Anna Kuliscioff, femminismo ante litteram: chi era e per cosa ha lottato

Un'antesignana del femminismo è senz'altro Anna Kuliscioff, una socialista spesso in aperta polemica con il partito a favore dei diritti delle donne: dal voto al lavoro, passando per il patriarcato.

La storia di Anna Kuliscioff è la dimostrazione pratica per cui non necessariamente ci si siede dalla parte sbagliata perché tutti gli altri posti erano occupati. La Storia le ha dato ragione, le dà ancora ragione e il suo insegnamento, in termini di femminismo ante litteram, è ancora attualissimo. Forse lo sarà sempre, anche solo per non dimenticare il “prima”. Ne Il Monopolio dell’uomo, Kuliscioff ha infatti affermato:

La donna d’oggi non è più quell’essere impersonale, senza individualità e senza cultura, che una volta fu. Siamo ben lungi dai tempi che la donna si considerava come un animale domestico, da potersi maltrattare, scacciare od uccidere a capriccio del suo padrone.

Chi era Anna Kuliscioff

Anna Kuliscioff è stata una delle figure più importanti del socialismo italiano e del femminismo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Medica, rivoluzionaria e intellettuale, è ricordata soprattutto per la sua lotta a favore dei diritti dei lavoratori e delle donne.

Un modo interessante per conoscere la storia di Anna Kuliscioff, il cui vero nome era Anja Rozensterin, è il podcast “Con gli occhi di Anna”, prodotto da Chora Media: diverse voci si intrecciano come nella vita di questa innovatrice femminista e socialista si sono intrecciati politica e vita privata.

L’infanzia e la giovinezza

Come si legge sull’Enciclopedia delle donne, Kuliscioff è nata a Moskaja, in Russia, nel 1857 – anche se in realtà l’anno di nascita è al centro di una diatriba con un’ampia forbice tra il 1854 e il 1859. Ma in fondo non è molto importante. Proveniva da una famiglia ebraica, ma in realtà il padre era un ortodosso convertito. Anna ha sempre mostrato uno spirito critico e curiosità verso la conoscenza, oltre che, fin da giovanissima, uno spiccato interesse per la politica. Così, per poter studiare, ha dovuto spostarsi in Svizzera, dato che in Russia era proibito alle donne lo studio universitario. È qui che inizia la sua storia politica.

L’impegno politico

Nel 1871 Anna Kuliscioff si trasferisce a Zurigo per i suoi studi di filosofia, ma all’università non è ben vista, così come le altre giovani donne russe: la popolazione svizzera crede che le russe abbiano riparato lì per l’università non per imparare ma per praticare l’amore libero. Così, quando due anni più tardi alle studentesse russe viene ordinato di abbandonare l’ateneo, Kuliscioff strappò il suo libretto universitario, un gesto di sfida che è passato alla storia.

Torna in Russia dal 1874 al 1877, per poi rientrare in Svizzera, dove subisce diversi arresti per i movimenti di piazza di quegli anni. In questo periodo conosce Andrea Costa, con il quale si trasferisce a Parigi per l’Internazionale di Kropotkin, e con il quale viene nuovamente arrestata nel 1878 ed espulsa. Da allora si muove tra Svizzera e Italia, dove scrive per l’Avanti!, fino al 1885 – in alcuni periodi Costa, dal quale Anna ha avuto una figlia, Andreina, ha l’obbligo di dimora a Imola – passando per un processo per cospirazione nel 1880 a Firenze. È durante questo processo che Kuliscioff si autodefinisce, come scrive Micromega:

Nubile, ventiduenne, benestante, socialista non internazionalista, non è venuta a Firenze per fare politica ma per frequentare l’università dove vuole perfezionarsi in storia e filosofia […] i soldi che hanno trovato nel suo borsellino sono quelli inviati dai genitori per proseguire gli studi […] le lettere in russo sono lettere di amici e parenti e non contengono piani di cospirazione.

Il rapporto con Andrea Costa e gli studi di medicina

Per molti anni Anna Kuliscioff è stata legata ad Andrea Costa, con il quale però il rapporto si incrina: la donna è invisa alla famiglia del compagno di lotta, e lui peraltro è molto geloso, soprattutto di Carlo Cafiero, con cui l’attivista ha allacciato un rapporto umano e politico. Tanto che Anna Kuliscioff scrive in una lettera a Costa delle parole molto importanti per tutte le donne:

Io alla fine vedo una cosa: agli uomini come sempre è permesso tutto, la donna deve essere di loro proprietà. La frase è vecchia, banale, ma ha le sue ragioni d’essere e l’avrà chissà per quanto tempo ancora.

Dopo la rottura, Kuliscioff prosegue, sempre tra Italia e Svizzera i suoi studi in medicina, specializzandosi in ginecologia a Napoli, dove si trasferisce nel 1888 insieme alla figlia Andreina: nella città partenopea soggiorna e studia, in particolare, perché le avevano consigliato un clima mite, dacché aveva contratto la tubercolosi in carcere. Ma è in questa città che ha un’intuizione fondamentale negli studi sulle cause della febbre puerperale, che Kuliscioff riconosce essere di origine batterica.

