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Quando la bulla è una professoressa che umilia una studentessa

Nadia Busato risponde a un messaggio arrivato al nostro numero di Whatsapp, in cui una ragazza racconta la sua storia di bullismo, messo in atto non dai coetanei ma da chi dovrebbe invece prevenire atteggiamenti del genere: l'insegnante.
Questo contenuto fa parte della rubrica “Non te lo posso dire”

“Buonasera, sono una ragazza e vi scrivo dopo aver letto un vostro articolo su Facebook riguardante la storia di una ragazza vittima di bullismo. Quando ho letto la sua storia mi sono immedesimata subito perché anch’io ho avuto un’esperienza di bullismo in passato.

Ogni volta rifletto a cosa e come le persone al giorno d’oggi inquadrano il tema bullismo. Solitamente paragonano i bulli a bambini o ragazzi immaturi che si prendono gioco di altre persone; molto spesso, però gli adulti, specialmente nelle scuole, tendono a voler dimostrare che per evitare che questo accada è buona norma impartire la giusta educazione già da casa, dimenticandosi però che il bullismo può essere scatenato anche da persone adulte già a scuola.

La mia storia di bullismo psicologico è iniziata alle scuole superiori: un istituto professionale con una classe composta prevalentemente da ragazze.

Tra le materie scolastiche, era presente una delle materie più importanti del corso e che si svolgeva 2 giorni continuativi a settimana da 4h o 5h ciascuno. La professoressa già dai primi giorni di scuola ha iniziato a prendermi come bersaglio, con commenti non piacevoli solo perché all’epoca posavo e facevo qualche sfilata di paese. Quando pensavo fossero solo battute di poco conto pronte a passare, venne il giorno in cui, nel mezzo della classe, durante il laboratorio della scuola, iniziò una lunga derisione incentrata sulla mia altezza e i miei piedi di forma cava.

Mi sentii dire che le giraffe non avrebbero potuto svolgere determinati lavori nella vita come quello per cui studiavo, perché la schiena è sollecitata a piegamenti e insorgono dolori e che i miei piedi, essendo di quella forma, mi permettevano solo di camminare come un pinguino. La classe rise e lo fece in modo più chiassoso quando l’insegnante si alzò e imitò la “camminata” di un pinguino. Volevo piangere, ma restai impietrita, tra la vergogna e l’umiliazione, e non dissi una parola. Ero consapevole che la mia camminata non rispecchiava le sue parole ma, in quel momento mi sentii umiliata e imperfetta.

Quando tornai a casa piansi e lo dissi a mia madre. Lei addolorata, iniziò a battersi per me e decise di chiedere spiegazioni alla scuola; mentre la classe mi inviava messaggi con scritto: “Perché la prof ti prende sempre in giro?” Non avevo risposte.

L’insegnante davanti alla preside, a mia madre ed altri professori, negò sempre, facendomi passare per quella ragazzina  bugiarda nonostante le prove. Dopo quella volta gli animi si placarono, ma solo momentaneamente. Mia madre fu la mia spalla e si batté sempre fino al giorno in cui (in ritardo) mandarono via la professoressa anche a causa di una cattiva qualità di insegnamento, per i suoi modi e le urla eccessive.

Ogni lezione con lei era un incubo. Spesso non andavo a scuola per l’ansia, la paura, l’umiliazione psicologica, la nausea e l’insicurezza; quando andavo era una sfida per sentirmi più forte, ma ero sempre in suo pugno. Ero quella derisa da lasciare in disparte. A distanza di alcuni anni, oggi sto bene, anche se ho consultato una psicoterapeuta e questo mi ha dato modo di poter affrontare meglio quel trauma ed umiliazione. In cuor mio so che quella più debole tra di noi è lei.

A oggi, mi trovo orgogliosa del mio metro e settantasei centimetri e sto imparando ad accettare le forme del mio corpo ed i miei buffi piedi. Sto cercando di migliorare l’autostima e di imparare dalle esperienze negative. È importante che le persone capiscano che esistono diverse forme di bullismo e che quella psicologica non è meno dolorosa solo perché non è evidente. Il male silenzioso può logorare per anni se non viene affrontato al meglio.

Voglio solo raccontare la mia storia sperando possa essere condivisa sulla pagina per mostrare a tutti (e aiutare chi si trova in questa situazione) anche l’altro lato del bullismo, quello meno discusso, degli adulti deboli che anziché rispettare, educare e migliorare, demoliscono gli altri per invidia e potere.

Il mio consiglio è questo: non abbiate paura di combattere il bullismo, di qualsiasi forma. Nessuno se lo merita e chi lo fa non deve diventare potente sugli altri.

Sarebbe un mondo migliore se, prima di umiliare qualcuno, ci si chiedesse: e se lo facessero a me, o a mio figlio?

(lettrice anonima)

"Non ero mai abbastanza", poi sono iniziati i calci e i pugni

"Non ero mai abbastanza", poi sono iniziati i calci e i pugni

Cara amica, nelle riflessioni che fai sulla tua storia personale hai perfettamente sintetizzato due grandi verità.

