Ha stupito molti, nel 2019, la decisione della BBC di inserire tra le 100 donne dell’anno anche un’italiana che non tutti conoscono. Lei si chiama Piera Aiello, è un nome noto a chi segue le vicende politiche italiane e viene così descritta dal più autorevole editore radiotelevisivo britannico:

Nota come la politica “fantasma” italiana, Piera Aiello è corsa alle elezioni con il volto coperto da un velo a causa delle minacce della mafia. Nel 2018, dopo aver vinto il suo posto come candidata antimafia, ha finalmente rivelato il suo volto al pubblico. Ha usato la sua esperienza di donna costretta a sposare il figlio di un boss mafioso a 14 anni per difendere i diritti degli informatori della polizia e dei loro figli.

Prima parlamentare della storia italiana ad avere anche uno status di testimone di giustizia, insieme alla cognata Rita Atria aveva scelto di denunciare gli assassini di suo marito, esponente di una nota cosca mafiosa siciliana.

Per Rita Atria, che si suicidò a 17 anni dopo la morte di Paolo Borsellino

Chi è Piera Aiello

Ho due vite che corrono parallele. Ho due vite che a volte si incrociano, si sovrappongono, si respingono e si fondono. Ho due vite che si accompagnano da quando, una mattina, la morte mi è entrata in casa a soli ventuno anni.

Inizia così Maledetta mafia, il libro scritto a quattro mani con il giornalista Umberto Lucentini in cui Piera Aiello racconta tutta la sua storia. Comincia tutto a Partanna, in provincia di Trapani, dove nasce nel 1967: un piccolo comune siciliano con un nome poetico, di origine greca o araba, che allude alla sua terra scura. Una terra che è anche tristemente nota per le sanguinarie radici mafiose.

Io non ho mai commesso reati né sono mai stata complice dei crimini di mio marito e dei suoi amici, gli stessi che poi ho accusato nelle aule dei tribunali e nelle corti di assise. Quel che è certo è che la mia storia, la mia vita è stata rivoluzionata dalla morte. Ecco perché oggi ho due nomi e due cognomi che corrono paralleli, che a volte si incrociano. Ma ormai questi nomi e questi cognomi si dimenticano l’uno dell’altro.

Il suo primo nome è proprio Piera, quello che la sua famiglia sceglie per lei. E Piera Aiello è anche il nome con cui si presenta in Sicilia o nelle aule dei tribunali, per raccontare della sua prima vita che ormai non esiste più.

Il secondo nome è invece quello che scelgono per lei i funzionari del Servizio centrale di protezione addetti al cambio delle generalità, dopo l’evento che cambia per sempre tutto. Ha appena 18 anni quando la sua famiglia la obbliga a sposare Nicolò Atria, figlio di un mafioso locale.

Nemmeno dieci giorni dopo le nozze, suo suocero viene freddato. Sei anni dopo anche il marito di Piera Aiello subisce la stessa sorte, stavolta di fronte a lei e alla loro figlia di soli tre anni. Costretta a vestirsi di lutto, come vuole la tradizione siciliana, si sente però a un bivio: è per la figlia Vita Maria che decide di iniziare a collaborare.

Maledetta mafia. Io, donna, testimone di giustizia con Paolo Borsellino

Maledetta mafia. Io, donna, testimone di giustizia con Paolo Borsellino

La storia di Piera Aiello, prima parlamentare italiana a essere anche testimone di giustizia, raccontata dalla sua stessa voce.
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Una nuova vita

La mattina in cui cambia tutto, entra un uomo speciale nella vita di Piera Aiello: si chiama Paolo Borsellino ed è proprio con lui che decide di collaborare, insieme alla cognata Rita Atria.

Devo dire grazie a molte persone per avermi aiutato a tracciare nella mia esistenza una strada diversa. Tra loro c’è un uomo che una mattina mi ha preso sottobraccio e mi ha piazzato davanti ad uno specchio, eravamo in una caserma dei carabinieri. Quell’uomo era Paolo Borsellino. Lo zio Paolo.

Borsellino le fa una domanda che le permette di cambiare il suo futuro.

“Piera tu cosa vedi allo specchio?”
“Una ragazza con un passato turbolento, un presente inesistente e un futuro con un punto interrogativo grande quanto il mondo”.
Borsellino mi guarda fisso negli occhi e dice: “Io vedo una ragazza che si è ribellata a un passato turbolento che non ha mai accettato. Vedo una ragazza che ha un presente e avrà un futuro pieno di felicità. Non per altro: ha diritto ad avere felicità per tutto quello che sta facendo”.

Diventa così testimone di giustizia e le viene data la sua nuova identità. Quando la mafia si mette un’altra volta di traverso nella sua vita, uccidendo proprio l’uomo che l’ha aiutata, tutto sembra vacillare.

Sua cognata Rita, più giovane di lei, non regge alla notizia della morte di Borsellino. Una settimana dopo la strage di via d’Amelio, si suicida a Roma, a soli diciassette anni. Piera Aiello va avanti, e lo fa anche per lei.

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La politica

Piera Aiello torna al suo vecchio nome solo nel 2018, dopo essere stata eletta alla Camera dei Deputati per il Movimento 5 Stelle, partito che lascerà due anni dopo. Già nominata presidente di diverse associazioni che combattono la mafia, entra a far parte della commissione Giustizia e della Commissione parlamentare antimafia. La vita va avanti, ma con la consapevolezza che non è come tutte le altre.

Non dico che oggi sono tranquilla o immune dai rischi della vendetta dei mafiosi: so che non potrò mai esserlo. Ma sono tornata ad essere una persona con un nome, un cognome, un indirizzo di casa. E con la possibilità, dopo tanti sacrifici di continuare a pronunciare ogni frase semplice da donna libera. Bastano solo due parole: Maledetta Mafia.

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