Dopo un anno e mezzo di pandemia, la necessità di conciliare l’attenzione per la salute pubblica con la ripresa di una vita quasi normale si fa sempre più forte. In particolar modo d’estate le persone sentono l’esigenza di staccare la spina, magari prenotando un viaggio.

È altrettanto fondamentale, però, tutelarsi. Tra green pass, quarantene preventive e assicurazione viaggio covid, ecco tutti i modi per spostarsi in sicurezza.

Perché non devi pubblicare la foto del tuo Green Pass

Assicurazione viaggio covid

In pochissimo tempo le modalità di spostamento in Europa e non sono cambiate radicalmente e continuano a modificarsi di mese in mese. Prima chi era abituato a viaggiare spesso (soprattutto per lavoro) ha visto il numero di partenze frenare bruscamente, poi sono nate modalità di tutela per chi deve o vuole viaggiare, che continuano ad essere caratterizzate, però, da una certa instabilità.

Se con lo scoppio della pandemia, numerosi voli e viaggi sono stati cancellati o rimandati e moltissimi clienti hanno perso soldi; ora le compagnie assicurative sono corse in soccorso dei viaggiatori, proponendo dei pacchetti assicurativi dedicati alla condizione sanitaria che stiamo vivendo.

Travel shaming, insultare chi può o deve viaggiare non ci ridarà la libertà

Da un’indagine mUp Research svolta per Facile.it emerge che 12 milioni di italiani, da inizio estate, hanno deciso di sottoscrivere delle polizze assicurative per tutelarsi in caso di infezione da Covid-19. Considerando questa esigenza di mercato, quasi tutte le compagnie assicurative hanno incluso delle garanzie legate al rischio di contagio.

Al momento sono disponibili differenti tipologie di assicurazioni, in relazione alla natura del viaggio, alla destinazione, alla durata del soggiorno, ecc. In linea di massima, la maggior parte di queste polizze includono:

  • Rimborso di eventuali spese mediche, farmaceutiche e ospedaliere nel luogo di soggiorno;
  • Prolungamento del soggiorno (fino a 15 giorni) in caso di positività;
  • Rimborso della penale in caso di positività propria o di un familiare prima della partenza, accertata dal referto di un tampone;
  • Rimborso della penale se si è costretti a osservare un periodo di isolamento;
  • Risarcimento del costo del tampone positivo, effettuato entro 24 ore dalla fine del viaggio;
  • Rimpatrio sanitario.

Green pass e quarantena in Italia

In base all’ultima ordinanza emessa dal Ministero della Salute il 29 luglio 2021, quella che introduce il green pass obbligatorio per l’accesso a servizi come bar, ristoranti e cinema, la certificazione verde sarà utilizzabile da visitatori provenienti da un certo numero di paesi per accedere in Italia senza effettuare il periodo di quarantena preventiva.

Tutti i paesi dell’area Schengen, così come anche Stati Uniti, Canada e Israele, appartengono all’elenco C e potranno accedere nel territorio italiano con il green pass. Il pass si può ottenere:

  • se il ciclo vaccinale è terminato da almeno 14 giorni;
  • con un tampone risultato negativo 48h prima dell’ingresso in Italia;
  • se si è guariti dal covid-19 da meno di 6 mesi.

Per i paesi appartenenti all’elenco D (tutte le liste sono consultabili qui) è necessario un periodo di quarantena di 5 giorni e un tampone precedente e uno successivo alla conclusione del periodo di quarantena preventiva.

Green pass e quarantena all’estero

Molto più complesso il discorso da fare per gli spostamenti in uscita dall’Italia. Ogni paese ha le sue regole (che variano a seconda della provenienza di chi entra nel territorio) e queste regole sono soggette a costanti mutazioni. Nella maggior parte di paesi europei gli italiani possono entrare con il green pass.

I viaggiatori italiani, sia in uscita che in ingresso, dovranno compilare il modulo PLF (Passenger Locator Form), un modulo che permette alle autorità sanitarie di localizzare i visitatori in entrata e in uscita in uno stato, facilitando in questo modo il tracciamento.

Alcuni paesi potrebbero richiedere dei controlli aggiuntivi alle certificazioni. Ad esempio, la Spagna richiede dei moduli specifici ai visitatori e c’è l’obbligo di sottoporsi a un ulteriore controllo sanitario una volta entrati nel paese.

Per viaggiare nel Regno Unito bisogna presentare un test negativo, effettuato nei tre giorni precedenti alla partenza, in inglese e che riporti il contatto del centro medico che lo ha effettuato. Pur con un tampone negativo è necessario osservare un isolamento di 10 giorni (con tamponi obbligatori nei giorni 2 e 8), riducibili a 5 se si effettua al quinto giorno un tampone a pagamento.

Al ritorno in Italia, valgono per i viaggiatori italiani le regole relative al paese in cui si è soggiornati. Ad esempio, un viaggiatore italiano che rientra dalla Francia dovrà presentare il green pass e il PLF, mentre uno che ritorna dall’Inghilterra dovrà osservare una quarantena preventiva di 5 giorni.

Articolo originale pubblicato il 2 Agosto 2021

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