Mettevi comodə, perché oggi intraprenderemo un bellissimo viaggio alla scoperta di un mondo. Io sarò la vostra guida, ma una di quelle che ci abita nel posto che sta per mostrarvi e che quindi può portarvi in luoghi meno commerciali, ma meravigliosi. Allacciate le cinture e partiamo alla scoperta del mondo DRAG, anzi DRAG+.

Qui su questi schermi avete potuto già leggere questo articolo, che dall’origine del nome, al rito di preparazione , gettava le basi della conoscenza di questa forma d’arte, quello che vorrei raccontarvi io però è tutto quello che non viene detto sul drag.

Drag queen: né trans, né crossdresser. Un fenomeno culturale (e non da baraccone)

Faccio drag da quasi 10 anni ed il mio personaggio è cambiato e si è evoluto con me, ma non è stata l’unica cosa a cambiare, sono cambiate le rappresentazioni drag, ma anche il modo di fare drag, sono qui per smantellare delle credenze popolari e farvi conoscere meglio tutto questo.

Il 16 luglio si celebra l’International Drag Day, una giornata fondata nel 2009 per promuovere tutti i tipi di artist* Drag, ma come spiego in un mio video su instagram, mi piacerebbe innanzitutto che insieme iniziassimo a parlare di DRAG+, questo perché il linguaggio è importantissimo, ci definisce e se pensiamo che il mondo drag sia composto solo da dragqueen e dragking, con determinate caratteristiche specifiche, allora stiamo pensando in maniera binaria e stiamo escludendo moltissime persone.

Partiamo dal principio quindi: il drag è aperto a tuttə.

Non importa il genere, l’orientamento sessuale o romantico, non importa l’età o il fisico, non importa nulla di tutto questo perché, come detto prima, fare drag è una forma d’arte e proprio come non si può decidere chi dipinge, chi scolpisce, chi suona o chi canta, allo stesso modo non si decide chi può fare drag.

Altra cosa importante da specificare è che non ci sono regole nel fare drag, nell’articolo sopra citato si parla di una tipologia di drag, di un modo di fare drag, ma i modi sono infiniti proprio come le tipologie.

Fare drag non significa impersonare in maniera esagerata ed esasperata il genere opposto al nostro, significa creare un personaggio che rispecchi le nostre passioni e i nostri desideri, una tela bianca che ci permette di esprimerci non solo attraversando il genere, ma attraversando la nostra immaginazione.

Il mio personaggio può essere ispirato a qualsiasi cosa e può essere colorato e sgargiante come estremamente creepy e disturbante, pensiamo alle persone che hanno partecipato a Dragula, ad esempio, la versione horror nel ben più conosciuto Rupaul’d drag race , le sfide vanno ben oltre il lipsync e i loro personaggi hanno un estetica ben diversa da quella patinata delle loro colleghe.

Pensiamo anche a casi di rara bellezza e genio come Hungry, un artista berlinese ora famoso in tutto il mondo per aver creato una sua estetica riconoscibilissima che lo ha scolpito nell’immaginario drag, grazie ai suoi makeup visionari che lo rendono simile a un insetto.

È dunque limitante definirci solo come grandi evidenziatori accessoriati, così facendo si escluderebbero tutte quelle persone che non hanno un drag colorato o pieno di paillette e si delegittimerebbe la loro espressione artistica, senza contare che non si terrebbe conto della principale caratteristica del drag: l’inclusività.
Per questo voglio parlare di DRAG+, perché dobbiamo iniziare a pensare a quest’arte come qualcosa che prescinde dal genere e che ha bisogno di una terminologia più inclusiva che rappresenti anche chi ad esempio si sente strettə in termini come “queen” o “king”.

Siamo nel 2021 e chi fa drag finalmente non è più vistə come un fenomeno da baraccone che deve far ridere a tutti i costi, possiamo essere comedy, possiamo essere modellə per riviste di moda, possiamo essere cantanti e abili performer, possiamo riempire teatri con spettacoli suggestivi e possiamo girare il mondo come delle rockstar con veri e propri tour.

È giunto il momento non solo di riconoscere questa forma d’arte, non solo di riconoscere le persone dietro questa forma d’arte, ma di riconoscere il lavoro che c’è dietro tutto questo.
Senza ombra di dubbio il mondo DRAG+ negli ultimi anni ha avuto molta più visibilità e questo ha permesso a molte più persone di appassionarcisi, ma non solo, il fatto che ora si abbia la possibilità di vedere così tanti modi diversi di fare drag, ha fatto sì che si potessero sentire rappresentate più persone, incoraggiandole a sperimentare il proprio drag.

Quello che ci si dimentica spesso di dire è quanto tutto questo possa essere terapeutico, si pensa sia solo divertimento, ma è un percorso, sicuramente divertente, ma che ti permette di capire cosa ti piace, cosa vuoi far vedere di te alle persone, di spingerti oltre i limiti della tua comfort zone sperimentando con look e performance, scoprendo sempre di più te stessə ed il proprio modo di fare drag.

Se è un mondo che vi piace e che vi interessa, vi invito ad esplorarlo, non fermandovi alla superficie e magari , perché no, sperimentando il vostro modo di fare drag.

Articolo originale pubblicato il 8 Aprile 2021

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