MRA, gli attivisti per i diritti degli uomini e la maschiosfera - Roba da Donne

MRA, dalla teoria del maschio oppresso alla maschiosfera sul web

Su ispirazione, ma in contrapposizione al femminismo è nato e si è sviluppato il movimento per i diritti degli uomini. Che chiedono di essere ascoltati anche su temi importanti, ma che forse lo fanno nel modo sbagliato.

Sono uomini che si sentono i veri oppressi dalla società, che ritengono le donne biologicamente inferiori, oppure che le reputano responsabili del bisessismo della società. Credono che le femministe hanno minato il loro potere e per questo hanno creato un movimento opposto e allo stesso tempo che utilizza motivazioni e slogan simili. L’MRA, acronimo di Men’s Right Activism, è un movimento attivista che nasce come risposta alla ripresa del femminismo negli anni ’70.

Convinti che anche gli uomini subissero le medesime vessazioni delle donne, o che addirittura fossero queste ultime ad avere il potere e a demascolinizzarli, diversi uomini hanno dato vita al movimento.

Con il tempo non è mai scomparso del tutto e oggi si è reincarnato nella maschiosfera del web: un incitamento violento e sessista all’odio verso le donne e alla superiorità dell’uomo che nasce online ma continua anche offline. Vediamo meglio la storia e i principi dell’MRA.

Storia del movimento MRA

L’MRA (Men’s Rights Activism), acronimo della frase inglese che significa Attivismo per i diritti degli uomini, ha origine intorno agli anni ’70, come risposta alla seconda ondata del femminismo.

La storia dei movimenti MRA, raccontata recentemente su Medium da Jennifer Guerra, è stata raccolta dal sociologo Michael Messner, e riportata sull’International Journal for Crime, Justice and Social Democracy. Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70 il femminismo conosce quella che viene chiamata come la seconda ondata, che seguiva il femminismo di inizio secolo.

Le femministe volevano raggiungere una liberazione, un’alternativa alle istituzioni che da sempre sono governate da soli uomini, per creare così luoghi e ambienti gestiti da donne, come consultori, gruppi di aiuto e di ascolto. I movimenti MRA nascono inizialmente su ispirazione del femminismo, per raggiungere una liberazione anche per gli uomini. La convinzione che si diffondeva era che anche il sesso maschile subisse oppressioni e ingiustizie.

Ma se per qualcuno lottare per i diritti degli uomini non implicava distruggere le lotte femministe, alla fine degli anni ’70 si divise la fazione sempre più crescente dell’MRA anti-femminista. Si temeva che le femministe avrebbero soverchiato il potere e la superiorità degli uomini, che si dichiaravano le vere vittime di sessismo e violenza. Nei decenni successivi i movimenti si radicalizzarono sempre di più, per via anche dei cambiamenti della società e della istituzionalizzazione del femminismo.

A partire dagli anni 2000, la visione della donna era cambiata e continuava a cambiare. Il femminismo si era organizzato e aveva raggiunto alcuni importanti traguardi. Così il senso di frustrazione, di mascolinità negata e di declino dell’uomo si fecero più forti in quegli uomini anti-femministi, che trovarono spazio di sfogo in internet e nei social network, dove non hanno nemmeno bisogno di farsi vedere per parlare di violenza e odio. Nasce così la maschiosfera, o manosphere dall’inglese.

I principi del movimento MRA

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Fonte: WashingtonPost

I movimenti MRA non sono tutti uguali, anche se mantengono delle linee di similitudine. Come ogni genere di attivismo, hanno iniziato da subito a separarsi in diversi rami, più o meno radicali. Tuttavia, seppur le modalità di espressione siano differenti, i principi rimangono sostanzialmente gli stessi.

Uno dei principali fondamenti del movimento MRA è il tema del divorzio e della custodia dei figli. Seguono il tema della violenza domestica sugli uomini e le false accuse di stupro da parte delle donne.

Ma gli attivisti per i diritti degli uomini fanno riferimento anche a dati come le morti sul lavoro, che nel 97% dei casi sono di uomini, e i suicidi per perdita di lavoro, attuati quasi esclusivamente da uomini secondo le statistiche.

Tutti argomenti che hanno importanza e che hanno portato anche a leggi significative. Ma che alcune fazioni del movimento utilizzano per incolpare le femministe e le donne, e non la classe politica e sociale. Come dicevamo, tuttavia, gli attivisti si possono dividere in tre gruppi.

1. L’uomo oppresso

Un gruppo del movimento MRA sostiene che nella società sia l’uomo il genere realmente oppresso. Sostengono la loro tesi con la teoria che le donne, grazie alle loro capacità di seduzione, detengano il vero potere. Per potere intendono non solo la capacità di far fare agli uomini quello che vogliono, ma anche il potere socio-economico.

Questi attivisti dicono infatti che le donne si sposano solo per convenienza, si fanno offrire cene e drink, e utilizzano altri esempi di questo tipo. Inoltre, arrivano anche a sostenere che le femministe inventino i dati e amplifichino i numeri sulla violenza sulle donne.

2. Inferiorità biologica della donna

Un’altra corrente del Men’s Right Activism sostiene invece che la donna sia biologicamente inferiore all’uomo, facendo riferimento in particolare alla psicologia evolutiva. Ritengono che le donne siano per natura irrazionali e spinte a intrecciare relazioni sessuali con più uomini anche contemporaneamente. E l’uomo deve per questo dominarle, per guidarle sulla giusta via.

