La realtà delle coppie miste in Italia, tra razzismo, pregiudizi e amore

Sono sempre più numerose, eppure se ne parla solo quando le cronache ne registrano il fallimento. Scopriamo la realtà delle coppie miste in Italia: statistiche e storie di chi combatte pregiudizio e razzismo ogni giorno.

Mogli e buoi dei paesi tuoi. Lo dice il proverbio, no? Alla buona vecchia saggezza popolare – che spesso, va detto assumeva caratteri nazionalisti e misogini – si contrappone però la realtà delle coppie miste, che rappresentano un fenomeno che, sebbene ancora poco considerato, è sempre più importante all’interno della nostra società. Conoscerlo è il primo passo per cancellare il pregiudizio che ancora lo accompagna.

Le coppie miste tra pregiudizi e razzismo

Negli Stati Uniti sono state illegali fino al 1967, in Sudafrica dell’apartheid addirittura fino al 1985.
Sono osservate, giudicate, talvolta involontariamente feticizzate, come se l’amore potesse essere un arma sufficiente per combattere il razzismo. Eppure, le coppie miste continuano a crescere – secondo uno studio di Pew Research negli USA sono duplicate dal 1980 al 2012 – nonostante la società spesso non sembri volerle accettare.

Sebbene secondo lo stesso studio solo l’11% della popolazione si sia dichiarato contrario a queste unioni, infatti, i risultato di una ricerca dell’Università di Washington raccontano un’altra storia. Dietro all’apparente “accettazione”, infatti, il pregiudizio contro le coppie miste persiste negli Stati Uniti, dicono i ricercatori, suscitando addirittura reazioni di “disgusto” a un livello inconscio in molti individui che pur si dichiarano aperti nei loro confronti.

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In fondo, la situazione non sembra essere migliore in Italia, in cui queste coppie escono dall’invisibilità a cui sembrano essere condannate normalmente solo quando fanno notizia. Brutte notizie, generalmente. Sono le storie che balzano agli onori della cronaca quando c’è da evidenziale l’ontologica incompatibilità, quando uno dei due partner torna al paese portando dietro i figli o nei casi drammatici di femminicidio, prontamente giustificati puntando il dito sulla nazionalità o la religione dell’omicida, che lo rendono barbaro e arretrato.

L’uomo straniero è sempre visto come una minaccia, come un’entità mostruosa da cui è necessario proteggere le “nostre” donne. Non è ammesso che possa essere un buon compagno, marito o padre: la sua natura è per definizione brutale e per le donne che scelgono di unirvisi non sembra esserci la possibilità di un “e vissero per sempre felici e contenti”.

Cosa altro aspettarsi, del resto, in un Paese che ha costruito la sua idea di nazione sull’ereditarietà del sangue – e su un nesso simbolico tra questo e il territorio – e in cui, ancora oggi, la cittadinanza si ottiene per discendenza ereditaria e sembra impossibili anche solo parlare di “ius soli”? Non solo, infatti, come ricorda lo storico Alberto Mario Banti, alla fine dell’800 l’idea della nazione come parentela di sangue diventa parte sia della cultura popolare che dell’elaborazione filosofica, ma

al cuore di questa concezione sta anche l’idea della necessità di assicurarne, intatta, la riproduzione. È da questo punto di vista che il ruolo delle donne nell’immaginario nazional-patriottico ottocentesco, diviene essenziale: esse hanno una funzione cruciale che è quella di garantire la pura discendenza comunitaria, tutelata da un ordinato sistema familiare e sociale, e dalla capacità che gli uomini della nazione hanno di difenderlo.

Non c’è da sorprendersi, quindi, se i matrimoni misti celebrati in Italia in cui lo sposo è italiano sono il triplo di quelli in cui lo è la sposa. E, anche in questo caso, spesso sono unioni accompagnate da stigma e pregiudizi: matrimoni di interesse da parte di straniere interessati ai soldi, mariti che “si comprano” la moglie all’estero, incompatibilità culturali impossibili da superare.

Situazioni che esisteranno, certamente, ma che non sono la realtà di tutte queste coppie che, sebbene quasi sconosciute a coloro che non ne hanno esperienza diretta, esistono e non solo funzionano, ma stanno anche cambiando profondamente il tessuto sociale.

