Chiara Lubich, la donna che ha cambiato il ruolo femminile nella Chiesa

Chiara Lubich nei suoi 88 anni di vita è stata molte cose: scrittrice, insegnante, fondatrice di un movimento religioso e di una città, mistica, santa e eretica. Tutto su una delle donne più rivoluzionarie della storia della Chiesa a cui la Rai ha dedicato una fiction.

Chiara Lubich è una delle più note figure religiose della contemporaneità. Mistica acclamatissima, ma anche criticata e guardata con sospetto per i suoi ideali ritenuti troppo avanguardisti, nota per il suo contributo rivoluzionario alla storia del cattolicesimo e per il suo impegno civile nel dialogo interculturale e interreligioso. Sin da giovanissima decide di consacrare la sua vita alla fede senza, però, prendere mai i voti, riuscendo a rompere ogni stereotipo sulle figure femminili nella fede.

Chiara Lubich: l’infanzia e la fede

Chiara Lubich (all’anagrafe Silvia) nasce a Trento il 22 gennaio 1920, figlia di una fervente cattolica e di un socialista, convintamente antifascista. Questo connubio segna profondamente l’infanzia e la personalità di Chiara, che troverà nella madre un’ispirazione religiosa, nel padre un modello per la sua sensibilità sociale. La militanza politica del padre, perseguitato perché aveva rifiutato di tesserarsi al partito fascista, conduce la famiglia Lubich sul lastrico e la giovane Chiara inizia a dare lezioni private per contribuire alle finanze familiari. La sete di sapere la avvicina alla filosofia, che sogna di studiare all’università. Le ristrettezze economiche e lo scoppio della guerra, però, non le permettono di completare gli studi.

Nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, convinta che l’amore per Dio salverà il mondo, entra nel Terz’Ordine francescano, decidendo di cambiare il suo nome in onore alla santa d’Assisi. Qui tiene le prime conferenze e trova le sue prime seguaci e il 7 dicembre 1943, nella cappella dei Frati Minori Cappuccini, decide di consacrarsi a Dio. Pur non prendendo i voti, fa voto segreto di castità lasciando, in maniera simbolica, tre garofani rossi sull’altare.

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La fondazione del Movimento dei Focolari

Nella miseria e nella distruzione dei bombardamenti nemici, Chiara Lubich decide di dedicarsi ai più poveri di Trento e, in poco tempo, divengono in molte a seguirla; nasce così il primo focolaio. La fede e l’impegno sociale di Chiara si coniugano alla perfezione nel nascente movimento e ben presto i suoi ideali vengono accolti anche da uomini e da persone sposate. A imprimere questo profondo cambiamento nella struttura dei Focolari è l’incontro con il giornalista e politico Igino Giordani, che verrà riconosciuto dalla stessa Chiara Lubich come cofondatore del movimento.

La spiritualità di cui parla Chiara, infatti, è universale. Il Movimento dei Focolari, sin dal suo primo nucleo si propone di gettare un ponte tra popoli, culture e religioni; anticipando, di fatto, di circa un ventennio le posizioni del Concilio Vaticano II.

Il rischio di scomunica e la diffusione mondiale

Le idee innovative proposte dal Movimento e il fatto che fosse composto da individui di ambo i sessi indispettiscono non poco le istituzioni religiose. La risonanza dovuta alla crescente diffusione del movimento attira le critiche della Chiesa. Tra il 1951 e il 1964 il Sant’Uffizio mette alla prova Chiara, le sue idee e i Focolari. Interrogatori e verifiche costanti per scongiurare le accuse di fanatismo, comunismo e protestantesimo.

Il messaggio di Chiara per le istituzioni religiose è dubbio, incomprensibile; parla di Dio come Amore in maniera inusuale e di concetti ancora troppo precoci come l’unione dei popoli e il dialogo ecumenico. La Chiesa osserva con prudenza ogni aspetto della vita privata e pubblica di Chiara, evitando sempre di avallare quella che avrebbe potuto essere un’eresia.

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Nel 1964 il Movimento dei Focolari ottiene l’approvazione pontificia e rapidamente la diffusione di queste ideologie così innovative oltrepassa i confini italiani. Ora che gruppi di focolarini (così sono chiamati i seguaci del movimento) sono presenti in tutto il mondo, Chiara può dedicarsi all’estensione del suo progetto.

Negli anni il Movimento si interessa a progetti relativi a medicina, arte, politica, economia; si preoccupa di povertà, della condizione dei giovani, di conflitti nei paesi dell’Est e della condizione dei paesi africani. Il progetto di Chiara Lubich è ambizioso: non solo vuole cambiare la Chiesa, vuole cambiare il mondo.

Per dimostrare al mondo la validità del suo progetto di convivenza pacifica, Chiara Lubich nel 1964 fonda anche la cittadella di Loppiano, nel comune di Figline e Incisa Valdarno. Qui convivono persone di diversa provenienza geografica che mettono in pratica i precetti del Movimento.

La “notte di Dio” e gli ultimi anni

Verso la fine della sua vita Chiara Lubich sperimenta una forte crisi mistica. Dopo quasi ottanta anni di assoluta devozione si dichiara atea e per un periodo di quattro anni sente come se Dio fosse tramontato per sempre. Recupererà la fede proprio prima di morire. Nel febbraio del 2008 viene ricoverata al Policlinico Gemelli, a causa di un’insufficienza respiratoria. Durante il ricovero riceve la visita del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I e una lettera del papa Benedetto XVI. Dimessa il 13 marzo 2008, muore il giorno dopo nella sua casa di Rocca di Papa, dove si era trasferita da tempo. I funerali vengono celebrati nella Basilica di San Paolo fuori le mura alla presenza di circa 40 mila persone di ogni provenienza e religione.

Il 27 gennaio 2015 viene aperta la causa di beatificazione e canonizzazione, ancora oggi in corso.

Articolo originale pubblicato il 21 Aprile 2021

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