La prima, che forse qualche volta diamo per scontata, è proprio: di cosa parliamo quando parliamo di bullismo (e cyberbullismo, di conseguenza). Bullismo è essere volontariamente violenti, psicologicamente e fisicamente, con una persona a cui è facile fare del male, perché fragile o indifesa; o, come nel tuo caso, perché la posizione del bullo nei suoi confronti le impedisce di reagire. La violenza vessatoria e psicologica è sempre una questione di potere.

E sì, hai ragione: la prof che si è permessa di fare la bulla con te, una sua alunna, è una persona debole. La qualità del suo insegnamento, che doveva includere anche valori umani prima che semplici nozioni, non poteva che essere deprecabile. Posso solo augurarmi che l’allontanamento dalla cattedra l’abbia messa di fronte alla necessità di mettersi in discussione e che qualcuno suo pari le abbia detto, senza mezzi termini, che il suo comportamento non è accettabile, né a scuola né altrove.

La seconda cosa che evidenzi, soprattutto nelle tue conclusioni, è che il bullismo non è un’azione del singolo, ma un comportamento sociale. Essendo una violenza iterata, è possibile solo in contesti dove, se non c’è esplicita accettazione, non esiste comunque una condanna esplicita. I tuoi compagni, che ti manifestavano una solidarietà che di certo ti ha aiutato a non crollare di fronte agli attacchi immotivati della prof, certamente avevano paura a schierarsi apertamente dalla tua parte; ma i loro genitori bene avrebbero fatto ad affiancare tua madre e affrontarla sul piano degli adulti. Non escludo che questo sia accaduto, visto che l’insegnante è stata rimossa dal suo incarico.

Combattere il bullismo è un’azione culturale e sociale: culturale perché prevede la consapevolezza e la condanna della vessazione dei più deboli; sociale perché ogni atto di bullismo può finire nei primissimi minuti, se stroncato sul nascere da una disapprovazione esplicita di chi assiste alla violenza.

Bullismo e potere: se l’insegnante prende di mira l’alunn* più fragile

La scuola, come ogni altra istituzione, è fatta prima di tutto di persone. Questo significa che, anche all’interno del contesto scolastico, un insegnante possa scegliere – più o meno consapevolmente – di attaccare un* alliev* come forma di controllo e di esercizio del proprio potere sulla classe. Oltre ad essere un atteggiamento deprecabile che mina alle basi il senso stesso del rapporto tra docente e alunni, il bullismo di un insegnante non può essere contrastato dal gruppo classe. Gli studenti sono infatti tutti in posizione subordinata e possono solo, come in questo caso, manifestare solidarietà alla vittima (quando invece, al contrario, non recepiscono la lezione iniqua della prof e infieriscono a loro volta).

Tocca agli adulti opporre una ferma condanna al comportamento irresponsabile e violento che arriva proprio da quella cattedra che dovrebbe impartire insegnamenti civili e umani, prima che nozionistici. Per contrastare un insegnante bullo non è, di nuovo, possibile agire privatamente e attraverso la relazione diretta: occorre tener conto delle regole istituzionali e amministrative della scuola e agire come gruppo di genitori facendo valere le proprie ragioni con la dirigenza dell’istituto e i vertici amministrativi.

L’altro lato di una vicenda così spiacevole è che, se si riesce a coinvolgere altri adulti (genitori, insegnanti, personale amministrativo) in un fronte di reazione a un adulto bullo, si darà ai ragazzi un esempio prezioso di come la risposta della comunità sia l’unico antidoto alla violenza verso chi non può difendersi.

Messaggio importante per chi è vittima di bullismo o sexting

Sei una vittima, non vergognarti. Non è colpa tua e non sei solo.
Parlane con un adulto e con chi può darti un aiuto concreto: qui di seguito trovi un manuale di primo soccorso.
Se pensi che i tuoi genitori o gli adulti di riferimento non possano capire o non stiano accogliendo la tua richiesta di aiuto in maniera idonea, fai leggere loro queste parole e prendi contatto con persone qualificate che potranno darti il supporto necessario e che meriti.

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Raccontaci la tua esperienza di bullismo. Scrivici via WhatsApp a questo numero
(anonimato garantito):

347 5411671

La rubrica di Roba da Donne “Non te lo posso dire – Alziamo la voce VS il bullismo”, è curata da Nadia Busato, scrittrice e giornalista, che risponderà, in una sorta di posta del cuore, a chi il cuore lo ha ferito dalla crudeltà altrui, a chi ha perso la speranza, a chi non sa come uscirne o con chi parlarne e vorrà raccontarci la sua storia di bullismo e soprusi.
Accanto a noi, in questo percorso, gli amici di Centro Nazionale contro il Bullismo – Bulli Stop, il dottor Massimo Giuliani e la dottoressa Carmen Sansonetti (Area Nord Italia – Lombardia Settore Scuole ed Eventi Sportivi), che ci hanno aiutato a mettere a punto il kit di primo soccorso che trovate qui di seguito.
Se sei vittima di bullismo o non sai come aiutare una persona vicino a te che lo è clicca qui:

MANUALE DI PRIMO SOCCORSO
PER VITTIME DI BULLISMO E DI CYBERBULLISMO

Non sei sola/o. Alziamo la voce contro il bullismo.
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