Ukiyo, l'arte giapponese di vivere "fluttuando nel mondo" con leggerezza

Vivere con leggerezza imparando a godere di ogni attimo, senza passato ne futuro. Scopriamo cos'è l'Ukiyo, la particolare tecnica artistica (e di vita) giapponese che insegna a fluttuare nel mondo, vivendo con serenità e tranquillità.

Una delle caratteristiche principali e affascinanti dell’arte, in ogni sua forma, è la capacità di esprimere e dare forma ai lati più nascosti e intimi dell’essere umano e di tutto ciò che lo circonda. Catalizzando e fermando l’attenzione di chi osserva in un preciso stato d’animo. Ne è un esempio l’Ukiyo.

L’Ukiyo è un’antica tecnica pittorica orientale, ma anche un modo di vivere, vedere, rappresentare e sentire il mondo circostante. Un mondo in bilico tra il sogno e il reale, tra l’effimero e ciò che sembra perenne, tra l’inafferrabile e il tangibile.

Un vero e proprio stile di vita e un modo di approcciarsi a se stessi e altri con una maggior predisposizione d’animo, ricercando uno stato di benessere, felicità e tranquillità totale e duratura.

Ma vediamo meglio da dove nasce questa forma artistica e in che modo si è sviluppata nel tempo, diventando una anche una “forma di vita”.

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Le origini dell’Ukiyo

Come detto, l’Ukiyo, è una corrente artistica e nello specifico una tecnica di stampa (Ukiyo-e) nata in Giappone, in particolare a Tokio, durante il periodo Edo (antico nome della città di Tokio), nella seconda metà del XVII secolo.

Il termine nasce dall’unione di due parole giapponesi: uku e yo, che significano rispettivamente fluttuante e mondo. “Immagini del mondo fluttuante”, quindi, e che in origine venivano rappresentate attraverso una particolare stampa artistica su carta con matrici di legno.

La tecnica divenne famosa grazie allo sviluppo di una nuova classe borghese di commercianti e artigiani benestanti e alla richiesta nascente di una nuova tipologia di arte, più vicina alla realtà e meno alla tradizione.

Una realtà che amava immergere le sofferenze e le preoccupazioni nei piaceri del mondo, dimenticando gli insegnamenti buddisti che la definivano, appunto, come una sorta di mondo fluttuante.

Per il primo secolo di produzione, quindi, i soggetti maggiormente rappresentati furono donne eleganti, mercati, banchetti, fino anche a scene erotiche, riflettendo la vita di un’epoca in cui era facile lasciarsi prendere dai piaceri. Vivendo, in quel “mondo fluttuante”, fatto di beni e bisogni effimeri ai quali (secondo la tradizione buddista) non ci si doveva attaccare.

Se inizialmente, quindi, le Ukiyo-e iniziarono a essere prodotte per illustrare storie e libri, rappresentando scene di vita quotidiana, grazie al successo ottenuto, divennero ben presto delle produzioni indipendenti (come cartoline o poster).

L’arte come sintesi e chiarezza

Nonostante questo l’approccio alla vita del tempo, però, il governo in carica si dimostrò sempre intollerante a ogni forma di esagerazione. Compresa quella nell’utilizzo del colore nelle immagini, tanto da limitarne l’uso a solo otto cromie.

Un’imposizione molto restrittiva se si parla di pittura e stampa ma che anziché impoverire l’arte, la esaltò, anche grazie al genio di artisti come i maestri Hokusai e Hiroshige. Questi, riportando in vita i valori della tradizione buddista, iniziarono a trarre l’essenza da ciò che veniva rappresentato, esaltando la natura rispetto all’uomo, in modo diretto ma sempre piacevole e sofisticato.

Il racconto per immagini di un momento specifico, un modo di vivere l’istante, assaporandone ogni sfaccettatura, senza tempo passato o futuro ma solo come rappresentazione del presente. Azioni semplici dal lavare un cavallo, al pescare in un fiume, dall’atto di recitare sotto la pioggia alla visione di un’onda impetuosa che si avvicina alla riva.

L’Ukiyo come tecnica pittorica

Immagini che inizialmente erano monocromatiche. Con questa particolare tecnica di stampa xilografica, infatti, l’artista realizzava un primo disegno su carta utilizzando unicamente l’inchiostro. Il disegno, poi, veniva sovrapposto a faccia in giù su un blocco di legno, sul quale venivano incise solo le parti bianche della carta, distruggendo il disegno originale.

