la determinazione con cui fronteggiò i grandi bivi della Storia: dalle leggi razziali all’olocausto che interruppe la vita di suo padre, dagli studi atomici condotti dal marito ai ripetuti e repentini spostamenti, fino alla lucidità con cui condusse la sua opera divulgativa e si addentrò nei particolari della sua vicenda familiare nei libri pubblicati nella seconda parte della sua esistenza.

Il ruolo di “moglie di”, insomma, è sempre stato stretto a Laura Capon Fermi, nonostante gli anni in cui visse volessero che fosse così: sintomo di un’intelligenza e di una statura interiore in grado di non indietreggiare davanti a nessun ostacolo. Nemmeno di fronte a un Premio Nobel.

Chi era Laura Capon Fermi

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Fonte: Fermi Effect

Laura Capon nacque a Roma il 16 giugno 1907, da Costanza Romanelli e Augusto Capon, ammiraglio della Marina Militare Italiana. Secondogenita di quattro figli e cresciuta in una famiglia borghese di origine ebraica, Laura Capon frequentò il Liceo Torquato Tasso insieme alla sorella più grande Anna, e manifestò, fin da subito, una viva passione per la matematica.

Motivo per cui, una volta ottenuto il diploma, Capon decise di iscriversi all’Università di Roma, e, nello specifico, alla Facoltà di Scienze Naturali. È proprio qui che, nel 1924, ebbe luogo l’incontro che cambiò radicalmente il percorso della sua vita: quello con il fisico Enrico Fermi, che, a breve, sarebbe divenuto il titolare della prima cattedra italiana di Fisica Teorica.

Scoppia l’amore, cui segue, il 19 luglio 1928, il matrimonio e il conseguente abbandono dell’università da parte di Laura, iscritta, a quel tempo, al terzo anno di corso. Adeguandosi alla consuetudine dell’epoca, dunque, Capon decise di interrompere i suoi studi per dedicarsi alla famiglia nascente. Senza, tuttavia, accantonare il suo spirito curioso e sempre teso alla conoscenza.

Poco prima della nascita dei figli Nella, nel 1931, e Giulio, nel 1936, infatti, Laura Capon prestò il suo contributo al marito Enrico Fermi, e – come si legge sul sito Atomic Heritage Foundation – lo aiutò a redigere un libro di fisica per le scuole superiori (edito nel 1929), ponendo sempre estrema attenzione alla comprensibilità di quanto esposto al suo interno.

Non è un caso, quindi, che, nel medesimo anno, diede alle stampe il suo primo volume divulgativo, Alchemy of Our Times, scritto a quattro mani con un’altra donna, Ginestra Giovene, moglie del collega di Fermi Edoardo Amaldi e mossa, come Capon, dalla volontà di spiegare ai lettori “laici” il lavoro dei due mariti – ripercorrendo la concezione della materia da Democrito agli ambiti di studio dei fisici contemporanei.

Il libro è il frutto di quell’amore per la scienza che il matrimonio con Fermi non accantonò, ma, anzi, contribuì ad acuire, anche grazie ai numerosi viaggi e conferenze cui la stessa Laura Capon presenziò accanto al marito.

Il legame con Enrico Fermi, infatti, permise a quest’ultima non solo di affiancarlo e di continuare ad alimentare la propria passione matematica, ma anche di entrare in contatto con i cosiddetti “ragazzi di via Panisperna”: un gruppo di scienziati impegnati nello studio di un campo di estrema avanguardia per l’epoca, ossia il nucleo atomico. Il quale, in seguito alla scoperta della radioattività provocata da «irraggiamento neutronico», permise a Fermi di vincere, nel 1938, il Premio Nobel per la Fisica.

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Gli anni americani

Il clima politico italiano, tuttavia, non consentì alla famiglia Fermi di godere della serenità provocata dal riconoscimento. Complice l’alleanza nazista, infatti, nel 1938 Benito Mussolini, a capo del regime fascista, prese ufficialmente una posizione antisemita promulgando le Leggi razziali.

