Maria Lisa Cinciari Rodano spiega, bene, perché alcune donne rifiutano il femminismo

Prima donna vicepresidente alla Camera dei deputati, Maria Lisa Cinciari Rodano ha compiuto cento anni: ecco la sua storia di impegno e passione a fianco delle donne.

Il 21 gennaio 2021 ha compiuto 100 anni Maria Lisa Cinciari Rodano, una delle donne più importanti nella storia italiana del Novecento. Grande è stato il suo impegno durante la Resistenza e in politica, all’interno del Partito Comunista di cui fece parte dal 1946 al 1989, ma la sua lotta più impegnativa è stata quella per la conquista dei diritti femminili.

In un’intervista di qualche tempo fa per L’Unità, ricordata dal sito Enciclopedia delle donne, Maria Lisa Cinciari Rodano ha risposto a una domanda fondamentale. Perché oggi alcune donne italiane rifiutano l’eredità del femminismo?

Primo, perché si sentono libere da un lato, e dall’altro, non sanno che la parità acquisita non è “naturale” ma ha richiesto battaglie durate decenni; secondo, perché condividono “paritariamente” coi coetanei maschi il grande dramma di questi anni, la precarietà; terzo, perché vivono, come tutti noi, in un’epoca segnata da un feroce individualismo.

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Maria Lisa Cinciari Rodano: tutta una vita per le donne

Nata a Roma il 21 gennaio del 1921 da una famiglia agiata, con l’avvento della dittatura fascista decide subito da che parte stare. Tra i bersagli della folle ondata nazionalista che travolge l’Italia e l’Europa c’è anche sua madre, di origine ebrea, costretta a rifugiarsi in un convento dopo le Leggi Razziali del 1938.

Già fervente attivista ai tempi del Liceo classico Visconti, durante gli studi alla facoltà di lettere dell’Università di Roma Maria Lisa Cinciari Rodano viene arrestata per aver partecipato alle proteste contro il regime. Dopo un periodo di detenzione nel carcere delle Mantellate, diventa protagonista della Resistenza nella capitale, entrando a far parte del Movimento dei Cattolici Comunisti e dei Gruppi di difesa della donna.

Si occupa di aiutare i partigiani, raccogliere cibo e indumenti, assistere le famiglie che hanno perso i loro cari e soprattutto di organizzare la partecipazione femminile attraverso scioperi, manifestazioni e nella pubblicazione di articoli sulla stampa clandestina.

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Liberata Roma, nel 1944 si sposa con il filosofo cattolico Franco Rodano, consigliere del Partito Comunista Italiano, di cui anche lei diventa esponente politica. Tra le prime donne a votare nel 1946 per scegliere tra monarchia e repubblica, nello stesso anno diventa consigliere comunale della Capitale.

Deputata alla Camera dal 1948 al 1968, poi al Senato fino al 1972 e al Parlamento Europeo dal 1979 al 1989, continua a occuparsi di temi legati alla parità di genere. Madre di cinque figli e oggi vedova, nel 2015 è stata nominata Cavaliere di Gran Croce dal Presidente della Repubblica Mattarella.

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La nascita dell’UDI

Nella sua autobiografia Memorie di una che c’era, edita per i tipi de Il Saggiatore, ha ripercorso la nascita dell’UDI, l’Unione Donne Italiane, di cui è stata una delle fondatrici nel 1944, dopo la liberazione di Roma. Per la prima volta nel nostro Paese, finalmente era possibile una vera partecipazione femminile alla vita pubblica, forte anche di un grande impegno durante tutta la Resistenza.

Senza la tragica esperienza di anni di guerra non sarebbero divenute protagoniste della politica, per la prima volta nella storia italiana, tantissime donne semplici e illetterate delle regioni del Mezzogiorno che, negli anni del conflitto, mentre figli e mariti erano su fronti lontani, avevano dovuto provvedere da sole alla famiglia, fuggire dalle città bombardate, abbandonare le loro case distrutte, adattarsi a vivere da sfollate e sinistrate. E, soprattutto, senza la partecipazione di migliaia di donne alla Resistenza non si sarebbe sviluppata un’associazione radicata e interclassista.

Memorie di una che c'era. Una storia dell'Udi

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La vera rivoluzione è stata proprio il coinvolgimento di ogni donna, senza alcuna deriva classista.

Alla lotta di Liberazione, infatti, hanno preso parte non solo le operaie e le braccianti, eroine delle lotte sindacali del primo Novecento, o le intellettuali e professioniste, pioniere delle battaglie per il suffragio del periodo prefascista, ma anche contadine, mezzadre, casalinghe, studentesse; si è operata così una saldatura tra donne di ceti sociali diversi, di differente livello culturale e orientamento ideale che, in quella esperienza, hanno acquisito consapevolezza della propria forza e del proprio ruolo.

Articolo originale pubblicato il 28 Gennaio 2021

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