Figura di spicco non solo per il femminismo e le lotte per l’emancipazione delle donne, ma in generale per i diritti delle minoranze, Annie Besant fu anche un’appassionata scrittrice di saggi esoterici, il che rendono la sua persona ancor più affascinante e fuori dal tempo.

Nata a Londra nel 1847, orfana di padre da bambina, Besant si appassionò ben presto ai testi filosofici, cosa che contribuì a sviluppare in lei domande metafisiche e spirituali; era però tutt’altro che una donna astratta e lontana dai problemi della sua epoca, tanto che fin da giovane nacque in lei la consapevolezza delle condizioni in cui versava la classe operaia.

Del resto, Annie stessa non proveniva da una famiglia dell’alta nobiltà, ma della middle class; dopo la morte del marito sua madre dovette trasferirsi a Clapham, nel sud ovest di Londra, quindi ad Harrow, ma finì con il dover affidare la figlia, che non poteva più mantenere, all’amica Ellen Marryat. La giovane Annie Besant si trasferì quindi nel Dorset, dove fu educata e ricevette un’eccellente istruzione.

Assieme a Ellen Marryat, alla nipote di lei e alla nuova protetta Emma Mann Annie girò l’Europa, trascorrendo diversi mesi a Bonn, poi a Parigi, dove scoprì il cattolicesimo di massa, appassionandosi ai cerimoniali della Chiesa cattolica.

Pur non avendo ancora sviluppato una vera e propria propensione per la religione, tornata in patria cominciò a documentarsi leggendo Origene, Giovanni Crisostomo e Agostino d’Ippona, scoprendo i concetti di reincarnazione, della conoscenza per accedere al divino, della castità, del significato di numeri e incantesimi. Scoprì allo stesso tempo la mitologia greca, la religiosità esoterica dei Caldei, il brahmanesimo, i culti di Iside e di Ermete Trismegisto.

L’apice dei suoi studi cristiani fu raggiunto nella Pasqua del 1866, quando Annie percorse a mente tutte le stazioni della Via Crucis, confrontando le diverse versioni dei Vangeli e sottolineandone le incongruenze.

Un matrimonio infelice

Come molte sue contemporanee, anche Annie non andò incontro a un’unione felice. Conobbe Frank Besant nella locale chiesa di Clapham e la madre, considerando il pastore un buon partito per la figlia, lo invitò a trascorrere una settimana con loro, al termine della quale lui si propose.

Annie non rispose, ma lui interpretò quel silenzio come un sì, pensando che l’aver trascorso tutto quel tempo con lui non poteva che significare quello, anche solo per non macchiare il suo onore. La madre di Annie, inoltre, accettò la proposta, così il matrimonio si celebrò il 21 dicembre del 1867 a  St Leonards-on-Seas, nonostante la giovane tentò di rompere il fidanzamento alcuni mesi prima, dissuasa dalla madre stessa che le ricordò di non avere altra scelta che il matrimonio, e che in fondo sposando un pastore avrebbe potuto fare del bene.

Durante una visita estiva nella residenza di William Prowting Roberts, esponente del cartismo, Annie Besant assistesse al processo e alla condanna a morte dei membri della Fratellanza Repubblicana Irlandese, evento che la scosse portandola a contatto con i radicali inglesi e con i Martiri di Manchester, repubblicani irlandesi della Fenian Brotherhood. In quella circostanza ebbe anche modo di prendere coscienza, per la prima volta, della situazione in cui versava la classe operaia.

Nella sua nuova vita da sposata Annie si sentiva a disagio, essendo ben lontana da quell’immagine della donna di casa che il marito aveva pensato per lei; anche occuparsi del pensionato studentesco della scuola in cui Frank Besant insegnava non la interessava. Si dedicò piuttosto alla scrittura, redigendo alcuni opuscoli religiosi che il marito considerò un po’ troppo da “High Curch”. Alcuni suoi articoli furono però pubblicato sul Family Herald, una rivista di “informazione domestica”.

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Quanto guadagnato con la vendita di quei pezzi, però, ovvero 30 scellini, passarono nelle mani del marito, non potendo le donne sposate disporre di denaro proprio.

Nonostante la nascita di due figli, Arthur Digby, nato il 16 gennaio del 1869, e Mabel Besant-Scott, nata il 28 agosto del 1870, la coppia non riuscì mai a sanare le proprie fratture; le cronache raccontano di una violentissima lite scoppiata nel febbraio del 1870, dovuta alla richiesta di Annie di non avere più figli. All’epoca l’unica contraccezione prevista era l’astinenza sessuale, ipotesi che il marito non voleva prendere in considerazione.

La malattia della figlia la condusse a uno stato depressivo per cui il medico le consigliò di leggere libri di scienza, di fisica; poco dopo, inoltre, tutta la famiglia si trasferì a Sibsey, un piccolo villaggio sperduto con un migliaio di abitanti nel Lincolnshire, dove finalmente, senza alcun obbligo sociale, fu più libera.

Dalla parte dei lavoratori

Proprio a Sibsey Annie si avvicinò alle lotte dei lavoratori agricoli, che reclamavano per un sindacato, mentre il marito si pose dalla parte dei proprietari terrieri; questo, inevitabilmente, acuì ancor più l’enorme divergenza esistente tra i due, senza contare che la pubblicazione dei due pamphlet, On the Deity of Jesus of Nazareth e According to St John: On the Deity of Jesus of Nazareth, Part II: A Comparison between the Fourth Gospel and the Three Synoptics, fece arrabbiare moltissimo Frank, che decise di sottoporla a un trattamento medico, anche sotto consiglio del fratello, Walter.