Le coppie miste in Italia

Avere un dato preciso sul numero di coppie miste in Italia non è facile, ma per capire la portata del fenomeno è sufficiente dare un’occhiata alle statistiche dell’Istat relative a matrimoni e unioni civili. I dati del 2019 mostrano come, nonostante un forte calo del numero totale (-6%), i matrimoni e le unioni civili tra coppie miste sono in costante crescita:

Nel 2019 sono state celebrate 34.185 nozze con almeno uno sposo straniero, valore sempre in aumento negli ultimi 5 anni. Questa tipologia di matrimoni riguarda quasi due matrimoni su 10 (il 18,6% del totale dei matrimoni). I matrimoni misti (in cui uno sposo è italiano e l’altro straniero) ammontano a oltre 24 mila nel 2019 e rappresentano la parte più consistente (70,7%) dei matrimoni con almeno uno sposo straniero. Nelle coppie miste la tipologia più frequente è quella in cui lo sposo è italiano e la sposa è straniera (17.924, pari al 9,7% delle celebrazioni a livello nazionale nel 2019). Le donne italiane che hanno scelto un partner straniero sono 6.243, il 3,4% del totale delle spose.

Prevedibilmente, le zone in cui si celebrano più unioni tra cittadini italiani e stranieri sono quelle in cui è più stabile e radicato l’insediamento delle comunità straniere, cioè al Nord e al Centro: in queste aree, i matrimoni misti sono quasi 1 su 4, una proporzione che al sud scende addirittura al 10%. Tra le zone in cui sono più frequenti ci sono Bolzano (32,4%), la Toscana (28,1%), l’Umbria (26,8%) e la Lombardia (25,3%).

Oltre il 90% di queste coppie sceglie di sposarsi con il rito civile, che proprio grazie a questa tipologia di matrimoni e alle seconde nozze sta osservando una crescita sempre più importante in tutto il Paese.

Per quanto riguarda la nazionalità del coniuge non italiano, questa varia soprattutto a seconda del genere del partner italiano:

Nel 2019 i cittadini hanno sposato una cittadina straniera hanno nel 17,0% dei casi una moglie rumena, nel 14,0% un’ucraina, nel 6,5% una brasiliana e nel 6,3% una russa. Le donne italiane che hanno contratto matrimonio con un cittadino straniero, invece, hanno più spesso sposi con cittadinanza marocchina (15,2%) o albanese (9,7%).

È significativo notare la formulazione scelta dall’Istat: gli uomini sposano le donne e le donne gli uomini. Quello che manca in questo ritratto del Paese è il numero delle coppie miste dello stesso sesso che decidono di unirsi civilmente, un dato che non si trova nemmeno nella sezione del report dedicata proprio a un focus sulle unioni civili omosessuali.

Le coppie miste, oltretutto, non sono solo quelle composte da una persona italiana e una straniera, ma anche da due persone straniere di diversa nazionalità, ma anche questi dati si perdono tra quelli più generali dei matrimoni tra stranieri o tra due stranieri di cui almeno uno abbia la residenza in Italia.

Coppie miste: le difficoltà e gli ostacoli

Lo abbiamo già visto: il primo ostacolo che le coppie miste devono affrontare è fuori dal nucleo della relazione, in quello sguardo esterno che giudica questi rapporti attraverso una lente razzista che le vede destinate al fallimento e all’infelicità, anche quando la realtà è profondamente diversa. Lina, parlando del compagno Amir, iraniano e musulmano, ricorda:

Il mio compagno non è stato mai del tutto accettato dalla mia famiglia di origine, famiglia estremamente cattolica e legata a dogmi e valori anacronistici. Inoltre anche alcuni “amici” e conoscenti, proiettavano su di lui pregiudizi e “luoghi-comuni” legati a una visione limitata e stereotipata del mondo mediorientale. Pensavano (tuttora alcuni conoscenti lo pensano) erroneamente che si tratti di un uomo eccessivamente geloso, maschilista o autoritario. All’opposto, il mio attuale compagno mi ha sempre lasciata piuttosto libera. Nonostante la sua gelosia (mai eccessiva o patologica) non mi ha mai impedita di viaggiare e inseguire le mie aspirazioni: da quando sono fidanzata con lui, vivo le mie ambizioni ed aspirazioni con molta più libertà. Inoltre, sin dal nostro primo incontro, lui apprese della mia militanza femminista. Al contrario delle varie forme di meschinità e mediocrità maschile con cui mi scontrai nell’arco degli anni precedenti, lui ritenne utile e importante il mio attivismo. Vi dirò di più: m’incoraggiò maggiormente a continuare il mio impegno per una maggiore promozione delle libertà e della dignità femminile.

Se il pregiudizio è difficile da contrastare, però, altrettanto possono esserlo le differenze di cultura, lingua e tradizioni tra i due partner. Far funzionare un rapporto non è mai facile, ma lo è ancora di più quando le due persone hanno esperienze di vita molto diverse, orizzonti di aspettative opposti: la religione, la lingua, l’influenza delle famiglie d’origine, le scelte sull’educazione dei figli, la considerazione dei ruoli all’interno della coppia sono tutti elementi che possono trasformarsi in difficoltà e spaccature talvolta difficili da sanare per chi vive all’interno di un rapporto misto.

