Io e E. siamo sempre stati amici inseparabili: eravamo compagni di banco alle elementari, giochiamo insieme a calcio da sempre, per me è come un fratello. Mi ha raccontato che, per gioco, ha scambiato delle fotografie con un altro ragazzo. Volevano vantarsi dei progressi in palestra e le foto erano per mostrare all’altro la forma raggiunta. Comunque, queste foto, non sa come, sono girate tra gli amici. Ora lui è terrorizzato all’idea di essere additato come gay. Non parla con nessuno, ha smesso di uscire, temo che diventi pazzo. [Ale, 15 anni]

Settant’anni fa la scienza ha dimostrato, in maniera inequivocabile, che parlare solo di maschi e di femmine non ha nessun senso. Gli esseri umani sono creature complesse; e complesso è il desiderio, quando li fa incontrare. Negli anni ’50 ci sono stati i due libri del rapporto Kinsey; dopo meno di dieci anni sono stati pubblicati gli studi di William H. Masters e Virginia E. Johnson (i due scienziati a cui si ispira la serie Masters of Sex).

In tutti questi anni, la letteratura scientifica non ha mai smesso di ricordarci due cose. La prima è che omosessuali ed eterosessuali sono una minoranza: la maggior parte degli individui è semplicemente… curioso. Questo significa che sperimenta un desiderio diverso, in momenti diversi della sua vita.

La seconda è che, esattamente come fa la scienza, anche noi dovremmo smettere di giudicare giusti o sbagliati gli altri per le loro preferenze nell’intimità.

Parlando di E., immagino che il suo timore non sia figlio della stessa omofobia di cui teme di essere vittima, bensì sia la lecita e legittima preoccupazione che la sua sessualità venga fraintesa e definita da altri.

La cosa migliore che puoi fare per lui è dirgli chiaramente, ripetutamente, esplicitamente che, foto o non foto, lui per te è sempre un amico. Magari ti sembra scontato, ma in un momento in cui ci si sente soli al centro di un possibile scandalo, non lo è affatto. Digli che tu lasci che sia lui a definirsi, se ne sente l’esigenza, o a non farlo affatto.

Potresti anche dirgli che quello che fa con la sua immagine, se è qualcosa che lo diverte e gli piace, per te è privo di interesse.

E puoi stare al suo fianco cercando di ridimensionare i suoi timori rispetto a quello che succede nella realtà. Non mi dai molte informazioni; quindi voglio sperare che quelle foto siano state viste da un estraneo che le ha semplicemente cestinate.

Ma nel caso qualcuno si permetta di dirgli qualcosa, c’è una risposta senza tempo che E. può sfoderare in ogni canale e in ogni occasione: sono affari miei.

Pregiudizi: come parlarne con un adulto

L’adolescenza è il momento della scoperta di sé; e dell’esplorazione dei propri desideri. Nonostante oggi le immagini erotiche occupino quasi un terzo della rete, il desiderio resta ancora una conoscenza privata, esplorativa, fatta di consapevolezza e curiosità. Ogni gusto, ogni scelta intima ha un’etichetta precisa: c’è un catalogo di preferenze erotiche che, però, detestiamo vederci applicate.

Il caso di E. è emblematico di come internet sia un ambiente fortemente connotato da tensioni omofobiche e, in generale, rigide rispetto a cosa deve o non deve piacere a un giovane uomo; anche quando è in rete.

Veder violata una confidenza intima che diventa il centro di uno scandalo, circoscritto o virale che sia, scatena una tempesta di intense emozioni, che vanno dalla rabbia alla vergogna, dalla tristezza all’impotenza, dall’aggressività all’angoscia, dalla frustrazione all’autocommiserazione.

E se è vero che la diffusione di immagini non autorizzata può avere un profilo di reato sia civile sia penale, è anche vero che ogni volta che una fotografia entra nel web relazionale (chat, social network, IM instant messaging, ecc.), controllarne la diffusione – e imporne l’eliminazione –  è praticamente impossibile.

In un momento così, comunicare può essere estremamente difficile. La persona che è stata tradita è quasi irriconoscibile: sembra un estraneo.

Essere molto accoglienti e comprensivi aiuta, ma non basta: bisogna anche essere lucidi e operativi. Subito, bisogna analizzare realisticamente cosa sta succedendo e intervenire subito qualora lo scandalo rischi di fare realmente del male: ricorrere all’autorità se esiste un dolo e, soprattutto, chiedere il supporto di uno psicologo se la tempesta emotiva rischia di inghiottire la persona tradita.

Messaggio importante per chi è vittima di bullismo o sexting

Sei una vittima, non vergognarti. Non è colpa tua e non sei solo.
Parlane con un adulto e con chi può darti un aiuto concreto: qui di seguito trovi un manuale di primo soccorso.
Se pensi che i tuoi genitori o gli adulti di riferimento non possano capire o non stiano accogliendo la tua richiesta di aiuto in maniera idonea, fai leggere loro queste parole e prendi contatto con persone qualificate che potranno darti il supporto necessario e che meriti.

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La rubrica di Roba da Donne “Non te lo posso dire – Alziamo la voce VS il bullismo”, è curata da Nadia Busato, scrittrice e giornalista, che risponderà, in una sorta di posta del cuore, a chi il cuore lo ha ferito dalla crudeltà altrui, a chi ha perso la speranza, a chi non sa come uscirne o con chi parlarne e vorrà raccontarci la sua storia di bullismo e soprusi.
Accanto a noi, in questo percorso, gli amici di Centro Nazionale contro il Bullismo – Bulli Stop, il dottor Massimo Giuliani e la dottoressa Carmen Sansonetti (Area Nord Italia – Lombardia Settore Scuole ed Eventi Sportivi), che ci hanno aiutato a mettere a punto il kit di primo soccorso che trovate qui di seguito.
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