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Come proteggersi? Galeotto fu il Nobel. Con la scusa di doversi recare a Stoccolma per ritirare il Premio, appunto, Laura ed Enrico Fermi decisero di approfittare della preziosa opportunità di spostamento e di raggiungere New York non appena conclusa la cerimonia svedese, per porsi al riparo dalle perniciose e inquietanti conseguenze delle Leggi emanate.

Negli Stati Uniti, Enrico Fermi – stimato e voluto da tutte le istituzioni più prestigiose – accettò un incarico presso la Columbia University, stabilendosi a Manhattan. La tranquillità durò relativamente poco. Qualche mese dopo, infatti, la famiglia si trasferì nel sobborgo di Leonia, nel New Jersey, ed Enrico fu costretto a compiere sempre più spesso viaggi “misteriosi” al Met Lab di Chicago, dove si trasferì insieme a Laura e ai loro figli nel 1942.

Che cosa stava accadendo? Laura Capon lo scoprì solo qualche anno più tardi. Enrico Fermi, tra gli scienziati più geniali e perspicaci dell’epoca, aveva posto la prima pietra dell’era nucleare: il 2 dicembre 1942, infatti, Fermi accese la prima pila atomica della storia, nei pressi dello stadio di Chicago. Dando, così, luogo alla prima reazione a catena controllata del mondo.

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Los Alamos e la bomba atomica

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Fonte: Wikipedia

In quegli stessi anni, gli assetti geopolitici stavano mutando profondamente la fisionomia della guerra in corso. Nel 1943, i nazisti entrarono a Roma e, con il supporto di Mussolini, caricarono oltre mille ebrei italiani sui treni diretti ad Auschwitz. Tra questi, anche il padre di Laura, l’ammiraglio Augusto Capon, succube dei gas hitleriani.

Anziché farsi abbattere dalla notizia – come fece, invece, la sorella minore Paola, come ricorda la nipote Olivia Fermi su Fermi Effect –, Laura Capon decise di andare strenuamente avanti, dedicando le sue energie agli studi del marito. Nel 1944, infatti, la famiglia Fermi – dopo aver ricevuto la cittadinanza americana – fu nuovamente costretta a trasferirsi, questa volta in New Mexico, sempre rispettando la clausola di estrema segretezza.

Inconsapevolmente, le mogli degli scienziati coinvolti si ritrovarono in uno dei numerosi siti strategici del Progetto Manhattan: la cittadella “inesistente” – non presente né sulle mappe, né sulle bocche di chi vi abitava – in cui si radunarono i fisici migliori del mondo, sotto la direzione di Julius Robert Oppenheimer, per lavorare alla possibilità di una bomba atomica.

In un clima di costante tensione e omertà, le donne, riunite in questi grandi centri abitati isolati dal filo spinato, furono introdotte nei laboratori di ricerca in qualità di addette alla conta ematica. Naturalmente, vi prese parte anche Laura Capon, che, grazie alla sua perspicacia, venne a conoscenza dei primi esperimenti del Trinity Test.

I cui risultati furono evidenti quando, la mattina del 16 luglio 1945, il deserto della Jornada del Muerto vide l’esplosione di “Gadget”: il primo fungo atomico della storia. Se pur fiera del lavoro condotto dal marito – che, come riporta il Corriere, fu, di fatto, il referente principale del processo di ricerca – Laura Capon non ebbe esitazioni nel manifestare, qualche anno dopo, i suoi dubbi circa la liceità delle armi nucleari:

Ma soprattutto c’erano le questioni morali. Sapevo che gli scienziati avevano sperato che la bomba non sarebbe stata possibile, ma era lì e aveva già ucciso e distrutto così tanto. Era colpa della guerra o della scienza? Gli scienziati avrebbero dovuto interrompere il lavoro una volta che si erano resi conto che una bomba era fattibile? Potrebbero averlo fermato? Ci sarebbe sempre stata la guerra in futuro? A questo tipo di domande non c’è una risposta semplice.

Dimostrazione, ancora una volta, di un’indipendenza di pensiero che non temeva comparazioni o giudizi. Tantomeno maschili.

L’impegno letterario e sociale

Laura Capon Fermi
Fonte: Firenze University Press

In seguito alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale, la famiglia Fermi tornò a Chicago. Si susseguirono anni di relativa calma, fino a quando, nel 1954, a Enrico venne diagnosticato un tumore allo stomaco.

