“Preferisco l’Oriente all’Occidente”: così scrisse Gertrude Bell in una delle sue missive, lette dall’attrice Tilda Swinton in un recente documentario dedicato a questa figura leggendaria, vissuta a cavallo tra Ottocento e Novecento. La sua profonda conoscenza del mondo mediorientale le valse grande rispetto in molti paesi arabi e le permise di partecipare alla costruzione della loro storia geopolitica.

L’Oriente è pieno di segreti, e nessuno ne comprende il valore meglio degli orientali; e poiché è pieno di segreti, è pieno di sorprese incantevoli. Sulla superficie si trovano molte cose belle: colori brillanti, luce splendente, una solitudine solenne, un’attività vociante. Questi sono soltanto i motivi visibili sul sipario che ondeggia continuamente davanti ai recessi della vita orientale: l’essenza del suo fascino è molto più sottile.

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Scrittrice, viaggiatrice, archeologa, diplomatica e agente segreto, Gertrude Bell era considerata la donna più potente dell’Impero britannico. Determinata e coraggiosa in un mondo dominato dagli uomini, il suo nome sembra però essere sbiadito nel corso dei decenni.

A riaccendere l’attenzione sulla sua storia non è bastato nemmeno il film del 2015 di Werner Herzog, Queen of the Desert, con Nicole Kidman nel ruolo dell’intrepida esploratrice. Eppure ci sono molti motivi per raccontare la sua incredibile vita.

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Come si legge nell’archivio online a lei dedicato, realizzato dalla Newcastle University e riconosciuto dall’Unesco per la sua importanza storica, Gertrude Margaret Lowthian Bell nacque il 14 luglio del 1868 in una famiglia benestante di Washington New Hall, nella contea inglese di Durham.

Rimasta orfana di madre a soli tre anni, si legò ancora di più al padre, un imprenditore progressista che aveva a cuore il benessere dei suoi lavoratori. L’uomo si risposò poi con una scrittrice di nome Florence Olliffe, che contribuì alla crescita intellettuale e umana della piccola.

Curiosa, intelligente e studiosa, Gertrude manifestò subito un grande interesse per le materie storiche, che la portò nel 1892 a laurearsi a pieni voti in storia moderna in un college di Oxford. Dai libri, passò subito all’azione: insofferente alla vita mondana londinese, preferì partire per Teheran insieme allo zio ambasciatore. La Persia, di cui parlò nel suo primo libro, era solo l’inizio.

Gertrude Bell divenne subito una vera viaggiatrice: grazie alla conoscenza di diverse lingue, passava con nonchalance dall’alpinismo estremo in Svizzera (le dedicarono persino una cima, la Gertrudespitze) alle esplorazioni del Medio Oriente.

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Gertrude Bell non si sposò mai e non ebbe figli. Della sua vita personale rimangono solo alcune lettere che testimoniano brevi relazioni, mai ufficialmente confermate. L’amore vero era per l’avventura e la scoperta, intesa nella sua accezione migliore: voleva avvicinarsi veramente ai popoli dei paesi visitati e alle loro tradizioni.

Fu così che si appassionò all’archeologia. Nel 1907 iniziò a lavorare ad alcuni scavi nell’attuale Turchia e un paio di anni dopo si spostò nel nord della Siria. Dopo aver prestato servizio come volontaria per la Croce Rossa durante la Prima guerra mondiale, l’intelligence britannica si affidò a lei e alla sua conoscenza del mondo arabo.

Ovunque veniva ricevuta con grande rispetto e onori, come una vera regina. Durante questo periodo, fu però testimone degli orrori del genocidio armeno, di cui parlò diffusamente nei suoi scritte e nelle sue lettere. Le brutalità dell’impero ottomano la spinsero ad agire al fianco del ben più noto Lawrence d’Arabia durante la rivolta araba del 1916-18, che portò all’indipendenza dei popoli arabi e alla nascita della Transgiordania e dell’Iraq.

Nominata Oriental Secretary a Bagdad, Gertrude Bell vi rimase come diplomatica britannica fino alla fine dei suoi giorni. Gli iracheni la chiamavano al-Khatun, un termine che indicava la figura di una dama di corte che lavorava per il bene dello Stato. Contribuì anche alla nascita del museo di archeologia della capitale irachena e alla fondazione di una scuola per futuri archeologi.

Molto probabilmente furono proprio l’eccesso di lavoro e il caldo del deserto a minare la sua salute. A causa di una bronchite cronica, nel 1925 tornò in Inghilterra, ma lì le sue condizioni si aggravarono e decise quindi di tornare a Bagdad.

Fu trovata senza vita nel suo letto, dalla cameriera, il 12 luglio 1926: era stata una dose eccessiva di sonniferi a stroncare la sua vita intensa. Ai suoi funerali partecipò una folla commossa e ancora oggi la sua tomba nel cimitero inglese di Bagdad viene visitata e curata con grande cura.

Osservate il deserto di prima mattina e morite, se potete!

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