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Fanny Van de Grift, "L'unica donna per cui valeva la pena di morire"

Moglie del grande scrittore Robert Louis Stevenson, fu scrittrice e pittrice: una donna forte e coraggiosa, che amava l'avventura
Questo contenuto fa parte della rubrica “Storie di Donne”

Nell’estate del 1879, un allora sconosciuto scrittore scozzese lasciò il suo paese per seguire una donna americana sposata, di dieci anni più grande di lui. Quelle tre settimane di viaggio quasi uccisero lui, troppo debole e povero per un’avventura di quel tipo, ma anche i suoi genitori, rimasti a Edimburgo in preda allo shock per la partenza rocambolesca del figlio. Ce l’avevano messa tutta per convincerlo a non seguire in California Fanny Van de Grift, una donna che a trentanove anni era considerata troppo vecchia. Non pensavano fosse giusta per lui, quindi non gli avevano pagato il viaggio. Quel giovane ostinato si chiamava Robert Louis Stevenson e qualche anno dopo sarebbe diventato famoso per libri come Il dottor Jekyll e mr. Hyde e L’isola del tesoro. Ma chi era quella donna di cui si era invaghito?

Fanny Van de Grift era nata a Indianapolis il 10 marzo 1840 e apparteneva a una famiglia benestante. Fin da piccola aveva mostrato un temperamento libero, caratteristica che l’avrebbe accompagnata per tutto il resto della sua vita. A diciassette anni si era innamorata di un tenente di nome Samuel Osbourne e l’aveva subito sposato, diventando poi madre di Isobel. Sembrava una vita già scritta e serena, ma qualcosa andò storto. Quasi sempre fuori casa, il marito di Fanny fu chiamato a combattere la guerra civile americana, ma qualche anno dopo finì in California per lavorare nelle miniere d’argento. A quel punto chiese alla moglie di raggiungerlo insieme alla piccola, che aveva cinque anni. Madre e figlia viaggiarono in condizioni disagevoli, attraversando tutti gli Stati Uniti e raggiungendo faticosamente l’agognato West. Una volta lì, si trovarono di fronte a una vita incredibilmente dura.

Stanco della vita in miniera, Samuel trascinò la famiglia in Nevada, dove iniziò a passare tutto il suo tempo tra saloon e prostitute. Spinto dalla caccia all’oro, poco tempo dopo decise di trasferirsi di nuovo, stavolta a San Francisco: ancora una volta, Fanny si abituò a un’altra esistenza miserevole. Suo marito sparì ancora, ma stavolta qualcuno le raccontò che era stato ucciso da un orso. Indossò quindi il lutto, ma l’uomo ritornò a casa, vivo e vegeto. Lo perdonò e decisero di avere un altro figlio, che chiamarono Samuel Lloyd. Quando le cose sembravano migliorare, il consorte tornò ai suoi vecchi passatempi e lei lo lasciò.

Fanny Van de Grift ricominciò una nuova vita a Indianapolis, ma qualche anno dopo Samuel decise di seguirla e i due tornarono insieme. Nacque un altro figlio, Hervey, e lei iniziò a dedicarsi alla pittura. Un quadretto idilliaco? Non proprio: stanca di sopportare le scappatelle di Samuel, decise di andare in Europa per studiare arte, portando con sé i figli, ma mentre si trovavano a Parigi, il più piccolo si ammalò di tubercolosi e morì. Devastata dal dolore, proprio in quei giorni conobbe Robert Louis Stevenson e si sentì subito attratta da lui. La decisione improvvisa di tornare in California, forse per i sensi di colpa verso il figlio morto, sconvolse il giovane scrittore, che la seguì e attese che lei divorziasse dal marito. Finalmente libera di amare, nel maggio 1880 Fanny lo sposò e con lui partì per una luna di miele avventurosa nella Napa Valley.

Sentendosi colpevole per aver scatenato l’ira della famiglia di Robert, che nel frattempo aveva bloccato la pubblicazione delle sue opere, Fanny lo convinse a tornare in Gran Bretagna e a riconciliarsi con i genitori. Finalmente lui poté dedicarsi serenamente alla scrittura, anche se la sua salute lo tediava. Nel 1887, d0po la morte del padre, la coppia decise di ripartire, in cerca di una località calda. Visitarono le isole Hawaii, Samoa, Tahiti e molte altre località idilliache, per poi fermarsi nell’isola di Vailima, dove nel 1894 lo scrittore morì. Fanny tornò in California con i figli e lì conobbe un giovane giornalista di nome Edward Salisbury Field, neanche ventenne. Il ragazzo si innamorò perdutamente di lei, ma qualche anno dopo sposò sua figlia Isobel. Alla sua morte, nel 1914, lui disse di lei che “era l’unica donna al mondo per cui valesse la pena morire”. L’anno seguente le ceneri di Fanny vennero portate dalla figlia sull’isola dove era stato seppellito Stevenson, affinché potessero riposare per sempre insieme.

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