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L’orrore di Bibbiano e le balle che ci stanno rifilando giocando sulla pelle dei bambini

Sull'orrore di Bibbiano e dei bimbi strappati alle famiglie sono state spese molte parole. Ma, in molti casi, disinformazione e fake news abbondano, quando invece chiarezza e verità dovrebbero essere indispensabili per dipanare una matassa che è complessa e terribile.

Lo scandalo di Bibbiano, dei bambini strappati alle loro famiglie naturali per essere affidati ad altre, grazie a un sistema illecito di manipolazione delle testimonianze degli stessi o di contraffazione delle medesime, ha suscitato, naturalmente, l’indignazione generale: non solo di chi è genitore, e quindi si è subito immedesimato nelle mamme e nei papà che si sono visti togliere i figli con le accuse più infamanti – si va dai maltrattamenti agli abusi sessuali – ma di tutti, perché quello che sembra essere stato messo in piedi è un giro di affari sporchi che hanno lucrato sulle spalle dei più indifesi. I bambini, appunto.

La cosa spiacevole tuttavia – oltre la vicenda, che è assolutamente aberrante ma su cui sta lavorando la magistratura nei modi e tempi debiti – è che della questione si sia disquisito a lungo, oltre che nei media tradizionali, anche sui social, e persino nelle sedi istituzionali, trasformandola però in un argomento di conversazione alla pari dello sport o dei cambiamenti climatici. Quando, invece, sarebbe forse opportuno riflettere un secondo su quanto sia appropriato dibattere di un tema tanto complesso e delicato su spazi mediatici dove si può leggere, ahinoi, davvero di tutto e di più.

E, in effetti, da quando l’inchiesta Angeli e Demoni ha portato a galla lo scandalo, sono davvero tante le imprecisioni, gli errori di valutazione e le fake news che si sono propagate a macchia d’olio sull’argomento. Per questo, ci sembra opportuno fare un minimo di chiarezza per cercare di distinguere cosa è davvero successo – e sta succedendo – e cosa, invece, non è altro che il frutto di una forzatura mediatica o di un’abile propaganda politica.

L’inchiesta

L’inchiesta Angeli e Demoni, partita nell’estate del 2018, è stata resa pubblica solo il 27 giugno 2019, quando i carabinieri di Reggio Emilia hanno messo agli arresti domiciliari 6 persone e notificato misure cautelari ad altre 10.

Nell’ordinanza del giudice delle indagini preliminari Luca Ramponi si legge che gli indagati sono accusati a vario titolo di “frode processuale, depistaggio, maltrattamenti su minori, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, abuso d’ufficio, peculato d’uso e lesioni gravissime”.

Partiamo da un primo punto importante: tutto quello che leggerete di seguito è quanto viene sostenuto dall’accusa. Non c’è ancora in atto un processo e, quindi, allo stato attuale delle cose è lecito e doveroso parlare di ipotesi e di impianto accusatorio. Non di verità, né tantomeno di sentenze.

Nel 2018, dicevamo, gli investigatori si sono insospettiti di fronte all’elevato numero di denunce dai servizi sociali contro diversi genitori, accusati di aver usato violenze nei confronti dei propri figli, tutte provenienti dai servizi sociali dell’Unione Val d’Enza, un consorzio di sette comuni che condividono la gestione di molti servizi.

Secondo i pubblici ministeri di Reggio Emilia, psicologi e assistenti sociali avrebbero manipolato e falsificato i documenti con le dichiarazioni dei bambini per far emergere, in maniera fallace, situazioni di abusi e violenze in famiglia, così da poter giustificare l’affidamento ad altre famiglie.

Secondo quanto riporta Valigia Blu, si partiva sempre da una segnalazione – una rivelazione del bambino o della bambina alle insegnanti o la denuncia di un parente – in cui fossero presenti “elementi indicativi anche labili” di abusi sessuali, che potevano semplicemente essere “comportamenti interpretabili, e di fatto interpretati puntualmente dagli assistenti sociali e psicologi indagati, in termini di erotizzazione precoce”.

Da lì venivano inviate segnalazioni e relazioni all’Autorità Giudiziaria Minorile e alla Procura della Repubblica del tribunale di Reggio Emilia, spesso stilate con delle manipolazioni alle reali dichiarazioni dei bambini. I minori venivano quindi ospitati presso una struttura pubblica di Bibbiano, La Cura, nata proprio per essere un centro di sostegno per i minori vittime di abusi sessuali e violenze, gestita dalla Hansel e Gretel, una Onlus di Moncalieri fondata dallo psicoterapeuta Claudio Foti assieme alla moglie, Nadia Bolognini.

Arriviamo così al motivo principale per cui questo sistema illecito avrebbe avuto luogo: il denaro.

