Chi era Matilde Montoya e l'importanza di celebrare chi ci ha aperto la strada

La storia di Matilde Montoya, tra le prime messicane a laurearsi in medicina: aprì la strada a molte altre donne dopo di lei.

Quando nel 1875 fu ammessa alla Scuola di Medicina dello stato messicano di Puebla, Matilde Montoya aveva solo diciotto anni e una lunga carriera davanti. Non poteva immaginare che una serqua di retrogradi conservatori potesse contestare il suo traguardo. “Una donna impudente e pericolosa intende diventare medico”, scrisse un giornale dell’epoca, ma lei non si perse d’animo.

La sua storia, raccontata qualche tempo fa in un articolo pubblicato dalla rivista di medicina Medigraphic, è anche quella di molte altre donne che nell’Ottocento osarono sfidare le convenzioni. Molte professioni erano ancora accessibili solo agli uomini, che detenevano quasi in esclusiva il monopolio del sapere.

Molto probabilmente Matilde Montoya non fu la prima medica messicana: si pensa infatti che a precederla sia stata un’altra donna, Zenaida Ucounkoff, di cui non si sa molto. Di certo il suo nome è quello che è passato alla storia e che oggi è ancora fonte di ispirazione per tante giovani che in Messico si avvicinano alla professione.

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La storia di Matilde Montoya

Nata a Città del Messico il 14 marzo del 1857, Matilde Montoya manifestò il suo interesse per lo studio fin da piccolissima. Fu la madre Soledad a insegnarle a leggere e a scrivere, dato che il marito non le permetteva nemmeno di lasciare la casa: grazie al sapere, poté così concedere alla figlia l’unico mezzo per essere davvero libera.

Già pronta per gli studi superiori a soli dodici anni, si scontrò con il padre, che si opponeva alla sua iscrizione nella scuola di ostetricia. Ironia della sorte, la morte del genitore le aprì finalmente la strada: a sedici anni si diplomò come ostetrica, nonostante i problemi economici, e per due anni esercitò la professione.

L’iscrizione alla facoltà di medicina, tanto contestata, la mise poi di fronte alla dura realtà: gli studenti maschi e gli insegnanti disapprovavano la sua presenza in aula, che fu più volte contestata. C’era persino chi pensava che dovesse essere “una donna perversa per voler studiare medicina perché desiderava vedere gli uomini nudi”.

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Una donna contro tutti

Più volte bloccata per motivi burocratici, mentre preparava la sua tesi si trovò a lottare contro le istituzioni, ancorate ferocemente a cavilli burocratici. Le dissero che non avrebbe potuto laurearsi, perché nello statuto della Scuola di Medicina si parlava di studenti e non di studentesse, allora Matilde Montoya si rivolse al presidente Porfirio Díaz, che chiese alla Camera dei deputati messicana di esprimersi.

Grazie a un provvidenziale decreto, il 24 agosto del 1887 la giovane presentò la sua tesi e diventò ufficialmente la prima dottoressa in medicina del Messico. Tra i presenti c’era anche il presidente Díaz, che tanto si era speso per lei: le aveva persino concesso una borsa di studio per aiutarla a completare la sua formazione.

Matilde Montoya divenne poi una brillante professionista specializzata in ginecologia e ostetricia, ma non fu mai invitata dalle associazioni di categoria, riservate agli uomini. Si iscrisse però a diversi gruppi femministi che lottavano per la parità di genere, ancora una chimera a quel tempo. Si prendeva inoltre cura di chiunque si rivolgesse a lei, senza fare distinzioni tra chi poteva permetterselo e chi no.

Morì nel 1939, lasciando un luminoso esempio di perseveranza e forza di volontà, che ispirò tante giovani messicane dopo di lei. Solo cinque mesi prima della sua morte, per celebrare i cinquant’anni dalla sua laurea, diverse associazioni si erano riunite per onorarla al Palacio de Bellas Artes di Città del Messico.

Nel 1987, per commemorare il centenario della conquista di Matilde Montoya, la Federazione delle associazioni di medici messicani le dedicò finalmente un congresso e una vetrina tributo nella libreria della vecchia scuola di medicina, dove anche lei aveva studiato e dove aveva tanto faticato a essere accettata.

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