Case arcobaleno: cosa sono, dove si trovano in Italia e come accedervi

Nate per accogliere tutte le persone ripudiate dalla famiglia di origine a causa del proprio orientamento sessuale, le case arcobaleno sono vere e proprie “scialuppe di salvataggio”, grazie al supporto, emotivo e pratico, che offrono ai loro ospiti.

Tutti nutriamo il desiderio di sentirci accolti. Alcuni, però, ne hanno più bisogno di altri. Ci riferiamo alle persone ripudiate dai propri familiari a causa del proprio orientamento sessuale e/o della propria identità di genere, e, per questo motivo, non accettate e allontanate da casa.

In loro soccorso, da qualche anno a questa parte, è sorta una rete di “Case arcobaleno”: strutture che si propongono di offrire supporto e sostegno pratico ed emotivo a tutti gli individui disconosciuti in seguito al loro doloroso coming out.

Vediamone i dettagli.

Che cosa sono le case arcobaleno?

Le case arcobaleno sono strutture abitative pensate per accogliere persone gay, lesbiche e transessuali ripudiate dalle proprie famiglie in seguito al coming out.

Nella maggior parte dei casi, si tratta di ragazzi e ragazze molto giovani, tra i 18 e i 26 anni, che in seguito all’allontanamento da casa da parte dei genitori, avversi al loro orientamento sessuale o alla loro identità di genere, si ritrovano spesso senza un luogo in cui poter soggiornare e senza supporto, anche economico.

Qui entrano, dunque, in gioco le case arcobaleno, vere e proprie case che, per un periodo di tempo variabile, si occupano di prendersi cura – quasi come se fossero una “vera” famiglia – degli individui in difficoltà. Costituendo, così, scialuppe di salvataggio in un mare di odio.

I servizi delle case arcobaleno

Rainbow - case arcobaleno
Fonte: Pexels

Obiettivo delle case arcobaleno è quello di offrire un supporto a tutto tondo, aiutando le persone che vi abitano in tutti gli ambiti della loro vita.

A seguire gli ospiti, infatti, vi è una équipe esperta di educatori, psicologi e assistenti sociali, riunita per accompagnare le persone vittime di discriminazione in un percorso volto all’ottenimento dell’autonomia, dell’indipendenza e, soprattutto, della piena accettazione di sé, spesso incrinata a causa delle aspettative sociali e da un’autostima inevitabilmente minacciata dagli allontanamenti familiari.

Psicologi e tutori si avvicendano, quindi, nella tutela dei membri della comunità LGBTQIA+ che richiedono a essi aiuto, affiancandoli nel completamento degli studi, nella ricerca di un lavoro o nei tentativi di riavvicinamento alle famiglie di origine.

E non solo. Come si legge sul sito di Gay Center, fautore del Progetto Refuge, le case arcobaleno si impegnano per offrire:

  • Supporto psicologico, al fine di superare il disagio e ottenere un sereno reinserimento sociale e familiare;
  • Supporto legale, per tutelare i diritti individuali;
  • Orientamento scolastico, per sostenere e migliorare l’integrazione nel percorso scolastico e/o universitario;
  • Orientamento professionale, per promuovere l’introduzione nel mondo del lavoro;
  • Mediazione con i servizi sociali, per facilitarne l’accesso;
  • Mediazione culturale, al fine di supportare l’inclusione sociale;
  • Mediazione familiare, volta a un miglioramento dei rapporti familiari.

Gli ospiti, tendenzialmente, possono restare nelle case arcobaleno per circa un anno, o, comunque, per il tempo necessario a trovare un lavoro e a gestirsi in maggiore autonomia. Alcune case arcobaleno offrono, inoltre, la possibilità di vivere in appartamenti con affitti calmierati e di mantenere i contatti con l’équipe che li ha seguiti.

L’importante, insomma, è lasciare il “rifugio” quando ci si sente pronti per affrontare la vita in maniera indipendente: proprio come accade in ogni famiglia degna di questo nome.

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Case arcobaleno: come entrare?

Per usufruire delle case arcobaleno, è necessario rivolgersi agli indirizzi riportati nei siti delle singole strutture.

