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Povera Italia: se la maestra di "itaGLIano" non sa l'italiano

"L'apocalisse comincerà da un refuso".

Prima elementare: la bambina torna a casa da scuola, mangia qualcosa e poi mostra alla mamma, al papà o a chiunque altro si prenda cura di lei i compiti da fare.
L’indicazione è quella che si vede in foto, scavata dalla matita della maestra di italiano sulle pagine del diario, verosimilmente di Frozen, della piccola. Questo stando a un post in cui i genitori esprimono frustrazione, indignazione e rabbia, lecita e sacrosanta se i fatti sono questi:

Una volta una giornalista mi disse, citando il titolo di un articolo su Repubblica di Pietro Citati del 1990,

“L’apocalisse comincerà da un refuso”

Al tempo la trovai una bella frase a effetto, che qualsiasi Grammar Nazi potrebbe sottoscrivere di slancio. Nulla più. Ora so che, in parte è vero. E dico in parte perché, non credo sarà un refuso a scatenare l’apocalisse, ma una cosa tipo questa, che nulla ha a che vedere con un

refuo s. m. [dal lat. refusus, part. pass. di refundĕre «riversare»; v. rifondere]. – In tipografia, errore di composizione o di stampa prodotto dallo scambio o dallo spostamento di una o due lettere, o segni, causato spesso da errata collocazione dei caratteri nella cassa (per quanto riguarda la composizione a mano), o da errore del tastierista o da difetto meccanico (nella composizione a linotype o a monotype). In senso lato, errore tipografico in genere, o anche di fotocomposizione (da Treccani.it).

Quelli di Citati, tutto sommato, erano ancora bei tempi, in cui a preoccupare un giornalista o uno che di mestiere usa le parole erano ancora e solo i refusi, perché l’ignoranza non solo non era consentita né tollerata, ma si dava per scontato restasse fuori da certi ambienti e aliena a determinati ruoli.

Che il web ci abbia abituati, poveri noi, all’incuria lessicale e sintattica di sedicenti “scrittori” che si autoproclamano tali, è cosa dall’evidenza quotidiana.
Che il “libbro” da stereotipo del Sud che non riesce a esprimersi al di fuori del dialetto, arrivi da un insegnante d’italiano lascia ben poche speranze.

“L’apocalisse comincerà da un errore grammaticale” e, purtroppo, è già iniziata da un po’.
L’apocalisse è cominciata da un errore dettato dall’ignoranza di chi scrive cose come queste e dalla negligenza di un sistema non meritocratico, che assicura una cattedra a chi ha “i ganci giusti” o, peggio, al pressappochismo di un metro di valutazione che non valuta e non valorizza.
L’apocalisse comincerà dalla mediocrità sintattica e dalla banalità lessicale, dai luoghi comuni e dalle vere e proprie lacune grammaticali: un tempo retaggio di un popolo che non aveva accesso all’alfabetizzazione, oggi patrimonio riconosciuto e tollerato di intere masse di studenti ed ex studenti che hanno avuto – grazie alla lotta di altri prima di loro – il diritto di sedersi tra i banchi di una scuola e dimenticato il dovere di onorarlo.
L’apocalisse è cominciata nel momento in cui l’ignoranza è entrata nell’uso comune, tanto da sedersi in cattedra.

Con buona pace della buona scuola, già vittima di un sistema che non si sa bene chi premi, ma di certo non chi lo merita, e del bullismo di schiere di genitori intenti a difendere l’ignoranza dei loro pargoli incompresi.