Ma non quello pagato dalle famiglie affidatarie dei bambini portati via dai genitori, come in un primo tempo si era letto. Nessun bambino è stato “venduto”. Il denaro, semmai, era quello intascato dagli psicologi del centro La Cura, che per ogni seduta avrebbero ricevuto dal comune 135 euro, a fronte dei 60-70 normalmente previsti e di cui, peraltro, l’Asl avrebbe potuto farsi carico gratuitamente.

Fatture di sedute di psicoterapia “gonfiate”, per un danno economico all’Asl di Reggio Emilia e per l’Unione quantificato, secondo le indagini, in 200mila euro. Ecco il motivo per cui era importante avere quanti più  bambini possibile ospitati al centro e bisognosi di terapie di questo genere. E in questo filone delle indagini, ossia quello degli illeciti amministrativi, rientra il ruolo di Andrea Carletti, il sindaco Pd di Bibbiano arrestato nell’ambito dell’inchiesta, di cui parleremo più avanti.

Restiamo invece sul filone che, umanamente, ci interessa di più, quello dei bambini plagiati, e cerchiamo di smentire alcune delle false informazioni diffuse nei giorni scorsi. Ad esempio, l’uso dell’elettroshock per estorcere false dichiarazioni ai bambini.

Non è mai stato usato l’elettroshock

Fonte: repubblica

Continua l’articolo di Valigia Blu che ha  ben riassunto la vicenda.

Nell’ordinanza, ad esempio, viene riportato come una casa definita in una relazione dei servizi sociali come fatiscente, con cibo avariato sui mobili e non adatta a un minore, fosse invece risultata un’abitazione normale durante l’ispezione dei carabinieri. Altre dichiarazioni false riguardavano ‘frasi testuali asseritamente pronunciate ‘ da un minore ‘indicandole tra virgolette e in realtà frutto di sintesi ed elaborazioni degli indagati’.

Quanto alle omissioni, invece, viene raccontato il caso di una bambina i cui comportamenti vengono fatti risalire tutti a un presunto abuso, omettendo che soffriva di epilessia; oppure veniva scritto che questa non voleva incontrare i genitori per paura di essere rapita, circostanza risultata falsa dalle intercettazioni ambientali delle sedute di psicoterapia’. […] Lo scopo era quello di ‘dipingere il nucleo famigliare originario come connivente (almeno se non complice o peggio) con il presunto adulto abusante, e a supportare in modo subdolo e artificioso indizi o aggravare quelli esistenti, nascondendo elementi indicatori di possibili spiegazioni alternative ai segnali o comportamenti dei minori’.

Per ottenere dichiarazioni mendaci dai bambini, molti media nei giorni immediatamente seguenti allo scoppio dello scandalo hanno scritto che gli psicologi e gli assistenti sociali avrebbero usato persino l’elettroshock su di loro, salvo poi correggere il tiro quando si è capito che nell’inchiesta non si è mai parlato di elettroshock; lo stesso procuratore capo, Marco Mescolini, nel corso di una conferenza stampa ha escluso che si sia mai trattato di questo, mentre nell’ordinanza del gip si legge di una “macchinetta dei ricordi” usata “senza l’ok della famiglia” dalla psicoterapeuta Nadia Bolognini della Onlus Hansel e Gretel.

L’elettroshock si basa  sull’induzione di convulsioni nel paziente tramite il passaggio di corrente elettrica nel cervello; nel caso dei bambini, invece, sarebbe stato usato un dispositivo Neurotek, usato nell’ambito della psicoterapia EMDR, di cui Isabel Fernandez, presidente dell’Associazione EMDR Italia, ha spiegato a Repubblica  come sia una terapia “nata per curare il disturbo da stress post traumatico dei veterani del Vietnam, ora usata con chi sopravvive a un terremoto, con quelli del ponte Morandi” basata “su movimenti oculari destra-sinistra, gli stessi della fase Rem del sonno. Il ricordo perde la sua carica emotiva negativa, si attenua”.

La Fernandez assicura che il trattamento non faccia in alcun modo “affiorare ricordi di situazioni traumatiche che non sono avvenute. Se non c’erano abusi o maltrattamenti accertati, non c’era niente da trattare. Non si può cioè far ricordare ai pazienti cose che non hanno vissuto”. Va detto che il dibattito scientifico sull’utilizzo del Neurotek è piuttosto acceso, ma non si tratta assolutamente di niente di simile all’elettroshock.

L’affidamento alle famiglie gay

Una delle tante imprecisioni sul caso Bibbiano riguarda l’affidamento dei bambini a famiglie omosessuali, ed è stata usata per montare ad hoc l’indignazione social e per riportare in auge la polemica sul gender. Uno dei meme più diffusi sulla questione recita, come riporta bufale.net, fra le altre cose:

Avete capito che portavano via i figli alle famiglie, accusando i genitori di abusi inventati di sana pianta, per lucrare e darli in affido a strutture e coppie gay? […] Perché non vedo tutto questo sui giornali, TV e social? Perché non leggo articoli nei noti saloni radical chic? Questo silenzio è la violenza più profonda. Questo silenzio è inaccettabile.

