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Avere 17 anni e la paura di amare chi potrebbe tradirci con un video hot

Nadia Busato risponde al messaggio di ila, 17 anni, inviato sul numero di WhatsApp di Roba da Donne, dedicato alla rubrica Non te lo posso dire, un luogo protetto in cui confessare le nostre storie di bullismo e cercare aiuto (informazioni sotto l'articolo).
Questo contenuto fa parte della rubrica “Non te lo posso dire”

Praticamente ogni giorno, ormai, veniamo a conoscenza di storie di ragazzi e ragazze disperati per essere stati ripresi durante un rapporto intimo con video che vengono condivisi a loro insaputa. Secondo te se accetto di uscire con una persona per un appuntamento posso chiederle di spegnere il telefono (ovviamente lo farei anche io) e precisare che non ha il mio consenso a girare nessun tipo di video? O non serve a niente e può essere offensivo?
[ila, 17 anni]

Penso che sarebbe un vero sogno poter uscire con chiunque ed essere entrambi disconnessi, soprattutto se l’appuntamento che ci aspetta può diventare romantico (o bollente) da un momento all’altro.

Ma questo non è il posto giusto per sognare: qui ci occupiamo di problemi reali. E quello della diffusione di immagini e video intimi senza consenso è il nuovo rischio entrato nella nostra camera da letto. Per il rischio sentimentale possiamo contare sull’esperienza e un po’ di sano cinismo, ma spesso quando si è adolescenti è possibile (e normale) che manchino entrambi. Per quello sanitario la risposta migliore è sempre la prevenzione. Ma per il rischio digitale una vera risposta non c’è.

Quasi non ce l’ha nemmeno la legge, che in tribunale tratta i casi come questo qualche volta come inviolabilità del domicilio e altri come violazione dei dati personali e diffamazione. In qualunque modo siano rubate queste immagini, si tratta comunque di reato. E non di un reato qualsiasi, ma di reato penale: la questione è molto seria e gli strumenti legali per chi ne è vittima a sua insaputa sono molti.

C’è una parolina chiave nella legge che è: indebitamente. Questo semplice termine significa che per realizzare fotografie o video o registrazioni di un momento intimo bisogna avere il consenso dell’altra persona. Chiaro, esplicito, dimostrabile. Se questo non c’è, non si può fare. Punto.

Tornando a noi, cara ila, ci sono due cose che puoi fare. La prima è dichiarare alla persona con cui stai uscendo che preferisci il telefono spento e, se vedi che la situazione diventa intima, che non vuoi essere ripresa o fotografata in alcun modo. Puoi dirlo con ironia o seriamente; ma puoi e devi dirlo se per te è importante.

La seconda è mollare subito e senza alcuna esitazione un partner che non considera con serietà la tua richiesta o si permette comunque di fare immagini o video della vostra intimità; anche se gli hai detto di no, magari giurando che li terrà per sé. Il rispetto non è qualcosa su cui si discute.

Video intimi diffusi in rete: come parlarne con un adulto.

La diffusione di immagini e video intimi in rete o tramite chat è un fenomeno in crescita, non solo tra i giovani. Sempre più persone considerano normale usare il cellulare continuamente, anche durante l’intimità. E non si rendono conto che divulgando qualcosa di intimo compromettono non solo la fiducia e la reputazione dell’altra persona, ma rischiano di affrontare una denuncia penale.

Da vittime, parlarne non è affatto facile: la vergogna spesso si unisce all’ansia di non aver fatto abbastanza. Inoltre, una volta che la diffusione è iniziata, ci si sente bersaglio del giudizio altrui. E si ha, giustamente, paura. Un dialogo in queste condizioni può avvenire solo se dall’altra parte non c’è colpevolizzazione, ma ascolto e accoglienza di tutti i sentimenti di rabbia, paura e fallimento che un atto del genere sollevano.

Inoltre, bisogna essere molto concreti e cercare al più presto l’aiuto di una persona competente, come un referente scolastico per il cyberbullismo, un ufficio di polizia postale o un avvocato di fiducia. Se il caso richiede l’intervento della giustizia, la tempestività della querela è un aspetto da non trascurare.

Messaggio importante per chi è vittima di bullismo o sexting

Sei una vittima, non vergognarti. Non è colpa tua e non sei solo.
Parlane con un adulto e con chi può darti un aiuto concreto: qui di seguito trovi un manuale di primo soccorso.
Se pensi che i tuoi genitori o gli adulti di riferimento non possano capire o non stiano accogliendo la tua richiesta di aiuto in maniera idonea, fai leggere loro queste parole e prendi contatto con persone qualificate che potranno darti il supporto necessario e che meriti.

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Raccontaci la tua esperienza di bullismo. Scrivici via WhatsApp a questo numero
(anonimato garantito):

347 5411671

La rubrica di Roba da Donne “Non te lo posso dire – Alziamo la voce VS il bullismo”, è curata da Nadia Busato, scrittrice e giornalista, che risponderà, in una sorta di posta del cuore, a chi il cuore lo ha ferito dalla crudeltà altrui, a chi ha perso la speranza, a chi non sa come uscirne o con chi parlarne e vorrà raccontarci la sua storia di bullismo e soprusi.
Accanto a noi, in questo percorso, gli amici di Centro Nazionale contro il Bullismo – Bulli Stop, il dottor Massimo Giuliani e la dottoressa Carmen Sansonetti (Area Nord Italia – Lombardia Settore Scuole ed Eventi Sportivi), che ci hanno aiutato a mettere a punto il kit di primo soccorso che trovate qui di seguito.
Se sei vittima di bullismo o non sai come aiutare una persona vicino a te che lo è clicca qui:

MANUALE DI PRIMO SOCCORSO
PER VITTIME DI BULLISMO E DI CYBERBULLISMO

Non sei sola/o. Alziamo la voce contro il bullismo.
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