Una volta fatto, il blocco di legno veniva inchiostrato e stampato, come una sorta di rudimentale fotocopiatrice.

Le stampe ottenute dall’originale, poi, venivano posizionate e incollate a faccia in già su altri blocchi di legno, lasciando in rilievo le zone da colorare. Un procedimento piuttosto complesso che richiedeva il lavoro di diverse figure, disegnatori, intagliatori, stampatori, ecc.

La stampa ultimata, quindi, arrivava dall’unione di questi blocchi colorati in modo diverso e che, ripetutamente sovrapposti, producevano il disegno finale.

I temi che maggiormente venivano interpretati e che ancora oggi sono riconducibili al filone artistico dell’Ukiyo sono:

  • il teatro;
  • la tradizione, in cui i protagonisti sono personaggi leggendari, poeti, spiriti e mostri dei fiumi o delle montagne, ecc.;
  • il paesaggio, come descrizione di ambienti naturali ma anche dei percorsi tipici dei giapponesi;
  • la città, la vita quotidiana, le azioni e le attività della gente comune, come artigiani, venditori ambulanti, mercanti;
  • la natura, intesa come ciò che la abita. Rocce, fiori, animali. Ogni cosa è viva e possiede un’anima ed è proprio questa che viene rappresentata dagli artisti;
  • la bellezza femminile, da sempre soggetto cardine dell’arte, testimoniata nel suo cambiamento nel corso dei secoli.

Nel tempo questa particolare tecnica si diffuse sempre di più tra gli artisti giapponesi, tanto da divenire la forma artistica nipponica più studiata e famosa al mondo.

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Gli artisti

Ancora oggi, infatti, quando si parla di arte giapponese, viene subito alla mente il nome di un dei più grandi maestri dell’Ukiyo-e, Katsuhika Hokusai (nome d’arte di Katsushika Sori). Creatore di schizzi, componimenti poetici, stampe shunga (immagini per adulti) e opere d’arte come la serie “Trentasei vedute del monte Fuji” di cui la più celebre è “La grande onda di Kanagawa”.

Qui, oltre alla grande onda, è rappresentato il Monte Fuji (protagonista dell’opera) e alcuni marinai in balia del mare. Racchiudendo in sé un profondo senso di sublime e la consapevolezza di quanto l’uomo sia piccolo in confronto alla natura.

Ma non è di certo l’unico rappresentante dell’Ukiyo. Tra gli altri anche Kitagawa Utamaro, conosciuto per le sue illustrazioni femminili che hanno influenzato notevolmente a livello mondiale l’immagine della bellezza giapponese e che ebbero un forte impatto sulla produzione artistica degli impressionisti europei del XIX secolo.

Esattamente come un altro artista giapponese esponente dell’Ukiyo, Utagawa Hiroshige, la cui arte colpì il pittore Vincent Van Gogh talmente tanto da arrivare a replicarla in alcune sue opere, in una nuova e personale versione.

Un linguaggio artistico definito e riconoscibile che si fonda sul vivere e trasferire l’attimo come un istante unico e irripetibile.

Un modo per catturare il momento presente, il qui e ora, imparando a viverlo, nell’arte ma anche nella vita reale, assaporandolo in ogni sua sfaccettatura. Con leggerezza, senza passato o futuro, e soprattutto libero dallo stress e dai pensieri del quotidiano.

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L’Ukiyo come approccio alla vita

L’Ukiyo sublima la capacità di godersi il momento insito in ogni cosa, un modo di approcciarsi alla vita nuovo, diverso e capace di staccarsi dalla frenesia di ogni giorno per scoprire la bellezza che è in ogni cosa, cancellando per un attimo tutti gli altri pensieri.

Una filosofia di vita che spinge a osservare e godersi pienamente il piccolo, ogni dettaglio racchiuso in tutti quegli attimi di vita che, spesso, vengono assorbiti dal caos della quotidianità, perdendosi.

Un mondo fluttuante, appunto, fatto da tutto ciò che c’è di effimero (ma in chiave positiva), bello e vivo, in noi e intorno a noi. In un quadro, in una poesia ma anche nella vita concreta e reale di ognuno. Ed è proprio questo che indica il termine Ukiyo, la capacità di vivere e godersi le emozioni del momento presente.

