Gender mainstreaming, perché la parità non è solo una questione femminile

Solo una società che tenga conto delle sue diversità e le tuteli in ogni suo ambito può portare a una realtà inclusiva e virtuosa che ponga fine ad ogni tipo di discriminazione, a partire da quella di genere. È l'obiettivo e la missione del gender mainstreaming.

Il gender mainstreaming è un approccio strategico che mira a promuovere la parità di genere in relazione alla sfera del potere pubblico.

Decenni di politiche culturali e sociali che hanno privilegiato la condizione maschile sotto ogni punto di vista hanno portato a una situazione di squilibrio tra i sessi, avvertita in ogni ambito e settore della società. È in questo contesto e per questi precedenti storici, considerati per anni la norma, che sorge il concetto del mainstreaming di genere, il cui obiettivo è modificare le relazioni di potere nei diversi contesti del vivere sociale e personale per fare in modo che le donne possano partecipare ai processi decisionali in ambito politico, economico e sociale, da cui troppo spesso sono state escluse.

Vediamo nello specifico di che si tratta, le ragioni che ne hanno determinato la teorizzazione e gli effetti che questo fenomeno è in grado di portare.

Cos’è il gender mainstreaming?

Più precisamente il concetto di gender mainstreaming, o mainstreaming di genere, è un approccio alla definizione delle politiche sociali, economiche ed istituzionali che tiene conto degli interessi e delle preoccupazioni sia delle donne che degli uomini per promuovere la parità di genere in ogni ambito della società.

Questo concetto venne proposto per la prima volta nel 1985, in occasione della terza Conferenza mondiale sulle donne, svoltasi a Nairobi, che faceva parte di una serie di conferenze organizzate dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite allo scopo di sostenere l’uguaglianza tra uomo e donna attraverso l’individuazione di obiettivi comuni e l’adozione di un piano d’azione per il progresso della condizione femminile.

L’idea è stata poi sviluppata e formalmente presentata nel 1995, durante la quarta Conferenza mondiale sulle donne, svoltasi a Pechino. Questa è la definizione ufficiale che ne veniva data in quell’occasione:

Il Mainstreaming, in una prospettiva di genere, è il processo di valutazione delle implicazioni per uomini e donne di ogni azione pianificata, compresa l’attività legislativa, politica e di programmazione, in tutti i settori e a tutti i livelli. Si tratta di una strategia che a partire della progettazione, attuazione, monitoraggio e valutazione delle politiche e dei programmi in tutti gli ambiti politici, economici e sociali fa in modo che le donne e gli uomini possano beneficiare in ugual misura dell’uguaglianza e che la disuguaglianza non si perpetui. L’obiettivo finale è quello di raggiungere la parità tra i sessi.

Le ragioni del gender mainstreaming

Come accennato, questo concetto si basa sul riconoscimento evidente di differenze sociali e disparità sistemiche tra uomini e donne che da millenni hanno caratterizzato le società, anche quelle tuttora più evolute del mondo occidentale.

È un dato di fatto dimostrato dall’analisi della realtà che ci troviamo a vivere che esistano disuguaglianze sistematiche tra i sessi, una realtà che risulta però incompatibile con i principi cardine delle società democratiche e con le Costituzioni da cui sono regolate.

Eppure, nei fatti, si assiste a una violazione continua di quei principi fondanti che proclamano l’uguaglianza di tutti gli esseri umani e la loro pari dignità sociale, e questo per via di discriminazioni, tra cui, appunto, quelle basate sul genere.

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In molti casi poi, le politiche pubbliche si sono basate sulle esigenze del gruppo dominante nella società o sulle esigenze di coloro che sono stati tradizionalmente i responsabili delle decisioni, perlopiù, appunto, uomini. Nello scenario attuale, nonostante i progressi conquistati negli anni, la partecipazione politica e le posizioni di leadership delle donne sono ancora limitate, donne e uomini hanno un diverso accesso alle risorse e le prime hanno più probabilità vivere in condizioni di povertà.

È sulla base di questa premessa che nasce l’esigenza di un approccio che funga da tutela contro il dilagare di un sistema fondato su logiche discriminatorie che perpetuano le disuguaglianze messe in atto dalla società patriarcale e maschilista che si è venuta a consolidare nel tempo.

Eppure questa situazione di discriminazione porta svantaggi a tutti. Le decisioni riguardanti le politiche e i servizi pubblici che non tengono conto delle esigenze e delle situazioni di tutti gli utenti finali, non possono che portare a soluzioni inadeguate, oltre che a un’allocazione sbilanciata dei fondi pubblici.

Il mainstreaming di genere si pone quindi come una strategia inclusiva, volta a integrare i bisogni di tutte le persone e a migliorare la qualità delle politiche, dei programmi e dei progetti pubblici, garantendo un’allocazione più efficiente e ugualitaria delle risorse, il primo passo per costruire una società più giusta e sostenibile dal punto di vista sociale, di cui ne beneficiano tutti, uomini compresi.

Nello specifico, attraverso l’analisi del quotidiano, il gender mainstreaming mette in discussione il modo in cui avvengono i processi decisionali e le politiche che regolano la gestione, l’amministrazione e la suddivisione del potere pubblico, in ogni suo ambito.

