Krystyna Skarbek, l'agente segreta che la guerra non uccise, il femminicidio sì

Prima spia donna britannica della Seconda Guerra Mondiale, affrontò con coraggio e determinazione gli ostacoli del conflitto. Fino alla morte tragica, avvenuta per mano di uno stalker ossessionato da lei.

Il primo aggettivo che viene in mente leggendo la storia della spia britannica Krystyna Skarbek è: scaltra. Il secondo, relativo, invece, al suo tragico epilogo, è: incredibile. Si stenta a credere, infatti, che una donna sagace come lei sia riuscita ad affrontare indenne i pericoli della Seconda Guerra Mondiale per poi cadere vittima, sette anni dopo la sua conclusione, di un femminicidio a opera di uno stalker.

Intuitiva, veloce nel pensare ed escogitare soluzioni e incredibilmente coraggiosa, l’agente segreta preferita di Winston Churchill, nota anche come Christine Granville, non seppe riconoscere la pericolosità di quel Dennis Muldowney così innamorato di lei da ucciderla perché non ricambiato.

Un incontro fortuito che fu forse l’unico errore di valutazione in un’esistenza costellata di eccellenti prove di spionaggio e destrezza. Ma che, ai nostri occhi, non smetterà di farci ricordare la spia di nazionalità polacca alla stregua di una donna appassionata, adrenalinica e, soprattutto, indipendente e libera di amare: il suo Paese, gli Alleati, se stessa e gli uomini che conobbe lungo il suo cammino.

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Chi era Krystyna Skarbek

Krystyna Skarbek nacque a Varsavia l’1 maggio 1908 dal conte Jerzy Skarbek, aristocratico aitante, infedele e a corto di denaro, e Stefania Goldfeder, figlia di un bancario ebreo, ricca ereditiera e a corto di un cognome di prestigio. Gli anni della sua giovinezza furono, quindi, cadenzati dalle declinazioni del lusso, tra vacanze in montagna, divertimento e calze di seta. Privilegio che, però, si disperse negli anni ‘20, periodo in cui la banca dei Goldfeder fallì e il padre abbandonò la moglie, Krystyna e suo fratello costringendoli a vivere in un dimesso appartamento della capitale.

Gli anni successivi scorsero veloci, tra elezioni a reginetta di bellezza e un breve matrimonio con un facoltoso uomo d’affari, fino all’invasione nazista della Polonia del 1939 e al conseguente avvio del conflitto mondiale. La notizia raggiunse Krystyna nel corso di un soggiorno in Africa in compagnia del secondo marito, Jerzy Giżycki, diplomatico eccentrico e più grande di lei, e animò presto la sua preoccupazione per le sorti del Paese natio.

Krystyna non poteva, infatti, restare indifferente alla salvezza di quest’ultimo. Decise, così, di prestare la sua perspicacia, la sua intelligenza e il suo carattere volitivo ai Servizi segreti britannici, chiedendo loro di essere reclutata sebbene non rispettasse i criteri richiesti: in primis, essere un uomo. La sua conoscenza del polacco, del francese e dell’inglese, la sua ampia rete di contatti a Varsavia e dintorni e, soprattutto, la sua abilità nel muoversi tra i sentieri di montagna – derivante dalla sua precedente attività di contrabbando di sigarette – convinsero, tuttavia, l’Intelligence ad affidarle l’incarico.

Krystyna Skarbek si tramutò, quindi, in Christine Granville.

Le astuzie in tempo di guerra

Krystyna Skarbek
Fonte: Vogue Polska

La sua audacia si manifestò immediatamente. Fin dalle prime missioni, infatti, Krystyna/Christine mise in campo la sua competenza e il suo istinto, destreggiandosi con maestria nel ruolo di staffetta, radiotelegrafista, spia e creatrice di reti e contatti tra agenti e gruppi di resistenza di Paesi diversi.

La sua dote principale: non avere paura. O, almeno, atteggiarsi come se non l’avesse, ponendo sotto gli occhi degli avversari proprio ciò che doveva nascondere con cura. Come quella volta che, paracadutata sul confine francese per entrare in contatto con alcuni membri della Resistenza italiana, fu fermata da una truppa tedesca e si finse una contadina del luogo. L’espediente: mettere in mostra il suo segreto, “indossando” la mappa di seta del SOE (Special Operation Executive) come un foulard e salutando i soldati in francese.

Una prontezza di mimetizzazione perfetta che le salvò la vita anche qualche anno prima, quando, tentando di tornare in Polonia, due guardie di frontiera slovacche sottoposero lei e il suo amante Wlodimir Ledóchokski – anch’esso corriere – a una perquisizione. Fingendo una storta su un ponte, Krystyna si accasciò e permise a Wlodimir di sfilarle foto compromettenti dallo zaino e gettarle nel fiume. Le sentinelle si accorsero dell’episodio e, ispezionando lo zaino, trovarono mille dollari. Sagacemente, l’agente britannica li convinse a tenere il denaro e a lasciarli andare.

