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La scelta di Maria Montessori che partorì di nascosto e affidò il figlio ad altri

La storia, non sempre felice, di Maria Montessori: gli studi, la carriera, l'amore per il collega e quel bambino riabbracciato dopo tanti anni
Questo contenuto fa parte della rubrica “Storie di Donne”

Quando si parla di Maria Montessori, grande pedagogista italiana e ideatrice del celebre metodo educativo, la tentazione apologetica è sempre in agguato. A lei sono dedicate migliaia di scuole in tutto il mondo e il suo viso rassicurante ci ha osservato per anni dalle vecchie mille lire. Quello che forse si tende a dimenticare, quando si parla di lei, è che era una donna in carne e ossa. Una donna che ha amato, sofferto e preso una scelta difficile, quasi incomprensibile da chi conosce solo il suo lavoro da educatrice.

Gli studi

Come racconta una delle più recenti biografie di Maria Montessori, scritta da Paola Giovetti, sappiamo moltissimo del suo approccio innovativo all’educazione dei bambini, che ha rivoluzionato le concezioni scolastiche. L’etologo olandese e Premio Nobel per la scienza Niko Tinbergen disse che il suo lavoro andrebbe studiato come quello di Charles Darwin o Sigmund Freud. Meno conosciamo della sua vita personale.

Nata il 31 agosto del 1870 a Chiaravalle, in provincia di Ancona, Maria Tecla Artemisia Montessori era figlia di due genitori istruiti e sensibili all’idea patriottica di un’Italia unita. Suo padre Alessandro aveva combattuto per la liberazione, per poi diventare ispettore dell’industria del sale e del tabacco nella zona di Bologna. Sua madre Renilde non aveva potuto frequentare l’università, perché donna, ma si era costruita una solida cultura grazie alla lettura.

La piccola crebbe così in un ambiente stimolante, dimostrando presto una grande attitudine per le scienze. Opponendosi al padre, che avrebbe desiderato vederla diventare insegnante, decise però di seguire studi scientifici all’università. Appoggiata dalla madre, riuscì infine a iscriversi a medicina: nel 1896 divenne così la terza donna in Italia a laurearsi in quella facoltà, con una tesi sperimentale in neuropsichiatria. In una lettera a un’amica, descrisse i sentimenti provati in un momento così eccezionale.

Tutti mi guardano e mi seguono come se fossi una persona famosa. Certe anziane signore chiedono a mia madre se sono l’unica studentessa di medicina di Roma. […] E così, eccomi qui: famosa! D’altro canto, mia cara, non è difficile, come vedi. Io non sono famosa grazie alla mia abilità o alla mia intelligenza, ma per il mio coraggio e la mia indifferenza nei confronti di tutto. È una cosa che, se la si desidera, si può sempre ottenere, ma ci vogliono degli sforzi spaventosi.

Il lavoro

“Il mio non è un metodo educativo, ma una sorta di rivelazione. Vedete, io non ho mai studiato pedagogia!”, disse molti anni dopo Maria Montessori durante un’intervista. E forse quella rivelazione arrivò grazie al suo impegno per le donne e i bambini, dimostrato fin dopo la laurea: invitata al congresso femminista di Berlino, attirò grande attenzione grazie al discorso sulla necessità di eguali condizioni di studio per uomini e donne e sulla lotta all’analfabetismo.

Tornata in Italia, iniziò subito a lavorare come pediatra all’Ospedale San Giovanni di Roma. Maria decise però di dedicare anche una parte del suo tempo libero agli altri, prestando lavoro come assistente volontaria presso la clinica psichiatrica dell’università di Roma. Proprio lì conobbe un giovane medico, Giuseppe Montesano, e se ne innamorò.

I bambini “anormali”

Fonte: Wikimedia

Mentre lavorava come volontaria nella clinica psichiatrica, Maria Montessori iniziò a visitare gli istituti per i bambini considerati a quel tempo “anormali”. Si trattava di piccoli che non erano considerati adatti per frequentare la scuola e spesso brutalmente definiti “idioti” o “frenastenici”. Ciò ebbe un grande impatto sulla vita e sulla sensibilità della giovane dottoressa, che da quel momento decide di dedicare tutta la sua vita al mondo dell’infanzia, per liberare le capacità nascoste in ogni bambino.

Il problema di quei bambini non era medico, bensì pedagogico. Seguendo le esperienze di due medici francesi, Edouard Séguin e Jean-Marc-Gaspard Itard, iniziò così un lavoro, che descrisse nel libro Il Metodo.

Io condussi a leggere e scrivere correttamente e in calligrafia alcuni idioti del manicomio, i quali poi poterono presentarsi a un esame nelle scuole pubbliche insieme ai fanciulli normali, e superarne la prova.

Il figlio segreto

Durante quei suoi primi anni di grande impegno lavorativo, Maria Montessori si innamorò del suo collega, Giuseppe Montesano. Sulla carta, sembravano una coppia perfetta: entrambi medici, appassionati e volenterosi. Tuttavia, i due non si sposarono, nemmeno quando lei scoprì di essere incinta. Complici i suoi frequenti soggiorni di lavoro all’estero, lei riuscì a tenere nascosta la gravidanza e il 31 marzo del 1898 diede alla luce in gran segreto il figlio Mario, affidato subito a una famiglia di un piccolo paese laziale.

Pochi anni dopo, nel 1901, la relazione tra i due colleghi si interruppe improvvisamente. Pare che entrambi si fossero promessi di non sposare altre persone, ma non andò così. Quando Giuseppe decise di unirsi in matrimonio con un’altra donna, Maria iniziò a vestirsi sempre di nero. Pur avendo affidato il figlio a un’altra coppia, continuò a far visita al bambino per tutta la sua infanzia.

Per tanti anni Mario la considerò semplicemente come una donna elegante che andava a fargli visita di tanto in tanto. Solo dopo la morte della madre adottiva, quando lui aveva quattordici anni, Maria poté riprenderlo con sé. Gli disse che era sua zia e mantenne il segreto per molti anni. Insieme iniziarono a girare il mondo, ovunque lei fosse chiamata per parlare del suo incredibile metodo educativo e delle Case dei Bambini, una sorta di “case nelle scuole” in cui i bambini potevano sentirsi liberi di esprimere se stessi.

Gli ultimi anni

Fonte: metodomontessori.it

Quando venne a sapere la verità, Mario inizialmente provò un sentimento ostile verso la madre naturale. Lo superò presto, però, e dedicò tutta la sua vita al lavoro della madre, assistendola personalmente nei suoi viaggi e diventando anche lui un pedagogista. Negli Anni Trenta, quando Mussolini definì “rompiscatole” Maria Montessori, partirono insieme per la Spagna e poi per l’India, allora colonia inglese.

Allo scoppio della guerra, vennero internati, in quanto cittadini di un paese nemico. Liberati nel 1944, poterono fare ritorno in Italia, accolti con grandi onori. Fino al 1952, anno della sua morte, Maria continuò a partecipare a conferenze in tutto il mondo, raccontando la sua incredibile esperienza e il suo metodo. Sulla sua tomba, che si trova a Noordwijk, nei Paesi Bassi, si può ancora leggere questa scritta in italiano:

Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo

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