Per sostenere la propria tesi utilizzano termini e atteggiamenti violenti e sessisti verso le donne, ma anche verso gli uomini che loro non riconoscono con le caratteristiche di mascolinità previste dal “maschio alfa”.

3. Il bisessismo

Infine ci sono gli attivisti che credono nell’esistenza di un bisessismo, ovvero che la società usi due pesi e due misure riguardo a uomini e donne. E che di conseguenza entrambi i generi siano in qualche modo oppressi.

A sostegno di questa credenza sta il rifiuto del patriarcato, che invece è la vera causa delle differenze e le ingiustizie che subiscono sia uomini che donne. Preferiscono invece incolpare le femministe, che con le loro lotte avrebbero sottomesso l’uomo che era libero e non lo è più.

Per farlo utilizzano proprio la retorica femminista, ribaltata e impoverita. Purtroppo però, le teorie, i dati e le argomentazioni che questi uomini portano a favore della loro convinzione fanno sembrare reale ciò che dicono, poiché, come dicevamo, sono temi davvero esistenti. L’errore è nel trovare l’istituzione a cui rivolgere le accuse e la discussione, che non sono le donne, ma la classe politica patriarcale.

MRA e mascolinità tossica

I movimenti MRA come sono intesi oggi hanno riportato a galla sentimenti di una fetta di uomini che si fanno portavoce della mascolinità tossica. Con questo termine si intendono una serie di comportamenti e pensieri che rappresentano la parte negativa di alcuni uomini.

Gli atteggiamenti tipici della mascolinità tossica sono ad esempio evitare di mostrare i sentimenti ed esprimere le proprie emozioni, ritenute “femminili”, e svalutare sistematicamente le donne, considerandosi superiori biologicamente, sessualmente e intellettualmente.

La mascolinità tossica è mossa dalla rabbia e porta sempre alla violenza. Perpetrata verso donne ma anche verso uomini e persone che non si riconoscono nei canoni del “vero maschio” e credono in una mascolinità non tossica. La violenza è fatta di micro-aggressioni costanti, sul web o nella vita quotidiana, anche di violenza fisica.

La mascolinità tossica non rappresenta l’uomo, ma ciò che un’intera storia di patriarcato ha sempre esaltato. Il movimento per i diritti degli uomini porta avanti l’idea della mascolinità tossica come arma positiva. Spinto dall’idea che le donne siano colpevoli per le ingiustizie, invece che la politica, la cultura e la società.

Molti sono infatti convinti che sia stato un errore culturale intendere la mascolinità come una cosa negativa, e che invece rappresenta una forza. Alcuni principi della mascolinità tossica sono motivi che i seguaci dell’MRA usano per reclutare nuovi membri e lottare per i diritti che pensano gli spettino.

Oggi in realtà si preferisce parlare di mascolinità ibrida, poiché gli ideali a cui si fa riferimento nella maschiosfera di internet presentano punti in comune e altri in contrasto con la mascolinità tossica.

MRA e internet: la “maschiosfera”

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Fonte: Web

Nonostante la storia degli MRA sia iniziata diversi anni fa, negli ultimi decenni si sono diffusi. Tanto che è venuta a formarsi nel web quella che viene chiamata maschiosfera. Il termine maschiosfera, anche nota come manosfera, è stato coniato nel 2009 su Blogspot. Tuttavia è diventato noto nel 2013 con il libro The Manosphere: A New Hope for Masculinity di Ian Ironwood. Descrive la diffusione del fenomeno misogino e violento all’interno del web, inizialmente su siti come Reddit o videogames online, ma successivamente anche su social network.

Molti uomini portano avanti i principi del movimento con minacce, insulti e commenti sessisti nascosti dall’anonimato del cyberspazio, con la conseguenza che questo tipo di violenza si ripercuote anche nella vita reale, con crimini veri e propri.

All’interno del web si sono venuti a formare gruppi di uomini che incolpano le donne per diversi motivi. I seguaci della Red Pill Theory, ad esempio, sostengono che se un uomo non ha successo con le donne è perché queste hanno un ideale sbagliato e non sanno cosa vogliono veramente.

L’MRA trova nuovi iscritti ogni giorno, all’interno di commenti aggressivi e lamentele di uomini che sentono di non avere i diritti che gli spettano. È così che persone influenti come Paul Elam fondatore di A Voice for Men possono organizzare convegni come l’International Conference on Men’s Issues a Londra che ha visto una grandissima partecipazione anti-femminista.

Gli attivisti per i diritti degli uomini, in realtà, sono partiti da un concetto giusto, ossia che la società patriarcale e sessista fa differenze e ingiustizie che si rivolgono talvolta anche agli uomini. Ma è sfociato troppo presto in anti-femminismo, violenza e sessismo, senza comprendere che dovrebbero invece essere alleati delle donne nella loro lotta per raggiungere la parità.

Il documentario di Cassie Jaye nel suo documentario The Red Pill – A feminist’s journey into the Men’s Rights Movement ha voluto ascoltare il punto di vista di questi uomini. Da alcuni si comprende la volontà di far sentire la loro voce su tematiche in cui sono penalizzati. Mentre in altri casi si nota soprattutto la rabbia che muove una fazione di persone privilegiate. Che vogliono assimilarsi a chi invece continua a lottare per raggiungere diritti che i “veri uomini” hanno da sempre.

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