Come scriveva nel 1662 lo scrittore giapponese Asai Ryoi nel suo libro Racconti del mondo fluttuante: Vivere momento per momento, volgersi interamente alla luna, alla neve, ai fiori di ciliegio e alle foglie rosse degli aceri, cantare canzoni, bere sakè, consolarsi dimenticando la realtà, non preoccuparsi della miseria che ci sta di fronte, non farsi scoraggiare, essere come una zucca vuota che galleggia sulla corrente dell’acqua: questo io chiamo Ukiyo.

 

Quello che ne deriva è una sensazione di pace, tranquillità, un benessere generalizzato che si diffonde dentro di sé, come uno stato d’animo, e in ciò che si fa, nel modo di agire e percepire.

Vivere in un mondo fluttuante, infatti, presume di staccarsi dai turbamenti, dalle sofferenze e dallo stress del quotidiano, o meglio, di lasciarli passare senza esserne travolti, creandosi uno stato di serenità di base sia interiore che esteriore.

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I benefici dell’Ukiyo

L’Ukiyo è un vero e proprio stile di vita che non si applica solo alla propria predisposizione interiore ma che avvolge e coinvolge anche il modo e l’ambiente in cui si vive.

Dai colori usati per l’arredamento (possibilmente chiari o che richiamano la natura), alla scelta di forme confortevoli. Dal dedicare momenti a se stessi, al prendersi cura degli altri, per arrivare a uno stato di armonia, serenità e tranquillità totale.

Lo stesso concetto di accoglienza e intimità che si può ritrovare in altre due filosofie di vita, l’Hygge tipico del popolo danese o il Lagom, originario della Svezia, entrambe (anche se in modo diverso) incentrate sul raggiungimento della felicità personale e di chi si ha intorno.

Applicare l’Ukiyo al proprio modo di essere e di vivere, infatti, implica il raggiungimento di uno stato mentale di pace e di piacere. Esattamente la stessa sensazione che si avrebbe nel guardare una bella opera d’arte, ma che si trasmette in ogni aspetto della propria vita.

In questo modo, si impara a godere di ogni singolo istante, attimo per attimo, dedicandosi momenti di relax. Come una sorta di ricarica naturale che influisce sulla propria salute sia fisica che mentale, troppo spesso minata dalla frenesia della vita moderna.

Lo stress, l’ansia, la mancanza di tempo e di cura verso se stessi, le cattive abitudini, ecc., sono tutti aspetti che contribuiscono a danneggiare il proprio benessere e la salute di corpo e mente.

Praticare l’Ukiyo, quindi, può essere un aiuto concreto a focalizzarsi sul presente, sulle sensazioni e le emozioni che si provano e di cui è importante prendersi cura.

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Consigli per praticare l’Ukiyo

Vivere seguendo questa filosofia significa coltivare un insieme di aspetti sia interiori che esteriori. Un modo di vivere a 360°, dall’arredamento, alla cura di se stessi. Il tutto volto alla ricerca della tranquillità e della bellezza, riempiendo di energia positiva la propria vita.

Per farlo, è possibile seguire qualche piccolo accorgimento in grado di aiutare a immergersi in questo nuovo mood di vita. Per esempio, partendo proprio da ciò che si conosce, come la propria casa, il luogo per eccellenza in cui ci si rifugia e in cui ci si dovrebbe sentire accolti e in pace.

Optare per dei colori neutri, chiari, che richiamano la natura (come la sabbia, il grigio, il tortora, il bianco, ecc.) è sicuramente un buon modo per circondarsi di tranquillità e creare un’atmosfera di benessere.

Così come la presenza di piante, meglio se vere, che aiuta a indurre calma e armonia. Ma non solo: anche la forma degli oggetti, le immagini (magari proprio in stile Ukyio), la loro disposizione, può influire sul modo in cui si vivono e percepiscono gli spazi. Tutti elementi che, insieme, donano un’atmosfera e uno stato d’animo di quiete e positività.

Ma non solo. Dedicarsi dei momenti per sé o anche solo prendersi il tempo necessario per fare le cose, senza fretta, senza pensare già a quello che si dovrà fare dopo, con leggerezza e focalizzandosi unicamente sul presente come unico attimo da vivere a pieno. Dal cucinare, al prepararsi un bagno rilassante, dal godersi il tragitto per andare a lavorare, all’assaporare il cibo che si mangia.

Vivendo ogni singola emozione come unica e irripetibile. Così come lo è ogni singolo attimo della vita stessa. Un fermo immagine in grado suscitare emozioni e sentimenti e che, proprio come per un’opera d’arte, è capace di far stare bene chi lo osserva e lo vive, giorno per giorno.

Articolo originale pubblicato il 29 Dicembre 2020

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