Un mondo più sostenibile? Si può. Realizzarlo è possibile partendo da quello che, storicamente, è il nucleo primigenio della società: la comunità. Con questo spirito nel 1991 Robert e Diane Gilman hanno coniato il termine ecovillaggio (eco-village in inglese) per riferirsi a delle specifiche comunità sostenibili che condividono una filosofia e un comune spirito, volto a creare un ecosistema ridotto e autosufficiente.

Ma scopriamo in cosa consistono questi ecovillaggi e quali principi sono a fondamento di questo progetto.

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Cosa sono gli ecovillaggi?

Definire in maniera univoca un ecovillaggio è complesso. Ogni unità, in genere, rappresenta un unicum e ha delle caratteristiche e delle regole uniche. In generale, però, possiamo parlare di comunità che vivono a stretto contatto con la natura e si impegnano per condurre la loro esistenza in maniera alternativa e sostenibile.

Nel tentativo di contrastare l’isolazionismo e l’individualismo tipici della disgregata società globalizzata, queste comunità danno vita a nuove modalità di convivenza, fondate sull’idea che all’interno del nucleo si possa provvedere, attraverso il reciproco aiuto, a una forma di autosussistenza dei membri.

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Si tratta, dunque, di un modello socio-economico alternativo che si pone come obiettivo il raggiungimento di un maggior grado di sostenibilità sia dal punto di vista ambientale (visto l’utilizzo di nuove tecnologie e di energia rinnovabile) che da quello economico.

Il modello degli ecovillaggi, ad oggi, è promosso in tutto il mondo e sostenuto da una rete organizzativa in vita dal 1995, la GEN (Global Ecovillages Network). La GEN offre un costante servizio informativo ed educativo per le comunità mondiali.

Nonostante questo processo di coordinazione internazionale, ogni villaggio ha una sua natura e una sua struttura. All’interno del GEN esistono, infatti, diverse istituzioni organizzative indipendenti. La federazione Damanhur, considerata una vera e propria setta, ne è un esempio; i  piccoli villaggi rurali argentini della Gaia Associaciòn ne sono un altro.

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I principi delle comunità

Anche se, come abbiamo detto, ogni ecovillaggio è caratterizzato dalla propria individualità, vi sono degli elementi che permettono di classificare una comunità come tale.

Innanzitutto, possiamo distinguere tre tipologie di ecovillaggi:

  • urbano, nel caso di comunità o quartieri che progettino un rinnovamento della vita cittadini;
  • tradizionale, nel caso di villaggi rurali che decidono di combinare una innovazione positiva;
  • intenzionale, nel caso in cui gruppi di uomini e donne creino una comunità con una visione condivisa.

Quelle che sono le caratteristiche generali e principali degli ecovillaggi sono riconducibili a:

  • autosufficienza alimentare basata su agricoltura biologica.
  • condivisione delle risorse comuni.
  • integrazione di gruppi marginali.
  • approccio sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico.
  • ripristino degli ambienti naturali e sociali.
  • preferenza per energie rinnovabili.
  • preferenza per pratiche sanitarie olistiche e preventive.
  • progettazione orientata alla riduzione dell’impatto ambientale.
  • costruzione di spazi di crescita personale.
  • incoraggiamento all’unità e all’inclusione del diverso.
  • adesione libera dei partecipanti.
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Gli ecovillaggi in Italia

Anche nel nostro paese esiste una rete che si propone di incentivare la collaborazione tra individui attenti alle tematiche di sostenibilità ambientale. Si tratta della RIVE (Rete Italiana dei Villaggi Ecologici). Anche in questo caso, come nelle organizzazioni di livello europeo e mondiale, all’associazione appartengono gruppi con orientamenti e principi differenti, ma che condividono lo stesso modello improntato alla sostenibilità economica, socioculturale e spirituale.

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Lo scopo principale di RIVE, nata nel 1996, è proprio quello di aggregare le diverse realtà eterogenee e seguire la nascita delle nuove comunità. In breve tempo l’associazione è diventata un punto di vista fondamentale per tutti i componenti dei gruppi.

Anche se a molti l’esistenza di queste comunità potrebbe apparire come una forma di regresso, questi gruppi vanno a costituire una forma creativa e innovativa di convivenza in cui viene operato un utilizzo saggio della tecnologia e delle risorse a disposizione, con l’obiettivo di ritrovare il contatto con la natura e affrontare in maniera incisiva i problemi globali.

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