In quello stesso anno, Cyril Smith, metallurgista e marito della storica Alice Kimball Smith, propose a Laura Capon di scrivere un libro su Enrico Fermi. Dopo un’iniziale esitazione («Mio marito è l’uomo per cui cucino e stiro le camicie: come posso prenderlo così sul serio?»: che audacia!), Capon pubblicò Atomi in famiglia. La mia vita con Enrico Fermi, una miscellanea di curiosità e stranezze relative a esponenti celebri della fisica (da Niels Bohr a Klaus Fuchs), biografia e memorie personali – e inserito addirittura nella lista dei bestseller del New York Times.

Il testo anticipò di pochi mesi la morte del marito, ma, contestualmente, diede anche inizio all’impegno letterario di Laura Capon, che, tra il 1957 e il 1968, diede alle stampe altri cinque libri, trasformandola da quieta casalinga a viva e arguta autrice di libri di storia.

Nel 1955, infatti, le fu offerto di ricoprire il ruolo di storica ufficiale della “Commissione per l’energia atomica” degli Stati Uniti in occasione della prima “Conferenza internazionale per gli impieghi pacifici dell’energia atomica”, svoltasi a Ginevra e in seguito alla quale pubblicò, due anni dopo, il resoconto Atoms for the World – incentrato sui dialoghi tra russi e statunitensi e sui loro accordi tecnici.

Al 1961 risalgono, invece, il libro per ragazzi The Story of Atomic Energy (tradotto in italiano nel 1964), Galileo Galilei and the Scientific Revolution, scritto con Gilberto Bernardini e focalizzato sulla nascita e gli sviluppi della scienza moderna, e la biografia dedicata a Mussolini, redatta mediante la prospettiva della testimonianza diretta (e non della storica).

Fino al culmine della carriera letteraria di Laura Capon, giunto nel 1968 con il suo ultimo lavoro, Illustrious Immigrants. The Intellectual Migration from Europe 1930-41: resoconto erudito delle vicende e dei contributi di coloro che fuggirono al fascismo e al nazismo trovando rifugio negli Stati Uniti, condotto attraverso uno sguardo lucido e molteplici interviste.

L’interesse per l’ambiente, tuttavia, non venne sopito. E diede avvio a un’altra delle tante passioni di Laura Capon: l’attivismo comunitario. Nel 1959, infatti, Capon notò come fuliggine e sporcizia inondassero marciapiedi, bucati, case e davanzali della zona che circondava l’Università di Chicago. Colpa del carbone, utilizzato per riscaldare gli appartamenti per mezzo delle fornaci.

Preoccupata per i potenziali effetti nocivi del carbone fruito alla stregua di un combustibile, quindi, Laura Capon decise di fondare, insieme ad altre donne e amiche, il Cleaner Air Commettee di Hyde Park Kenwood. Per 13 anni, il comitato si riunì una volta al mese e testimoniò in udienze pubbliche le violazioni di fumo in corso, monitorando lo stato di salute del quartiere di Chicago.

Ma la lotta di Laura Capon non finì qui. Poco tempo dopo, infatti, indignata per la violenza e l’uso delle armi, creò il Civic Disarmament Committee, che, come si legge sul Primo Levi Center, fu il primo gruppo di controllo delle armi, ottenendo ottimi consensi e il supporto della polizia locale.

La propensione volitiva, coraggiosa e particolarmente curiosa di Laura Capon fu tristemente interrotta il 26 dicembre 1977, in seguito alle complicazioni di un’acuta malattia polmonare. Ai suoi funerali, il fisico Emilio Segrè – tra i membri storici del gruppo di via Panisperna e anch’esso Premio Nobel – la omaggiò ricordando come:

La sua forza, intelligenza e benevolenza sbocciarono nei suoi ultimi anni in modo straordinario. Era una di quelle rare persone che hanno continuato a crescere di statura per tutta la vita.

Il ricordo elegante di una donna che coltivò sempre la propria luce interiore, nonostante gli imprevisti della Storia e un marito “ingombrante”. Che poteva mettere in soggezione tutti, tranne lei: Laura Capon.

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