La stessa sfrontatezza che, nonostante una taglia sulla sua testa di mille sterline, la spinse, inoltre, ad attraversare il confine ungherese otto volte con microfilm nascosti nei guanti e a mentire spudoratamente alla Gestapo. La quale, in sede di interrogatorio, fu ingannata da una delle scaltrezze forse più riuscite dell’agente segreta: la “messa in scena” di una finta tubercolosi, dissimulata tossendo e mordendosi la lingua così a fondo da far uscire sangue dalla sua bocca. Spaventati, gli ufficiali tedeschi non tergiversarono e la rilasciarono per paura di un possibile contagio, all’epoca potenzialmente mortale.

E Krystyna fu, ancora una volta, libera.

La fine della guerra e il femminicidio

Krystyna Skarbek
Fonte: Military History Matters

Sono solo alcuni degli aneddoti curiosi e stupefacenti che caratterizzarono la vita di Christine Granville, ricostruiti con meticolosità anche in un libro di Clare Mullay, La spia che amava: la prima donna che ne ripercorse la biografia, fino a quel momento tutelata e tramandata solo da un gruppo di uomini legati sentimentalmente a Kystyna.

La spia che amava. I segreti e la vita di Christine Granville, primo agente segreto britannico donna della Seconda guerra mondiale

La spia che amava. I segreti e la vita di Christine Granville, primo agente segreto britannico donna della Seconda guerra mondiale

Clare Mulley ricostruisce accuratamente la biografia di una donna affascinante e misteriosa, Christine Granville.
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Affrancandosi dal male gaze e cercando di dipingere la storia di Krystyna al di là della seduzione e del fascino che questa esercitò, l’autrice restituisce, infatti, il ritratto di una donna caparbia ed eroica, mossa, in ogni suo gesto e piano d’azione, da un impulso resiliente e ardito.

Come quello che emerse a pochi mesi dalla conclusione della guerra, quando Krystyna rischiò la sua vita compiendo il gesto forse più estremo: ingannò nuovamente la polizia nazista e salvò il suo amante Francis Cammaerts e altri due compagni fingendosi la nipote del generale Montgomery. Anche questa volta, la spia riuscì a scappare indenne.

Una volta terminato il conflitto, e nonostante i riconoscimenti ottenuti e il suo impareggiabile valore, Krystyna Skarbek fu, però, licenziata dal governo britannico e, per soddisfare la sua sete di avventura, accettò un impiego come hostess sulle navi dirette per la Nuova Zelanda e il Sudafrica.

Ed è proprio nel corso di quello che sarebbe dovuto essere il suo ultimo viaggio – prima di sposare l’amico d’infanzia e amante di una vita Andrzej Kowerski – che Krystyna incontrò il suo futuro stalker e omicida: il collega Dennis Muldowney.

La memoria di Krystyna Skarbek

Oltre alle missioni pericolose e agli innumerevoli ostacoli che costellarono la sua attività segreta, Krystyna/Christine fu anche una donna carismatica e misteriosa, cui nessuno – né la polizia, né gli uomini con cui entrava in contatto – sembrava resistere. Nel corso della sua esistenza, infatti, la spia polacca naturalizzata britannica intrecciò diverse relazioni intime e sessuali, anche contemporaneamente, e visse sempre con estrema libertà la sua inclinazione amorosa, ribelle e anticonvenzionale.

Una libertà che non poteva essere ostacolata, ingabbiata, posseduta, ma che, proprio per tale motivo, stimolò l’ira insana dello stesso Muldowney. Perdutamente innamorato di lei, l’uomo, una volta tornati a Londra, iniziò a seguirla, ossessionarla e perseguitarla, portando Krystyna, ormai esausta, a decidere di affrontarlo per chiedergli di allontanarsi.

Fino al tragico epilogo. L’ultimo atto della vita della spia si compie, infatti, nella hall del Shelbourne Hotel il 15 giugno 1952, e reca con sé un epitaffio emblema del maschilismo che la assassinò:

Uccidere è il possesso definitivo.

È con queste parole che, come riporta Minima&Moralia, Muldowney giustificò con lucidità inquietante il femminicidio compiuto, prima di essere impiccato: un pazzo affascinato dalla bellezza e dalla forza di Krystyna e pronto a pugnalarla al cuore pur di non accettarne il rifiuto.

La spia che ispirò il personaggio della prima bond girl di Ian Fleming nel suo esordio Casinò Royale, tuttavia, non poteva essere posseduta o soggiogata al potere e alle pretese di un uomo. Motivo per cui, ancora oggi, gli echi della sua vicenda non devono disperdersi e, anzi, devono assurgere a monito per non smettere di combattere e inseguire in maniera ostinata i propri ideali, politici, sentimentali, etici.

Proprio come fece Krystyna Skarbek, fino alla sua ultima goccia di vita.

Articolo originale pubblicato il 21 Aprile 2021

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