Per quanto riguarda Milano e le zone limitrofe, ci si può rivolgere alla mail antidiscriminazione@comune.milano.it, cui risponderanno gli operatori del Rainbow Desk – lo sportello della Casa dei Diritti –, o al numero 366 7541034.

A proposito delle strutture presenti a Roma, invece, è opportuno contattare l’indirizzo refugelgbt@criroma.org o il numero 800 713713.

Per quanto concerne Torino, ancora, si può scrivere alla mail tohousing@quore.org, sia per segnalare un caso di emergenza abitativa LGBTQI+, sia per candidarsi personalmente.

Una volta inoltrata la richiesta, i ragazzi e le ragazze sono convocati per un colloquio conoscitivo con gli esperti, che valuteranno la gravità dei casi e decideranno dove indirizzare i futuri ospiti – se all’ingresso nelle case arcobaleno o verso percorsi maggiormente specifici.

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Le case arcobaleno in Italia

In Italia, la prima casa arcobaleno fondata per offrire accoglienza temporanea a gay, lesbiche, bisex, transessuali e persone vittime di maltrattamenti familiari è stata Refuge LGBT, a Roma. Il Progetto Refuge è nato da un’idea di Gay Center / Gay Help Line nel 2007, in seguito all’incontro con l’omonima associazione francese.

Dopo una serie di passaggi e progettazioni, nel 2015 la Croce Rossa di Roma diviene capofila dell’iniziativa e, il 13 luglio 2016, contribuisce all’avvio di Refuge LGBT, con il supporto della Chiesa Valdese e della Regione Lazio.

Pochi anni dopo, nel 2018, vede la propria nascita anche TO Housing, il progetto pensato per le vulnerabilità LGBT e promosso dall’associazione Quore Torino e da ATC Torino – con il supporto del Comune e della Regione.

TO Housing può accogliere un massimo di 24 ospiti in 5 appartamenti diversi – di proprietà dell’Agenzia per la Casa di Torino. I destinatari non sono solo i giovani (tra i 18 e i 26 anni) allontanati da casa per via del proprio orientamento sessuale, ma anche rifugiati e migranti omosessuali, anziani LGBT che versano in solitudine o difficoltà economica e persone transgender e transessuali. La permanenza media è di circa 8 mesi, ma, anche in questo caso, può essere estesa in caso di necessità.

Torino, però, è sede anche di un’altra iniziativa: CasArcobaleno, la “casa di tutti” fondata nel 2014 nel quartiere multiculturale di Porta Palazzo. Qui, trovano accoglienza associazioni, servizi e progetti di interesse pubblico e rivolti alla comunità LGBTQI+, che possono riunirsi per discutere e ragionare sui temi dell’inclusione e della cittadinanza attiva.

Senza dimenticare, poi, Milano, dove la prima casa arcobaleno è stata inaugurata il 2 luglio 2019 dalla cooperativa sociale Spazio Aperto Servizi, con la collaborazione del Comune. Come ha spiegato Marina Coppadoro, la coordinatrice Housing Sociale della cooperativa:

Questa vuole essere una casa come tutte le altre, dove si vive una quotidianità fatta di spesa, pulizie, studio, lavoro.

Un secondo appartamento, sempre a Milano, è stato, invece, aperto a ottobre 2020. Entrambe le strutture possono accogliere fino a un massimo di 6 persone, per un periodo di permanenza variabile.

Pochi mesi fa, a febbraio 2021, ha inaugurato, poi, a Napoli una struttura comunale su tre livelli pensata proprio per ospitare un centro socioculturale polifunzionale, rivolto a tutte le persone LGBTQI+ che soffrono di marginalità e discriminazione sociale e gestito da una rete di associazioni, in primis Antinoo Arcigay Napoli.

Sono in attesa di essere aperte, infine, due case arcobaleno a Reggio Emilia e Bergamo: nel primo caso, la struttura sarà inaugurata nel corso del 2021, mentre nel secondo è stata avviata, pochi mesi fa, una raccolta fondi a cura di Arcigay Begamo Cives.

La speranza, però, è che, presto, tutta Italia possa essere colorata dalle sfumature dell’arcobaleno. Sia dentro, sia fuori casa.

Articolo originale pubblicato il 25 Giugno 2021

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