Annie però fuggì prima, lasciando il marito e Sibsey il 20 luglio del 1873. Il fratello di lei, Henry Wood, dovette intraprendere un’azione legale per la separazione giuridica della sorella, pronunciata il 25 di ottobre 1873.

Negli anni seguenti, assieme all’attivista ateo Charles Bradlaugh, organizzò una conferenza sulla riforma agraria con Edward Aveling, Stewart Headlam, Joseph Arch e numerosi rappresentanti della Trades Union Congress, in cui si discusse della necessità di una politica sociale, avanzando la proposta di lasciare che  i vasti giardini della nobiltà fossero reso disponibili, per costruire una nazione di piccoli proprietari. Besant e Bradlaugh furono però sopraffatti dal “London Trades Council”, che reclamò la nazionalizzazione della terra assieme ai delegati dell'”Irish Land League” di Michael Davitt, esponente del Fenianismo e della Fratellanza Repubblicana Irlandese.

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Nell’agosto del 1880 Annie si recò a Bruxelles per prendere parte al primo “Congresso dell’Internazionale del libero pensiero”, dove venne eletta vicepresidente, e lì incontrò Friedrich Büchner, un esponente del monismo, il quale sosteneva che tutti, materialmente e spiritualmente, derivavano da un’unica fonte, la materia. Diventati presto amici, tornata in patria lei si impegnò molto per tradurre le sue opere principali in inglese.

Annie si schierò anche dalla parte delle fiammiferaie nello sciopero del 1888, molte delle quali erano state colpite da una malattia professionale, l’osteonecrosi della mascella, causata dalle sostanze chimiche utilizzate nella fabbricazione manifatturiera. Besant istituì un comitato che promosse lo sciopero per chiedere condizioni lavorative più sicure, incontrando il favore dell’opinione pubblica. In meno di una settimana l’azienda di Bow da cui era partito il tutto fu costretta a rivedere le buste paga e tutte le condizioni lavorative.

Il femminismo

Con Bradlaugh Annie creò, il 20 gennaio del 1877 una casa editrice, la Freethought Publishing Company, che ripubblicò The Fruits of Philosophy, un libello scritto nel 1832 da Charles Knowlton, medico statunitense difensore della contraccezione, che si rivolgeva soprattutto alle famiglie operaie, mai veramente libere di essere felici fino a quando non avessero potuto scegliere quanti figli avere.

Nonostante il prevedibile scandalo il libro fu ripubblicato, ed entrambi vennero arrestati per “corruzione di gioventù”. Annie, ancora una volta contro le convenzioni del suo tempo, scelse di difendersi, affidando la sua arringa a un confronto tra i libro incriminato, testi medici e gli scritti del filosofo John Stuart Mill, il quale sosteneva l’importanza di limitare la crescita della popolazione, ma senza mai entrare nei dettagli più “tecnici”.

Annie sostenne che per le donne la castità fosse la sola via per sfuggire a gravidanze indesiderate, e che il libro non avrebbe potuto fornire suggerimenti alle donne “depravate” in quanto queste, se avessero voluto stabilire relazioni sessuali all’infuori del matrimonio, non avrebbero avuto certo bisogno del suo libro per farlo. Puntò a far capire che la letteratura medica non potesse essere accusata di oscenità, perché il controllo delle nascite avrebbe dovuto essere un sacrosanto diritto delle donne.

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Pur emettendo un verdetto di colpevolezza contro il libro, la giuria assolse i due imputati, non giudicando malevole le loro intenzioni.

La lotta di Annie proseguì quando si unì alla “Lega malthusiana”, per cui pubblicò un saggio, Law of Population: Its Consequences, and Its Bearing upon Human Conduct and Morals, in cui si concentrò in particolare sulla situazione nel subcontinente indiano.

La teosofia e le lotte per l’India

Bradlaugh l’avvicinò all’ateismo, e anni dopo la lettura de La Dottrina Segreta, un libro di Helena Blavatsky, l’avvicinò alla teosofia, corrente in cui finalmente sembrò trovare le risposte a tutte le domande metafisiche e spirituali che si poneva fin dall’adolescenza. Se in seguito a questa scelta molti amici, fra cui lo stesso Bradlaugh, ma anche George Bernard Shaw, si allontanarono, inizialmente lei non mollò le lotte dei lavoratori, fondando anche, nel 1891, una “Lega dei lavoratori teosofi”.

Anni più tardi lasciò l’Inghilterra per stabilirsi in India, dove si appassionò alla causa di liberazione del Paese, ponendosi in maniera molto forte contro l’imperialismo britannico. A partire dal 1895, anno in cui si trasferì, iniziò a indossare solo un sari bianco, in segno di lutto verso le condizioni in cui versava la popolazione indiana.

Nel 1898 fece istituire a Varanasi una nuova scuola, il “Central Hindu College” (CHC) per ragazzi delle scuole superiori, mentre nel 1904 fondò la “Central Hindu Girls’ School” per ragazze delle scuole superiori.

Nel 1913 entrò persino a far parte del Congresso Nazionale Indiano, e allo scoppio della Grande Guerra dichiarò che, pur dovendo prestare soccorso al Regno Unito, il Paese non avrebbe dovuto smettere di lottare per l’autogoverno. L’importanza della sua figura nel processo di indipendenza del Paese sarà riconosciuta, anni dopo, anche dal Mahatma Gandhi.

Annie Besant morì il 20 settembre del 1933, a 85 anni, ad Adyar; secondo le sue ultime volontà, il suo corpo venne ricoperto con una bandiera indiana prima di essere cremato; le sue ceneri vennero sparse in parte nel Gange e in parte nel giardino della Società Teosofica a Adyar.

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