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Perché le donne si odiano tanto tra loro?

Che sia per attirare l'attenzione di un uomo o per questioni lavorative le donne tra loro fanno fatica ad instaurare delle relazioni senza competizione e senza invidia. La scienza sembrerebbe aver trovato anche una spiegazione a tutto questo, uno steroide, che quando presente, aumenta la rivalità tra il gentil sesso.
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Non giriamoci troppo intorno: la rivalità tra donne è antica quanto il mondo!

Ne hanno scritto libri, lo possiamo constatare sul luogo di lavoro dove il collega di lavoro peggiore è la donna, lo vediamo anche quando puntiamo gli occhi su un maschietto e dobbiamo competere con un’altra spasimante.

Pensiamo solo all’immaginario di fiabe e miti che è ricco di figure femminili acide e fatali. Donne erano le sorellastre che pur di non vedere Cenerentola al ballo del principe le strapparono il vestito. Donna era anche la matrigna di Biancaneve, invidiosa della bellezza della figliastra. Donna era la signorina Rottenmeier, la zitella che vedeva nella povera Heidi una minaccia. Donna era anche Medusa che invidiava a tal punto Ariel che le ha preso prima la voce e poi ha provato a rubarle anche il bel principe.

È indiscutibile, la prima causa di rivalità tra donne è l’uomo!

Se una donna è attratta da una persona dell’altro sesso farà di tutto perchè questo diventi suo, si dimostrerà attenta ai suoi bisogni, interessata, disponibile, ma apriti cielo se scopre che c’è una rivale! Lì si dichiara una vera e propria guerra per chi è la più bella, per chi riceve più attenzioni, si iniziano i commenti acidi tra le amiche per sminuire l’altra ragazza.

Basta camminare per strada, prendere la metropolitana o lavarsi le mani in un bagno di una qualsiasi discoteca per sentire gruppetti di donne che lanciano commenti velenosi su un’altra ragazza e senza parlare degli sguardi di disapprovazione che vengono lanciati. Secondo la dottoressa Fisher, capo di un’equipe di ricercatori canadesi, “Le parole offensive e le occhiatacce sarebbero nient’altro che un modo per svalorizzare le altre femmine e per aumentare le proprie possibilità di sedurre il maschio“, e continua sostenendo che “La competizione tra donne è la strategia per accedere al sesso opposto“.

Fino a pochi anni fa molti studi confermavano il luogo comune secondo il quale gli uomini sono più aggressivi fisicamente e verbalmente rispetto alle donne, adesso invece c’è una nuova teoria, pubblicata dalla rivista Psychological Science, che afferma che non è vero che il gentil sesso non è aggressivo, ma adotta semplicemente strategie diverse di lotta.

La competizione femminile è difficilmente dichiarata apertamente ed è giudicata negativamente dalla società. Per questo motivo le tattiche femminili di rivalità sono nascoste e si rivelano attraverso attacchi laterali e subdoli, cosa che non avviene nel mondo maschile dove si preferisce uno scontro diretto tra due soggetti in cui uno vince e l’altro perde.

La prima tattica che il popolo femminile adotta è il pettegolezzo, appunto perché non è diretto, e ha lo scopo dell’esclusione sociale, una strategia che permette di mantenere salde le relazioni preesistenti ed al tempo stesso di allentare le potenziali minacce allo status quo.

Ma che sia per attirare l’attenzione di un uomo che ci piace o per sminuire la collega agli occhi del capo o semplicemente perché vogliamo essere più ammirate o corteggiate rispetto a un’altra il comune denominatore di tutto è l’invidia!

È inutile provare a dire a un’altra “Non essere competitiva o invidiosa di quella”, sappiamo tutte che sarebbero parole al vento, come sappiamo che razionalmente il successo amoroso o lavorativo di un’altra non significa un insuccesso nostro, ma lo stesso abbiamo quella vocina dentro alla testa che continua a ripeterci “Perché a lei si e a me no?!”.

Purtroppo non c’è rimedio all’invidia perché non è razionale, non ha logica ed è deleteria. Deleteria per il nostro stato mentale, deleteria per i rapporti che si instaurano, deleteria anche per il modo in cui viene percepita la realtà. Si, perché quando siamo invidiose non pensiamo lontanamente che la collega ha avuto l’aumento o la promozione perché è stata più brava, professionale e performante rispetto a noi! No! Ha avuto questo successo perché ha avuto fortuna o perché il capo ha creduto a tutte le fandonie che lei gli ha propinato. Lo stesso vale nell’ambito amoroso, l’uomo che avevamo puntato ha scelto la nostra rivale non perché sia più giusta per lui ma perché è caduto nella trappola che lei ha così ben architettato.

Il propagare dell’invidia e della competizione tra donne ha avuto un incremento negli ultimi decenni proprio perché prima era relegata solo all’ambito relazionale/amoroso, adesso si è aperto anche a quello lavorativo. Giusto per citare qualche dato dello “Sportello Donna” del San Camillo di Roma, lo stalking femminile rappresenta il 5% del totale delle denunce e aumentano anche gli episodi di bullismo tra le ragazzine. Le donne più colpite da fenomeni di violenza psicologica (e non) sono la fascia d’età compresa tra i 29 e i 38 anni. Un fenomeno che probabilmente prima non veniva denunciato ma che ora si fa sempre più presente nella nostra società.

Ma se invece non volete dare la colpa a quest’irrazionale invidia per le altre rappresentanti del gentil sesso potete incolpare la scienza. Infatti secondo un team di ricercatori italiani dell’Università di Padova e di Parma per scatenare la competizione tra donne basta la presenza nell’aria di un odore che si chiama andostradienone. Dalle ricerche sembrerebbe che la presenza di questo steroide scateni una reazione comportamentale tra le donne che le porta a soffermarsi di più sull’analisi dei volti e delle caratteristiche con particolare circospezione.

Quindi per il momento continueremo ad invidiare (per una volta!) gli uomini per il cameratismo, per il senso di solidarietà, per la capacità di associarsi e per la tranquillità con cui riconoscono e accettano le qualità altrui, almeno finché la scienza non troverà un altro steroide che faccia in modo che la rivalità tra donne si annulli e ci faccia accettare le altre con più leggerezza, senza competizione e soprattutto senza invidia.

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