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"Quello che tua figlia non riesce a dirti": lettera di una mamma a un'altra mamma

Nadia Busato risponde a un messaggio arrivato al nostro numero di Whatsapp, in cui una ragazza di 25 anni racconta di come la fortuna di essere sopravvissuta a una pericolosa operazione si sia trasformata in una tristezza che nessuno riesce a capire.
Questo contenuto fa parte della rubrica “Non te lo posso dire”

In questi mesi ci avete scritto molte storie, confidandovi con Nadia Busato, per raccontare le vostre esperienze, fatte di difficoltà, dolore, ma anche voglia di riscatto. Giovedì 17 ottobre 2019 saremo noi, insieme a Nadia, a raccontare qualcosa a voi, nell’ambito dei Digital Innovation Days 2019. Qui trovate le informazioni per l’evento.

 

 

“Ho 25 anni e il 28 maggio di quest’anno ho subito un intervento di urgenza a cuore aperto. Stavo rischiando di morire. È successo tutto troppo in fretta senza programmi: ero dal cardiologo a fare una visita perché stavo poco bene, hanno chiamato l’ambulanza e mi hanno portata in ospedale e direttamente in sala operatoria. Non ho visto i miei genitori fino a quando, dopo 3 giorni, mi sono svegliata dall’operazione.

So di essere stata fortunata e me lo dicono tutti. Rido e scherzo, ma dentro di me porto una tristezza infinita: una cicatrice gigante e un peso sul cuore. Dentro di me sono triste da morire, ma non lo dò a vedere a chi mi circonda e spesso la sera quando sono da sola piango.

I medici mi hanno consigliato di andare da uno psicologo. Mia madre però non sa come mi sento realmente perché agli altri mi mostro sempre tranquilla e ha pensato che non c’è bisogno. Non potrò più fare alcune cose perché dopo l’operazione che ho subito mi sono vietate e per ora che fa caldo evito di uscire di giorno ed esco solo la sera. Purtroppo non ho potuto riprendere quello che stavo facendo prima dell’operazione perché non posso a causa di questa e adesso devo ricominciare tutto da capo. Devo trovare un nuovo lavoro devo crearmi una nuova vita e non so da dove cominciare.”

(lettrice anonima, 25 anni)

Sì, sei stata molto fortunata. Questo non significa che tu non possa sentirti tremendamente triste o scoraggiata.

Personalmente, ammiro immensamente chi riesce ad affrontare una malattia difficile e a parlarne con ironia. Penso alla giornalista e scrittrice Francesca “Wondy” del Rosso, alla giornalista Nadia Toffa, allo sceneggiatore e drammaturgo Mattia Torre, che con il loro spirito e il loro talento hanno saputo ridere e far ridere della malattia e anche della morte. Tu sei stata fortunata, ma non è necessario ora mostrare qualcosa che non senti. E poiché conosco bene la sensazione di sentirsi in dovere di dissimulare i propri sentimenti negativi, vorrei che tu facessi leggere queste righe a tua madre.

Cara mamma, non ti conosco e non posso capire lo spavento e poi il sollievo di vedere tua figlia sopravvivere a un intervento così improvviso e grave. Immagino la tua soddisfazione nel vederla giorno per giorno in ripresa fisica, quieta e tranquilla nella protezione della vostra casa. Vorrei che tu ripensassi ai primi momenti insieme e a come ogni bisogno di tua figlia neonata era espresso attraverso il pianto e la manifestazione disperata di un bisogno.

I figli piccoli non hanno schermi e ci chiedono aiuto con tutti gli strumenti che possiedono: la voce, il corpo, le azioni nello spazio. Ma crescendo, il loro amore si fa rassicurante: cercano di proteggerci dalla delusione, dalla sofferenza, dalle ferite che la vita talvolta gli procura. Più si fanno adulti, più gli è difficile chiederci aiuto con la stessa sincerità dei primissimi anni insieme.

Chiedere aiuto è difficile sempre; ancora di più se si tratta di condividere un insieme complesso di sensazioni negative. Ci vuole molta attenzione e disponibilità per raccogliere la richiesta di aiuto di un figlio adulto; e bisogna mantenere aperto lungo tutta la vita il canale della fiducia, del supporto, della comprensione. Ora, io credo che la malattia sia una grande occasione per entrambe voi: per te e per tua figlia.

Prova a immaginare di essere lei: la tua vita si è bruscamente interrotta di colpo. È vero: stai meglio fisicamente; ma quando dovrai uscire, dove andrai?, che cosa farai?, come ti sentirai se la malattia tornerà?, come potrai essere di nuovo pienamente indipendente? Anche se lei ora ti sembra tranquilla e tu sai che il peggio è passato e che la salute è la cosa più importante, non trascurare tutto il resto: essere autonomi e felici è una conquista complicata, in cui qualche volta un viaggio, un bel vestito, una notte di follia, una scommessa professionale contano più di un esito medico.

Provo a darti un suggerimento: mentre ti curi del suo benessere fisico, prova a chiederle come si sente; e non accontentarti di una risposta rassicurante. Provate a trovare insieme le parole per descrivere le sue sensazioni, cerca di aiutarla a descriverti il suo mondo interiore, quello che prova, le paure che custodisce. Quando è nata hai dovuto imparare a capire il suo linguaggio. Ora che è adulta, è importante che collaboriate entrambe alla costruzione di un nuovo linguaggio: quello di due donne con un legame speciale. Tua figlia ha ancora molto bisogno di te: cerca di aiutarla a chiederti aiuto.

Messaggio importante per chi è vittima di bullismo o sexting

Sei una vittima, non vergognarti. Non è colpa tua e non sei solo.
Parlane con un adulto e con chi può darti un aiuto concreto: qui di seguito trovi un manuale di primo soccorso.
Se pensi che i tuoi genitori o gli adulti di riferimento non possano capire o non stiano accogliendo la tua richiesta di aiuto in maniera idonea, fai leggere loro queste parole e prendi contatto con persone qualificate che potranno darti il supporto necessario e che meriti.

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Raccontaci la tua esperienza di bullismo. Scrivici via WhatsApp a questo numero
(anonimato garantito):

347 5411671

La rubrica di Roba da Donne “Non te lo posso dire – Alziamo la voce VS il bullismo”, è curata da Nadia Busato, scrittrice e giornalista, che risponderà, in una sorta di posta del cuore, a chi il cuore lo ha ferito dalla crudeltà altrui, a chi ha perso la speranza, a chi non sa come uscirne o con chi parlarne e vorrà raccontarci la sua storia di bullismo e soprusi.
Accanto a noi, in questo percorso, gli amici di Centro Nazionale contro il Bullismo – Bulli Stop, il dottor Massimo Giuliani e la dottoressa Carmen Sansonetti (Area Nord Italia – Lombardia Settore Scuole ed Eventi Sportivi), che ci hanno aiutato a mettere a punto il kit di primo soccorso che trovate qui di seguito.
Se sei vittima di bullismo o non sai come aiutare una persona vicino a te che lo è clicca qui:

MANUALE DI PRIMO SOCCORSO
PER VITTIME DI BULLISMO E DI CYBERBULLISMO

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