Più precisamente, secondo la definizione di intenti che ne ha dato il Consiglio d’Europa nel 1998, la politica del gender mainstreaming mira alla “riorganizzazione, al miglioramento, lo sviluppo e la valutazione dei processi politici, in modo che una prospettiva di uguaglianza di genere sia incorporata in tutte le politiche a tutti i livelli e in tutte le fasi, da parte degli attori normalmente coinvolti nel processo decisionale”.

Alla base c’è quindi l’ambizione di garantire che gli interessi di uomini e donne siano equamente tenuti in considerazione. Come si traduce questo nel concreto? Ad esempio, nel caso dell’educazione, lavorando sull’abbattimento degli stereotipi secondo cui le ragazze sarebbero più portate per le materie sociali e umanistiche e i ragazzi per quelle tecniche e scientifiche.

Un buon processo di gender mainstreaming in questo caso fa in modo che tutte le persone possano scegliere cosa studiare a prescindere dal sesso, liberando questa scelta dalle influenze degli stereotipi di genere. Un aspetto che significa anche e soprattutto prevenire una segregazione nel mercato del lavoro e nelle carriere di domani.

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I principi del gender mainstreaming

Sono cinque i principi che regolano il mainstreaming di genere. Ognuno di questi prende in considerazione degli aspetti specifici che siano in grado di garantire una comunicazione efficace e la conseguente pianificazione di politiche e programmi di ordine pubblico che rispondano a un’uguaglianza di genere e che si traducano nei fatti in una società equa e paritaria.

  • La necessità dell’adozione di un linguaggio che sia rispettoso della pluralità di genere in ogni tipo di testo veicolato alla comunità. I testi che si rivolgono sia a donne che a uomini devono tenere conto della diversità anche a partire dal linguaggio che veicolano, non solo nei concetti esposti. Lo stesso vale anche per la scelta delle immagini, laddove presenti, che deve essere rispettosa di questa pluralità.
  • Raccolta e analisi di dati basati sul genere. L’analisi specifica basata sul genere deve rappresentare la base per tutte le decisioni da prendere nei diversi ambiti politici, sociali e istituzionali per garantire il rispetto della diversità e la tutela degli interessi di tutte le parti.
  • Parità di accesso e di utilizzo dei servizi. Alla fase di analisi deve seguire quella di progettazione e pianificazione che deve tenere conto anche nei fatti delle diverse esigenze in base al genere. I servizi e i prodotti devono essere valutati e progettati tenendo conto di queste diversità.
  • Garantire la parità nel processo decisionale. Il gender mainstreaming prevede anche l’adozione di misure e strategie orientate a garantire un rapporto equilibrato tra i sessi in tutti gli ambiti decisionali. Questo principio deve guidare ogni realtà comunitaria, dalla costituzione di commissioni e comitati consultivi di ordine istituzionale e governativo, alla nomina di gruppi di lavoro o team di progetto fino all’organizzazione di eventi, ad esempio nella selezione dei relatori.
  • Parità nell’allocazione delle risorse tra uomini e donne.
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Integrare la prospettiva di genere in una politica significa che la parità tra donne e uomini, come principio generale, deve essere presa in considerazione in tutte le decisioni, in ogni fase del processo decisionale, da tutti gli attori coinvolti: dalla fase di analisi, allo sviluppo, alla pianificazione fino all’implementazione e il monitoraggio di norme e programmi che regolano la società.

Gli effetti del gender mainstreaming

Se affrontato e attuato correttamente in ogni ambito della società, il gender mainstreaming rappresenta un approccio trasformativo con un grande potenziale di cambiamento sociale e culturale in grado di portare benefici globali.

L’uguaglianza di genere e il sostengo dell’empowerment femminile sono al centro dell’Agenda delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile 2030, in quanto considerati due aspetti imprescindibili per favorire un miglioramento dell’intera società.

L’uguaglianza di genere risulta infatti fondamentale per affrontare alcune delle sfide più urgenti del nostro tempo, dalla crisi economica, al cambiamento climatico fino al fenomeno della violenza contro le donne. Escludere il contributo e la presenza delle donne significa anche privarsi delle risorse utili e delle possibilità concrete per risolvere i problemi della attuale comunità globale.

Le disuguaglianze di genere hanno infatti un impatto su tutta la società. Non investire nell’istruzione femminile abbassa il prodotto nazionale lordo, la discriminazione di genere nel mercato del lavoro diminuisce il reddito nazionale. Solo un dialogo plurale e inclusivo che tenga conto delle diversità e delle caratteristiche specifiche di ogni categoria può portare davvero a una strategia efficace di cui beneficino tutti.

L’empowerment femminile è quindi una parte integrante e imprescindibile di questo processo che guidi verso una rinascita su più fronti; ed è per questo che garantire la partecipazione paritaria di donne e uomini al processo decisionale e alle diverse attività è da considerarsi un primo passo fondamentale.

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Perché però si arrivi a sostenere un modello di società globale virtuoso, è necessario al tempo stesso affrontare il discorso inclusivo da una più ampia prospettiva e tenere conto non solo della categoria delle donne, in una prospettiva di genere, ma anche delle molteplici identità di donne e uomini in termini di età, etnia, orientamento e identità sessuale, status sociale o disabilità.

Articolo originale pubblicato il 22 Dicembre 2020

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