Clara Rockmore, la maggior thereminista della storia che sapeva suonare l'aria

La musicista lituana Clara Rockmore è considerata la più grande suonatrice di theremin della storia: virtuosa di uno degli strumenti più seducenti dell'epoca moderna, ha lasciato il suo segno nel Novecento.

Questa è la storia di un colpo di fulmine, ma non aspettatevi chiari di luna, sussurri, fremiti e palpiti. Questa è la storia di come Clara Rockmore riuscì a diventare la più grande suonatrice di uno strumento ipnotico, che ha compiuto da poco un secolo di vita, un apparecchio elettronico di cui si invaghì fin dal primo istante.

“Fu amore a prima vista”, raccontò la musicista in un’intervista radiofonica del 1992 con Léon Theremin, registrata da WNYC; fu proprio lui a farglielo scoprire. “Lo provai e riuscii a orientarmi piuttosto bene e da quel punto continuai a usarlo”.

Quando si incontrarono per la prima volta a New York, negli anni Venti, si chiamavano ancora Clara Reisenberg e Lev Sergeevič Termen. Lei violinista e lui inventore del theremin, si erano lasciati alle loro spalle le conseguenze tumultuose della Rivoluzione d’Ottobre per coltivare le rispettive ambizioni musicali negli Stati Uniti.

Da esperta concertista, lei fece subito delle richieste al maestro, che si affrettò a modificare lo strumento appositamente per lei. In particolare, desiderava che il theremin le permettesse di eseguire dei virtuosismi grazie all’uso della mano sinistra: il progetto finale, messo a punto per lei, fu poi ribattezzato da taluni Claramin.

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Chi era Clara Rockmore

Nei rari filmati d’epoca rimasti, Clara Rockmore ci apparare come una creatura ultraterrena, evanescente e diafana, quasi rapita dalla lettura di un grimorio. Le braccia piegate e il volto austero, pizzica l’aria come se stesse raggiungendo delle corde invisibili agli occhi.

Questa dimensione ammaliante del theremin, che l’ha portato a diventare una presenza fissa nelle colonne sonore dei film di fantascienza, è tutta questione di fisica, tanto che persino Einstein ne rimase affascinato. Il suono viene prodotto muovendo le mani vicino alle due antenne, che ne regolano altezza e intensità, per produrre un effetto che può assomigliare a un violino, a un contrabbasso o persino a un acuto umano.

Clara Rockmore riuscì a domare il theremin e a definire un nuovo standard musicale grazie alle qualità che già possedeva come esecutrice. Nata a Vilnius nel 1911 in una famiglia ebrea della classe media, ultima di tre sorelle, aveva mostrato una portentosa inclinazione alla musica fin da bambina; già in grado di leggere gli spartiti a tre anni, a soli cinque fu ammessa nel prestigioso conservatorio di San Pietroburgo.

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Racconta Tabletmag che anche la sorella Nadia Reisenberg fu una grande pianista, cosa che spinse la famiglia a trasferirsi prima a San Pietroburgo e poi negli Stati Uniti per permettere alle figlie di esibirsi come duo. I sogni di gloria di Clara Rockmore si infransero presto a causa di una grave tendinite che le impediva di esercitarsi con il suo amato violino; fu proprio mentre era alla disperata ricerca di uno strumento alternativo che si imbatté il quello che avrebbe cambiato per sempre la sua vita.

Da allieva di Léon Theremin, in breve tempo Clara Rockmore superò il maestro; come nel più classico dei cliché, lui la corteggiò a lungo, senza mai portarla a capitolare. Gli preferì un avvocato, Robert Rockmore, con cui si sposò nel 1933: da quel momento le loro strade si divisero; sommerso dai debiti, lui tornò nella natia Russia e sparì per diversi anni.

Clara Rockmore continuò a esibirsi, diventando una leggenda del theremin grazie alla sua tecnica raffinata, che era riuscita a costruire grazie al suo orecchio musicale e alle sue qualità di violinista. Pubblicò però il suo primo disco da solista solo nel 1977; vent’anni dopo, nel 1998, morì a New York, dopo una lunga malattia.

Non ebbe figli, poiché la sua cagionevole salute l’avrebbe messa a rischio, fu però molto presente nella vita dei nipoti. Il suo ultimo desiderio fu proprio quello di vivere fino a vedere nascere l’ultimo piccolo della famiglia, che di fatto venne alla luce proprio due giorni prima della sua morte.

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