Tramite la revocazione dell’editto di Nantes, il 17 ottobre 1685, il Re Sole dichiarò di fatto “fuorilegge” i protestanti francesi. La loro unica colpa era solo quella di professare una religione che riteneva antagonista a quella cattolica. Tra le vittime di questa vera e propria persecuzione ci fu anche Marie Durand, una donna imprigionata per quasi quarant’anni in una torre solo perché la sua famiglia aveva continuato a credere.

E pensare che quasi un secolo prima, Enrico IV, nonno del Re Sole, aveva dimostrato grande lungimiranza, concedendo ai protestanti di mantenere la propria fede. Come racconta il libro Prigioniere della torre di Bruna Peyrot, a quei tempi erano solo il sei per cento della popolazione, sebbene molto tenaci nel difendere alcune roccaforti protestanti, secondo un’organizzazione politica e comunitaria ben precisa.

I nobili ugonotti, difensori di queste realtà autonome, avevano addirittura imbracciato le armi, pur di proteggersi da chi li voleva eliminare. Si era poi giunti a una sorta di tregua che garantiva loro di portare avanti la cultura protestante all’interno di circa centocinquanta luoghi di rifugio, tra cui una trentina di fortezze. La calma apparente, tuttavia, si era guastata già con la morte di Enrico IV nel 1610.

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Marie Durand nacque nel 1711 in un piccolo villaggio vicino a Privas, nel sud della Francia. La sua famiglia, di religione protestante, professava quotidianamente la sua fede attraverso la lettura clandestina della Bibbia. Suo fratello Pierre, giovane predicatore, nel 1719 decise di organizzare un’assemblea clandestina. Denunciato da un vicino, riuscì comunque a scappare dai soldati del re. Sua madre Claudine, invece, sparì nel nulla, mentre suo padre Etienne venne incarcerato nel 1729.

Lo stesso destino toccò nel 1730 a Marie Durand, che all’epoca aveva diciannove anni, e a suo marito Matthieu Serres. Arrestati, lui venne portato a Brescou, dove venne giustiziato due anni dopo, mentre lei fu imprigionata in una torre ad Aigues-Mortes, una cittadina fredda, umida e con un clima malsano, sferzata da venti forti che la rendevano molto inospitale. Era circondata da una cinta muraria con quindici torri, tra cui  la Tour de Constance, un bastione in muratura alto 33 metri con un diametro di 22 metri. Al suo interno, per molti decenni, tante donne protestanti vennero rinchiuse insieme a Marie.

Nonostante una situazione personale a dir poco tragica, Marie Durand divenne un punto di riferimento per le sue compagne. Condivideva con loro i problemi di salute, la fame, la paura e l’ansia di vivere in un ambiente così funebre, in attesa di una liberazione che tardava ad arrivare, nonostante le promesse dei cattolici. Scrisse molte lettere, anche a nome delle altre donne, chiedendo aiuto alle autorità.

Torre di Costanza, 17 settembre 1752. Permettetemi mio signore, d’inginocchiarmi davanti a voi per supplicarvi di avere compassione per la sorte delle mie 25 compagne di prigionia, che soffrono in questa condizione da dieci anni, alcune persino da venti o da trenta. Rendete libere, mio signore, delle miserabili che soffrono da così tanti anni.

Gemiamo sempre ancora nella più orribile di tutte le prigioni, siamo oppresse da così tanti mali ed infermità a causa dell’umidità e dell’orribile oscurità che regnano perpetue in questa casa di sofferenza. Ci troviamo costantemente circondate dalle tenebre, con il fumo che ci soffoca. È l’orrore degli orrori. Si potrebbe dire un inferno anticipato. Viviamo una vita terribile, persino più amara che la morte. E questo per seguire i precetti di una religione che ci impone di rendere a Cesare quello che è di Cesare e a Dio ciò che appartiene a Dio.

Ancora oggi è visibile su un pozzo della torre la parola incisa register, in occitano, che significa proprio resistere. Sarebbe stata proprio Marie Durand a inciderla. In quel semplice verbo c’era tutta la tempra della donna, che non rinunciò mai alla sua fede. Rimase per ben 38 anni nella torre, fino al 1768: una volta libera, morì in assoluta povertà nel 1776, dopo aver finalmente potuto riabbracciare l’amata nipote Anne, figlia del fratello Pierre.

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