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Purtroppo, gli ostacoli da affrontare non finiscono con i partner, ma spesso coinvolgono anche i figli di queste coppie. Le seconde generazioni miste nate in Italia rappresentano una percentuale sempre più importante tra i nuovi nati: già nel 2013 erano quasi 30.000, come riporta il sito dell’Aifcom, l’Associazione Italiana Famiglie e Coppie Miste. Eppure, come rivela la testimonianza di Tiziana e Hassan, riportata tra le “storie” del sito, spesso questi bambini subiscono episodi di discriminazione perché non considerati veri italiani.

A volte si creano delle situazioni spiacevoli a scuola: quando iniziano un percorso scolastico nuovo, i professori hanno dei pregiudizi perché i miei figli hanno un cognome straniero. Mi arrabbio quando i professori danno per scontato che siano stranieri; mia figlia è italiana, puoi chiederle di parlare del luogo dove è nato il papà, ma “parlami del tuo Paese d’origine” non è una domanda da fare a una bambina di una coppia mista, ma neanche ai bambini stranieri nati qua, perché anche loro sono italiani, secondo me.

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Storie di coppie miste

Conoscere queste storie, ascoltare la voce di chi vive una relazione mista è il primo passo per superare il pregiudizio di chi le vuole o assolutamente sbagliate o totalmente prive di contrasti, perché si ritiene erroneamente che ammettere l’esistenza di qualsiasi difficoltà potrebbe in qualche modo depotenziare la lotta al razzismo e per l’integrazione.

Libri, social, web, blog, interviste, podcast: non è necessario – anche se sarebbe bello – uscire per strada e chiedere alle persone di raccontarvi la loro storia per avere uno spaccato su queste realtà. Potete trovare delle testimonianze, come quelle che abbiamo citato, sul sito dell’Aifcom o seguire blog e influencer che raccontano la loro storia in prima persona. Noi abbiamo scelto tre esempi, ma avete davvero l’imbarazzo della scelta.

Raissa e Momo: la forza dell’ironia

Momo e Raissa, i tiktoker che abbattono il razzismo con il sorriso

Lei italiana, lui arabo e musulmano. Secondo alcuni, la ricetta per il disastro. Per Raissa Russi e Mohamed Ismail Bayed (Momo), semplicemente un grande amore. Giovanissimi (lei è nata nel 1996 a Moncalieri lui nel 1993 a Casablanca), dal 2020 combattono i pregiudizi e gli stereotipi sul loro canale Tiktok dove, con un sorriso e ironia, difendono la loro relazione. Nel loro primo libro Di mondi diversi e anime affini, raccontano la loro relazione, mostrando come sia possibile trasformare

le difficoltà in un’occasione di crescita personale e la loro storia in un punto di riferimento per tanti ragazzi e ragazze come loro. Per aprire insieme il primo capitolo di una storia nuova.

Di mondi diversi e anime affini

Di mondi diversi e anime affini

Raissa e Momo, portavoce della rivoluzione gentile nata da TikTok, raccontano il loro amore e combattono con ironia i pregiudizi e gli stereotipi che le coppie miste in Italia sono ancora costrette a sopportare.
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Afroitaliansouls, la realtà delle coppie miste

Afroitaliansouls è il portale nato per dare voce agli afrodiscententi in Italia. Tra i contenuti proposti, hanno avuto grande successo i video – che potete trovare sul canale Youtube – dedicati alla realtà delle unioni miste, in cui diverse giovani coppie raccontano la loro storia, ricordando quali sono state le reazioni dei parenti, le situazioni imbarazzanti che hanno vissuto, senza tacere sulle differenze culturali e sugli ostacoli famigliari che le coppie miste in Italia subiscono ancora ogni giorno.

Sulla razza: riflettere sulla questione razziale in Italia

“Sulla razza” è un podcast che nasce per tradurre in italiano concetti ed espressione della lingua e della cultura angloamericana che spesso vengono applicati all’Italia senza tenere conto delle peculiarità del nostro paese. Una puntata è stata interamente dedicata alle coppie miste e alla riflessione su come queste siano cambiate nel tempo e capire insieme a una ricercatrice e “svariate metà di coppie miste” qual è la situazione attuale.

Una delle autrici – che conduce assieme a Nathasha Fernando e Maria Catena Mancuso – è Nadeesha Uyangoda, scrittrice freelance che ha da poco pubblicato L’unica persona nera nella stanza, in cui riflette sulla sua esperienza di italiana di nuova generazione affrontando anche il tema delle coppie miste, di cui anche lei fa parte.

L'unica persona nera nella stanza

L'unica persona nera nella stanza

Cosa vuol dire essere l'unica persona nera nella stanza? Nadeesha Uyangoda, nata in Sri Lanka ma in Italia dall'età di 6 anni, attraverso il racconto della sua esperienza diretta dà voce agli italiani di seconda generazione, e alle loro difficoltà.
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