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Sessismo: ne esistono almeno 4 tipi. Come imparare a riconoscerlo

Di sessismo si parla spesso. Non a caso, è tra le parole più cercate su Google. Ma siamo sicuri di saperlo riconoscere sempre e comunque?

Cosa significa sessismo.

Questa è una delle frasi che sono comparse più spesso nei nostri motori di ricerca in tutto il 2018, come testimoniano i dati forniti da Google Trends.

Perché in effetti, di sessismo nell’anno passato si è parlato spesso (purtroppo) e (mal)volentieri, spinti anche da alcuni fatti di cronaca e attualità che hanno caratterizzato tutto il 2018: dal movimento MeToo trascinato dalle rivelazioni scioccanti di Asia Argento sulle molestie subite da Harvey Weinstein, passando per alcune frasi e situazioni che hanno lasciato piuttosto perplessi. La frase del dj Martin Solveig alla vincitrice del Pallone d’oro femminile, quel “sai fare twerking?” che è uscita poco come battuta ironica e più come modo per dire “Sì ok, a parte la stupidaggine che sai giocare a calcio, muovi anche le chiappe?”, la maglietta offensiva di Luigi Mario Favoloso, squalificato dal Grande Fratello Vip per tale motivo, nell’apoteosi più negativa e diseducativa del trash.

Fino alla frase di Fulvio Collovati, campione del mondo nel calcio, non nella signorilità, che ha bollato, molto velocemente, tutte le donne come incapaci a parlare di tattica.

Di esempi, ahinoi, ce ne sarebbero fin troppi, perché il sessismo è tutt’altro che raro nella società, anche se non tutti sanno spiegare esattamente di cosa si stia parlando, ecco il perché di tante ricerche su Google.

Cecilia Robustelli, linguista che per Treccani ha scritto la voce sul “sessismo nella lingua italiana”, ha spiegato il significato di sessista al Corriere:

Il termine è stato coniato dalle femministe americane degli anni ’60 per indicare l’atteggiamento discriminatorio di chi giustifica, promuove o difende l’idea dell’inferiorità del sesso femminile rispetto a quello maschile. Sarebbe sessista anche chi svilisce gli uomini in quanto tali, ma dato che storicamente è accaduto il contrario, la parola ha assunto un’accezione tanto forte da esaurire il suo significato nell’ambito della discriminazione femminile.

Cerchiamo quindi di capire in maniera più approfondita di cosa stiamo parlando.

Sessismo: cos’è?

Parlando di sessismo ci riferiamo dunque a una discriminazione sulla base dell’identità di genere, nei confronti di un individuo ritenuto per qualche ragione “inferiore”.

Come si manifesta un atteggiamento sessista? Ad esempio, portando avanti l’idea della presunta superiorità, o del  maggior valore, di un genere o sesso rispetto all’altro. Con l’abitudine di categorizzare uomini e donne in base a stereotipi di genere, assegnando loro qualità positive e negative proprio sulla base di tali cliché.

Sessista è anche l’atteggiamento di chi rifiuta il riconoscimento di persone che non aderiscono al ruolo assegnato loro in base al sesso, ovvero transessuali, crossdresser, ma anche gay e lesbiche, basato, in questo caso, sulla semplificazione – sessista appunto – che vorrebbe distinguere il mondo solo attraverso la dicotomia uomo/donna.

Sebbene le discriminazioni basate sul sesso siano illegali in tantissimi paesi, è “prassi comune” per molti di loro portare comunque avanti politiche sessiste, volte a sfavorire una parte. Un esempio classico? Il gender pay gap, che interessa anche il nostro paese.

Il sessismo nella sua forma più acuta prende anche la forma di misoginia (odio per le donne) o misandria (odio per gli uomini).

Anche se una differenza, in effetti, c’è tra i due termini: il termine sessismo fu infatti coniato, si legge su Wikipedia, dalle femministe statunitensi, verso la fine degli anni ’60, proprio in opposizione al termine misoginia: se quest’ultimo, infatti, rinvia a motivazioni psicologiche, il termine sessismo, che richiama molto quello di “razzismo”, sottolinea invece le peculiarità sociali e politiche alla base di questi atteggiamenti; generalmente, a questioni biologiche (il sesso per le donne, il colore della pelle per i “non-bianchi”), sono state associate discriminazioni.

A ben vedere, esistono quattro forme di sessismo. Vediamole.

1. Il sessismo benevolo

sessismo
Fonte:corriere.it

Il sessismo benevolo è quello che, in apparenza, viene spesso scambiato come semplici “complimenti” da parte degli uomini. Alcuni esempi, spiegati da Cecilia Robustelli:

Si verifica quando ci si rivolge alle donne in modo all’apparenza carino, se non lusinghiero, ma in realtà svilendole. Sessismo benevolo è il titolo sulle ‘tre cicciottelle’ del tiro con l’arco, è il presidente della Sampdoria Massimo Ferrero che dice ‘la porta è come una donna, va penetrata’, è l’ex allenatore del Napoli Maurizio Sarri che fa alla giornalista ‘non ti mando a quel paese perché sei donna e carina’.

Secondo gli studiosi Peter Glick, della Lawrence University, e Susan Fiske della University of Massachusetts at Amherst, il sessismo benevolo consiste invece in una visione stereotipata della donna, che suscita sentimenti positivi, ma che comunque giustifica il relegamento della donna ai ruoli domestici.

2. Il sessismo ostile

Più manifestamente discriminatorio è il sessismo ostile, che sempre Glick e Fiske riconducono, ad esempio, alle figure di donna omeriche: la maga Circe e le Sirene, coloro che cercano di adescare Ulisse con la loro seduzione. L’immagine alla base del sessismo ostile è proprio questa, la donna come adescatrice che approfitta dell’uomo. Il sessismo ostile è anche più esplicito, e teso a caratterizzare le donne come pericolose, ma anche inferiori rispetto all’uomo, culturalmente, mentalmente e fisicamente.

3. Il sessismo linguistico

sessismo
Fonte: web

Questo tipo di sessismo non si esplicita solo nel non ricorrere alle forme femminili di alcune parole, come spiega Robustelli:

Diciamo ministro e non ministra, primario e non primaria, perché siamo abituati a pensare in ruoli di rilievo solo gli uomini.

Sessiste sono anche tutte le frasi che le donne si sentono rivolgere, spesso da altre donne, perché sono ormai entrate a far parte del lessico comune e del modo di esprimersi generale: cose come “una signorina non si comporta così”, fino a “sei nervosa, hai le tue cose?”

4. Il sessismo inverso

A onor del vero, però, di sessismo si parla anche nei confronti degli uomini, anche se può sembrare più raro: pensiamo, ad esempio, agli uomini accusati ingiustamente di stupro, che difficilmente riescono a ricostruirsi una vita e una reputazione “normali” dopo la caduta delle accuse; questi uomini possono subire minacce, insulti, o non essere più accettati socialmente e avere difficoltà nell’accesso al lavoro. Pensiamo anche alla pena prevista proprio per il reato di violenza sessuale: dai 10 ai 30 anni per gli uomini, dai 2 ai 7 anni per le donne.

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