Peraltro, forse proprio fomentato da questa informazione piuttosto distorta il vicepresidente del consiglio comunale di FdI di Vercelli, Giuseppe Cannata, medico, si è lasciato andare a un’esternazione decisamente sopra le righe (eufemismo), scrivendo in un post, poi rimosso, “Ammazzateli tutti ‘ste lesbiche, gay e pedofili”.

Autosospeso dal partito e aspramente ripreso da Giorgia Meloni, Cannata ha in seguito fatto mea culpa spiegando di essere “indignato per le vicende di Bibbiano, per quei bambini tolti ai genitori senza motivo, e volevo esprimere tutta la mia indignazione per quei fatti. So di avere utilizzato parole improprie e mi dispiace. Spero che queste mie scuse possano essere accettate da chi si è sentito offeso e mi auguro che non si strumentalizzi questo inciampo”.

Il fatto, però, è che anche sulla questione dell’affido a coppie omosessuali va fatta chiarezza. Partendo da un fatto conclamato, ben esaminato da bufale.net: fra gli indagati agli arresti domiciliari figura anche Federica Anghinolfi, dirigente dei Servizi Sociali dell’Unione dei Comuni, e Fadia Bassmaji e Daniela Bedogni, una coppia omosessuale alla quale proprio la Anghinolfi aveva affidato una bambina seguendo il modus operandi tristemente noto.

Perché la bimba è stata affidata proprio a questa coppia? Come riporta Il Resto del Carlino, la Aghinolfi, dichiaratamente omosessuale, avrebbe avuto una relazione con la Bassmaji, e avrebbe quindi favorito l’ex partner nell’affidamento della bambina. Ma quella di Bassmaji – Bedogni è stata l’unica coppia omosessuale ad aver accolto una bambina nel 2016. Fermo restando, naturalmente, che la discriminante coppia etero-coppia omosessuale c’entri davvero poco con la faccenda, che è di per sé aberrante. 

Il ruolo di Andrea Carletti

Andrea Carletti (Fonte: web)

Veniamo ora alla questione riguardante il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, indagato per concorso in abuso di ufficio. Secondo l’accusa, Carletti sarebbe stato pienamente consapevole delle fatture gonfiate del centro gestito dalla Hansel e Gretel di Foti, ma sarebbe totalmente estraneo alla vicenda dei bambini plagiati. Non ne sapeva nulla, in sostanza, come peraltro specificato dal procuratore di Reggio Emilia Marco Mescolini, il quale ha ribadito come a Carletti venga “contestato di aver violato le norme sull’affidamento dei locali dove si svolgevano le sedute terapeutiche, ma non è coinvolto nei crimini contro i minori”.

Proprio Carletti, con la Aghinolfi, avrebbe infatti concesso nel 2016 la gestione de La Cura a Foti nonostante, come sembra risultare dalle carte dell’inchiesta, la referente del servizio di neuropsichiatria infantile della Asl di Montecchio Emilia avesse chiaramente fatto sapere che non c’era bisogno di rivolgersi agli psicologi del centro Hansel e Gretel, e che nella Asl di Reggio Emilia c’erano figure professionali in grado di gestire i bambini segnalati dai servizi sociali.

Secondo i pm Carletti avrebbe agito “pienamente consapevole della totale illiceità del sistema sopra descritto e dell’assenza di qualunque forma di procedura ad evidenza pubblica”, ma è stato aggiunto che il sindaco non fosse a conoscenza del sistema illegale di affidamento dei bambini.

Il ruolo ricorrente della Hansel e Gretel

È infine significativo notare come il nome di Claudio Foti o, più in generale, della sua onlus ricorra in altre vicende simili: nell’ormai nota inchiesta Veleno condotta da Pablo Trincia e Alessia Rafanelli, sul caso della Bassa Modenese che portò all’allontanamento di 16 bambini dalle loro famiglie, ad esempio. Ma anche in un caso avvenuto a Salerno nel 2007, raccontato da Rosaria Capacchione su Fanpage, in cui tre bambini sarebbero stati allontanati dalle famiglie accusate di partecipare a sette sataniche.

Infine, il nome di Foti e della prima moglie Cristina Roccia compare anche nella vicenda di Sagliano, in cui un’intera famiglia ha deciso di togliersi la vita perché indagata per abusi sessuali su figli e nipoti.

È chiaro che la vicenda di Bibbiano sarà lunga e tortuosa da decifrare, ma distinguere l’illecito amministrativo dal dramma vissuto dalle famiglie che si sarebbero viste ingiustamente strappare i figli da persone spregiudicate in nome del loro guadagno è importantissimo per dare alle cose la giusta dimensione e il giusto nome. Altrimenti, non si fa altro che alimentarsi di luoghi comuni e fake news, cosa di cui abbiamo tutt’altro che bisogno.

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