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"Odio fare l'escort, ma nessuno dà lavoro a una trans: non resta che uccidermi?"

Nadia Busato risponde a una donna transgender di 40 anni che ha inviato sul numero di WhatsApp di Roba da Donne la sua difficile storia: dopo una vita passata a lottare per essere se stessa, si è trovata costretta a fare la escort perché nessuno le dà lavoro. La disperazione è tale che sta pensando persino al suicidio.
Questo contenuto fa parte della rubrica “Non te lo posso dire”

Ciao mi chiamo Alessia e sono una ragazza transgender. Ho avuto un’infanzia molto silenziosa perché sapevo di essere una bimba in un corpo maschile. Nata a Bari in Puglia in un ambiente piuttosto chiuso e calata in una società ricca di pregiudizi, ho dovuto lottare e soffrire per dar forma alla donna di oggi. Non ho avuto supporto famigliare nel percorso di transizione.

Sola e determinata, ho affrontato mille ostacoli, mi sono laureata in Scienze Sociali e solo dopo ho proseguito la transizione. Oggi ho 40 anni e solo 3 anni fa sono riuscita ad ottenere il cambio anagrafico d’identità senza essermi sottoposta all’intervento di riassegnazione chirurgica. Potrei essere moglie e mamma. Ma il lavoro? Quello non lo danno ad una transgender. Da anni vivo facendo la escort contro la mia volontà.

Vorrei mettere fine a questa sofferenza ma nessuno mi dà lavoro. Sono amareggiata e ogni giorno è un giorno in più di dolore. Tutti pensano che fare la escort sia una scelta felice e fruttuosa ma non è così. Alle prese con la disperazione sto valutando di rivolgermi in Svizzera per un suicidio assistito. Vorrei potermi raccontare. Date voce al mio silenzio.
(Alessia, 40 anni)

Cara Alessia, con la premessa che la tua autodeterminazione è per me un diritto inalienabile che ti spetta in ogni scelta, io spero che tu non vada in Svizzera, né oggi né mai. Spero anzi che questo grave pregiudizio che hai reso così evidente sulla discriminazione che esiste nelle assunzioni rispetto alla scelta di genere si trasformi, come altre volte è successo nella tua vita, in una ragione di lotta per il cambiamento. Hai portato avanti i tuoi diritti e le tue scelte con caparbietà e coraggio. Magari non te ne rendi conto, ma hai aperto delle strade, hai cambiato delle regole, hai reso più semplice per altre persone fare le tue stesse scelte difficili.

Io spero sinceramente che questo tuo spirito non sia stato definitivamente piegato dall’amarezza e dalle difficoltà della tua vita.

Un amico che mi è molto caro, anche lui con una vita davvero difficile alle spalle e che può a buon diritto definirsi un sopravvissuto alla storia, mi ha scritto in occasione dei miei 40 anni che questa età regala un’altezza di pensiero davvero straordinaria. In questo esatto momento della tua vita riesci a vedere di fronte a te le cose per come sono. E sei così consapevole di te stessa che, nel caos dell’esistenza, sai dove vuoi e puoi arrivare.

Hai ragione quando dici che raramente quello della escort è una scelta. E ti sono grata della tua lucidità e schiettezza, perché una delle mistificazioni del web è proprio che dietro alla grande disponibilità sessuale ci sia sempre e comunque una scelta consapevole, libera e appagata. Ingenuamente, vogliamo illuderci che chi si prostituisce oggi non lo faccia perché non ha altre possibilità; e invece, come nel tuo caso, è proprio così.

Non so da dove mi scrivi, ma se sei ancora in Puglia le cose non sono affatto facili: l’ISTAT fotografa una regione dove solo una donna su tre trova lavoro. Questo rende ancora più importante una battaglia di diritto per un lavoro dignitoso e scelto liberamente. Hai mai provato a entrare in contatto con le reti che si occupano proprio dei diritti delle lavoratrici? Esistono iniziative pubbliche promosse dalla regione e dai Comuni, ma anche associazioni e iniziative sindacali. Forse la battaglia che senti di aver perso da sola e che oggi ti rende così affranta potresti vincerla se ti unisci ad altre donne che stanno combattendo proprio come te per lavorare oggi dignitosamente, qualunque sia il loro passato o il corpo in cui sono nate.

Quando il corpo non corrisponde all’identità

La consapevolezza del proprio genere è qualcosa che matura nella vita. Non è raro, come nel caso di Alessia, che appaia fin dai primi anni di vita. Fortunatamente, oggi esistono in rete, nei rotocalchi e anche nella letteratura molte storie, anche di personaggi famosi, che raccontano e condividono la difficoltà di affrontare un percorso di ridefinizione del proprio genere o di affiancare come genitore o partner una persona transgender. Su questi temi, il dibattito pubblico in Italia è arroccato tra posizioni polarizzate che non rendono affatto più semplice il duro e complesso percorso psicofisico (ma anche sociale e burocratico) di trasformazione.

Sia chiaro: una persona diventa transgender per avvicinarsi di più al suo vero io, alla sua vera identità, per avere un corpo che renda più evidente ciò che sente nel suo animo. La consapevolezza di non essere a proprio agio nel corpo che il destino ci ha assegnato è una conquista dura; e condividere questa consapevolezza è un atto di grande coraggio, come ogni forma di rivelazione del sé più autentico (quello che chiamiamo generalmente outing).

Se accettare non è semplice, se non si è in grado di capire senza sentirsi disorientati o feriti, è possibile e anzi utile cercare l’aiuto di un professionista. Terapisti famigliari, psicologi o altri professionisti accreditati con riconosciuta esperienza nell’affiancare percorsi di trasformazione del genere, anche consigliati dal personale medico, possono essere la chiave per conservare ciò che merita di non andare perduto: la fiducia, il dialogo, il rispetto, l’amore.

Messaggio importante per chi è vittima di bullismo o sexting

Sei una vittima, non vergognarti. Non è colpa tua e non sei solo.
Parlane con un adulto e con chi può darti un aiuto concreto: qui di seguito trovi un manuale di primo soccorso.
Se pensi che i tuoi genitori o gli adulti di riferimento non possano capire o non stiano accogliendo la tua richiesta di aiuto in maniera idonea, fai leggere loro queste parole e prendi contatto con persone qualificate che potranno darti il supporto necessario e che meriti.

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La rubrica di Roba da Donne “Non te lo posso dire – Alziamo la voce VS il bullismo”, è curata da Nadia Busato, scrittrice e giornalista, che risponderà, in una sorta di posta del cuore, a chi il cuore lo ha ferito dalla crudeltà altrui, a chi ha perso la speranza, a chi non sa come uscirne o con chi parlarne e vorrà raccontarci la sua storia di bullismo e soprusi.
Accanto a noi, in questo percorso, gli amici di Centro Nazionale contro il Bullismo – Bulli Stop, il dottor Massimo Giuliani e la dottoressa Carmen Sansonetti (Area Nord Italia – Lombardia Settore Scuole ed Eventi Sportivi), che ci hanno aiutato a mettere a punto il kit di primo soccorso che trovate qui di seguito.
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