Maria Rosa e Savina Pilliu, "due donne sole contro la mafia" raccontate da Pif

Sole a combattere contro il muro dell'omertà. La storia di Maria Rosa e Savina Pilliu, vittime di mafia e delle beffe dello Stato.

Sono passati  quasi 30 anni dall’inizio della battaglia di Maria Rosa e Savina Pilliu contro la mafia. Due donne lasciate solo dallo Stato, che ora pretende che siano loro a pagare il prezzo di questa ingiustizia. Il nuovo libro di Pif e Marco Lillo racconta la loro storia e fa molto di più.

Io posso. Due donne sole contro la mafia

Io posso. Due donne sole contro la mafia

La storia, nel dettaglio, di Maria Rosa e Savina Pilliu; della loro lotta coraggiosa contro la mafia e della loro solitudine degli ultimi 30 anni.
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I fatti

Maria Rosa e Savina Pilliu sono due sorelle siciliane, nate a Palermo in un complesso di palazzine di Piazza Leoni ricavate da vecchie fabbriche. Agli inizi degli anni Ottanta, però, il terreno su cui sorgono alcune delle abitazioni del quartiere, tra cui le due case di proprietà della famiglia Pilliu, attira l’interesse di alcuni costruttori, che poi si scoprirà essere collusi con la mafia, intenzionati a costruire un enorme e moderno palazzo di nove piani.

Molti degli abitanti della zona, preoccupati dalle possibili ripercussioni, cedono in poco tempo e vendono la loro proprietà. Maria Rosa e Savina Pilliu, però, resistono alle velate, prima, e sempre più pesanti, dopo, minacce del costruttore Pietro Lo Sicco, che nel 1998 verrà arrestato per reati di mafia. Corone funerarie e taniche di cemento non servono a intimidire le sorelle Pilliu; ma Lo Sicco riesce, in maniera misteriosa, a ottenere i permessi per la costruzione dell’immobile, pur non essendo riuscito ad acquistare le due abitazioni. Le due sorelle decidono di denunciare alla prefettura, ma nessuno le aiuta. Questo sarà solo il primo atto di questa storia di abbandono.

L’immobile viene costruito, provocando ingenti danni alle case delle sorelle Pilliu. Il tetto di una delle due case viene divelto e l’eccessiva vicinanza con il colosso di cemento ha reso le due piccole case pericolanti.

piazza leoni

L’unico a interessarsi della vicenda è Paolo Borsellino. Tra le persone coinvolte nella costruzione del palazzo vi erano, inoltre, grossi nomi della mafia cittadina tra cui Giovanni Brusca, esecutore materiale della strage di Capaci, che trascorrerà gran parte della sua latitanza proprio in uno degli appartamenti del palazzo di Piazza Leoni. Stesso luogo da cui, secondo molti, potrebbe essere partita la Fiat 126 coinvolta nella strage di via D’Amelio, in cui Borsellino perse la vita.

Borsellino, quindi, non farà in tempo ad aiutare le due donne. Maria Rosa e Savina Pilliu, di nuovo sole, decidono di non arrendersi, anche se la giustizia non è dalla loro parte e vari Pm, pur avendo in mano numerose prove, archiviano il caso.

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La beffa dello Stato

Solo dopo anni di estenuanti lotte di Maria Rosa e Savina Pilliu, Lo Sicco finisce a processo. Dalle indagini emerge che il costruttore aveva pagato una mazzetta del valore di 25 milioni di lire a un assessore del comune di Palermo per l’ottenimento dei permessi. Nel 1998, Lo Sicco viene arrestato processato in primo grado e nel 2008 una sentenza definitiva lo condanna a 7 anni, ordina il ripristino della proprietà delle sorelle Pilliu e stanzia un cospicuo risarcimento.

Purtroppo, ad oggi, nulla di tutto ciò è accaduto. Non solo le case delle Pilliu non sono state messe in sicurezza e ristrutturate dallo Stato, ma Maria Rosa e Savina non hanno ancora visto neanche un centesimo per via di una serie di cavilli e lunghezze burocratiche. Addirittura, dopo il crollo definitivo delle abitazioni, le due donne sono state accusate e processate per crollo colposo. Ci sono voluti 7 anni per dimostrare la loro innocenza.

Come se tutto ciò non bastasse, adesso, lo Stato ha deciso di beffarsi di loro facendo recapitare loro una cartella esattoriale di 23 mila euro, pari al 3% del risarcimento che, però, non hanno mai ricevuto. Raggiunta da Le Iene, Savina ha dichiarato di essersi anche vista rifiutare la domanda per accedere al Fondo vittime di mafia. Secondo lo Stato italiano, infatti, 30 anni di lotte estenuanti contro le ingiustizie, a rischio della propria vita, non sono sufficienti per l’ottenimento di un risarcimento.

Maria Rosa e Savina Pilliu sono due vittime di mafia, due donne che hanno combattuto per loro stesse contro l’ingiustizia e l’omertà. Abbandonate da tutti e anche dallo Stato. A raccontare la loro storia, però, ci ha pensato Pif insieme a Marco Lillo nel nuovo libro Io posso. Due donne sole contro la mafia. Un libro che parla del loro  coraggio e di quanto hanno dovuto sopportare prima dalla mafia, poi dallo Stato. I proventi del libro verranno devoluti a le sorelle Pilliu per il pagamento della tassa che sono, ingiustamente, costrette a pagare pur non avendo mai ricevuto neanche un centesimo.

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