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Caterina, la Santa un po’ “strega” un po’ “strana” che diceva ai papi cosa fare

La storia di Santa Caterina da Siena, patrona d'Italia e mistica italiana: sfuggita a un matrimonio di convenienza, alla malattia e alle maldicenze, dedicò la sua vita ai poveri
Questo contenuto fa parte della rubrica “Storie di Donne”

Tutte le storie dei santi sono incredibili favole pop, ma quella di Santa Caterina da Siena lo è ancor di più. Raccontare la sua vita, senza alcuna tentazione apologetica, significa ripercorrere un pezzo di storia del nostro Paese, tra luci e ombre.

Lo hanno fatto anche Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, scegliendola come Morgana e annoverandola tra le donne pericolose e spericolate che hanno messo in atto piccole e grandi rivoluzioni, senza pretendere un riconoscimento universale.

Usanza e consuetudine è dell’amore che sempre rende amore per amore, ed è trasformata la cosa che ama ne l’amato.

La storia di Santa Caterina da Siena è quella di un amore folle e disperato, di una vocazione più forte di tutto il resto. Il Centro Studi Cateriniani ha raccolto tutti i suoi scritti: rileggendo le lettere, in particolare, è impossibile non scorgere il rumore assordante di una passione totalizzante che la spinse a soli sette anni a fare un voto segreto di castità.

Nata a Siena il 25 marzo 1347, Caterina era la penultima dei 25 figli di Iacopo di Benincasa, tintore e commerciante in stoffe, e di sua moglie Lapa de’ Piagenti. Per la Toscana era un momento florido, ma le turbolenze politiche scuotevano tutta l’Europa, minacciando la religiosità.

Intanto, la piccola di casa Benincasa pregava, pregava e pregava, rinunciando ai giochi delle sue coetanee e abbandonandosi a visioni mistiche. Sembrava strana, rispetto alle altre bambine, ma la sua famiglia pensava che il matrimonio avrebbe risolto tutto. Intorno ai dodici anni d’età, il suo desiderio di votarsi a Dio dovette scontrarsi con la volontà dei suoi genitori di trovarle marito.

Non avendo a disposizione una dote, che le avrebbe consentito l’ingresso in convento, inizialmente la giovane sembrò arrendersi ai progetti nuziali. Tuttavia, scorgendo il genuino fervore cristiano nella figlia, suo padre decise di cedere alle sue richieste. Così Caterina chiese di unirsi alle Domenicane Mantellate, che però la rifiutarono perché troppo giovane e bella.

Si rivolse dunque alle Sorelle della Penitenza di san Domenico, ma loro accettavano solo donne adulte e vedove. Affranta, la ragazza si ammalò gravemente e la febbre altissima ebbe conseguenze gravi sulla sua salute, sfigurandola in volto e facendola apparire più vecchia dei suoi sedici anni. Debole e sfregiata dalla malattia, Caterina implorò la madre di andare dalle Domenicane e chiedere loro di accettarla, altrimenti sarebbe morta.

Durante quei giorni, ebbe una visione profetica in cui si univa in matrimonio con Gesù, vestito con un manto rosso e con tre corone sul capo, che scambiava simbolicamente il cuore con il suo. Mosse da pietà, le suore l’accolsero a braccia aperte e, dopo essersi ripresa, poté finalmente vestire la tonaca.

Diventata una Mantellata, Caterina iniziò a dedicarsi ai poveri e ai malati che nessuno voleva curare. Da giovinetta semplice e analfabeta, si trasformò in una donna caritatevole e saggia, che diceva di parlare direttamente con il figlio di Dio. C’è chi dice che arrivò persino a bere il pus di una consorella che si era ammalata dopo averla ingiustamente calunniata: ma questi sono gli aneddoti dei santi, così estremi e coloriti.

La leggenda narra che l’erudizione sia poi scesa su di lei mentre si trovava in una piccola località del senese chiamata Rocca d’Orcia, che la ospitò nel 1377. Circondata da “mascalzoni” e isolata su una torre percossa dai venti, in una delle sue tante estasi Caterina imparò improvvisamente a scrivere, e non si fermò più. Iniziò a scrivere personalmente le sue lettere, che fino a quel momento si era limitata a dettare.

Nelle 383 missive e nel suo libro, il Dialogo della Divina Provvidenza, Santa Caterina da Siena si occupò di svariati temi, che riguardavano anche la politica e la morale, oltre che la religione. Scriveva a tutti, persino a papi, alte cariche ecclesiastiche, regine e nobili, e per questo qualcuno provò a fermarla, considerandola solo una strega. A quei tempi, e per molti secoli ancora, si riteneva sconveniente che una donna parlasse di certe cose e si mettesse in mezzo.

Preoccupata per la decadenza morale del clero, iniziò una corrispondenza persino con papa Gregorio XI, che le chiese di pregare per lui e per la Chiesa in un momento così delicato. Caterina fece di più: si adoperò per trovare una tregua tra Gregorio e i fiorentini, esponendosi in prima persona.

Nel 1378, con un nuovo papa e un antipapa eletto per protesta, Santa Caterina da Siena si trovò di nuovo in viaggio per salvare la credibilità della Chiesa. Arrivata a Roma, iniziò un’intensa attività di diplomazia e di preghiera per la situazione politica e religiosa.

Santa Caterina da Siena morì consumata da troppa vita il 29 aprile 1380, dopo aver ricevuto le visite di numerose personalità che si affidavano a lei per avere un consiglio spirituale. Il suo corpo venne poi smembrato e ridotto in pezzi, perché le chiese di tutta Europa volevano una preziosa reliquia della santa.

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