L’arrivo a Milano: Anna Kuliscioff diventa dottora

Ma è subito dopo a Milano che cambia tutto. Qui alle donne non è permessa la libera professione, così Anna abbandona la carriera accademica per dedicarsi, privatamente, alle classi meno abbienti: nelle periferie e nelle zone dimenticate, diventa per tutti e soprattutto tutte la “dottora dei poveri”.

Nella città ambrosiana, accadono molte cose importanti. Entra a contatto con esponenti della Lega per gli interessi femminili, come Paolina Schiff e Norma Casati. Il femminismo lombardo aveva tre obiettivi: la centralità delle donne nella costituzione della democrazia, il ruolo materno come titolo della cittadinanza, la rivendicazione della libera disposizione di sé.

Il rapporto con Filippo Turati e il salotto milanese

Ma Anna non era d’accordo su tutto, così come non era d’accordo su tutto neppure con il nuovo compagno, Filippo Turati, con il quale fonda la rivista Critica Sociale. Il loro salotto in via Portici Galleria 23 a Milano diventa un crocevia di socialistə e sartine, e si comincia a discutere di suffragio universale. È questo il punto di maggior scontro tra Kuliscioff, che trova sponda nel socialista barese Gaetano Salvemini, e Turati: secondo quest’ultimo le donne non dovrebbero avere diritto di voto, poiché non ancora mature politicamente, mentre gli uomini, anche se analfabeti, lo sarebbero. Ma Anna non è affatto di questo avviso:

Direte, nella propaganda, che agli analfabeti spettano i diritti politici perché sono anch’essi produttori. Forse le donne non sono operaie, contadine, impiegate, ogni giorno più numerose? Non equivale, almeno, al servizio militare, la funzione e il sacrificio materno, che da’ i figli all’esercito e all’officina? Le imposte, i dazi di consumo forse son pagati dai soli maschi? Quali degli argomenti, che valgono pel suffragio maschile, non potrebbero invocarsi per il suffragio femminile?

Nel 1912 però il governo Giolitti spegne completamente il dibattito, approvando una legge che esclude le donne dal voto, ammettendo solo gli uomini dai 21 anni in su, uomini istruiti o anche cosiddetti semicolti (cioè che sanno solo leggere e scrivere), e gli analfabeti dai 30 anni in su.

Sempre nel ’12, Kuliscioff, che però non si dà per vinta, fonda la rivista La difesa delle lavoratrici con Carlotta Clerici, Linda Malnati e Angelica Balabanof. Tuttavia due anni più tardi si ritira da questo progetto, in aperta polemica con le altre fondatrici. La rivista sarebbe stata chiusa nel 1925, anno in cui Benito Mussolini avrebbe rotto gli indugi sull’avvento di una società totalitaria – attraverso l’omicidio Matteotti e il discorso sull’assunzione della responsabilità storica su di esso – e anno in cui Kuliscioff muore.

La morte di Anna Kuliscioff

Il 29 dicembre 1925, come scrivono dalla Fondazione Anna Kuliscioff il respiro della politica e attivisya si spegne: la sua salma è accompagnata da un corteo funebre che subisce continue provocazioni e disturbo da parte delle squadracce fasciste. Non si spegne però l’insegnamento di Anna, che resta ancora seduta dalla parte giusta della storia. Poco più di 20 anni dopo, nel 1946, anche le donne italiane ottennero il diritto di voto, il vero suffragio universale cui Anna aspirava.

Il Monopolio dell’uomo, un discorso ancora attuale

Il più celebre discorso elaborato da Anna Kuliscioff è probabilmente il suo intervento al Circolo filologico di Milano nel 1890, che successivamente ha preso il titolo de Il Monopolio dell’uomo. In questo discorso Anna espone i principi del suo femminismo:

Non farò, tuttavia, una requisitoria. Non è una condanna ad ogni costo dell’altro sesso che le donne domandano; esse aspirano anzi ad ottenere la cooperazione cosciente ed attiva degli uomini migliori, di quanti, essendosi emancipati, almeno in parte, dai sentimenti basati sulla consuetudine, sui pregiudizi e soprattutto sull’egoismo maschile, sono già disposti a riconoscere i giusti motivi che le donne hanno di occupare nella vita un posto degno per averne conquistato il diritto.

Cosa resta di Anna Kuliscioff

Sono diverse le cose che Anna Kuliscioff ha fatto per le donne e che sono valide ancora oggi. Per esempio nel 1901 ha elaborato la legge Carcano, poi presentata da Turati e approvata l’anno dopo, per tutelare il lavoro minorile e femminile. In generale, l’apporto di Anna alla causa delle lavoratrici è stato cruciale, tanto che ci pare di sentire nelle sue parole ragioni validissime ancora oggi. Disse infatti ancora ne Il Monopolio dell’uomo:

E come vien retribuita la donna – produttrice di tante e così svariate ricchezze in tutti i paesi d’Europa? Per rispondere a questa domanda, converrebbe far di nuovo ricorso alle cifre. Basti il dire che da tutte le statistiche – per quanto ancora scarse – si desume però, con sufficiente certezza, questa conclusione: che la donna, a pari lavoro, è sempre pagata molto meno, dell’uomo.

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