"Tutto ciò che voglio è istruzione": i numeri dell’analfabetismo femminile

L'analfabetismo nel mondo è ancora una realtà. L'8 settembre si celebra la Giornata Mondiale dell'Alfabetizzazione, e in questa occasione ricordiamo che dei circa 750 milioni di analfabeti nel mondo ben i 2/3 sono donne. Pregiudizi e disparità di genere sono le cause del fatto che ancora oggi le donne non hanno pieno accesso all'istruzione.

L’8 settembre si celebra la giornata internazionale per l’alfabetizzazione, giornata istituita dall’UNESCO nel 1965. Promuovere l’alfabetizzazione è cruciale nella lotta alla povertà e alla fame e per raggiungere la parità di genere e altri obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDGS) dell’Agenda 2030, un programma d’azione in 17 punti sottoscritto dai 193 Paesi dell’ONU.

L’obiettivo numero 4 dei 17 obiettivi è proprio “Educazione di qualità”, perché purtroppo nel mondo ancora molti bambini e adolescenti non ricevono istruzione o non ne ricevono una adeguata e ci sono ancora molti adulti e anziani analfabeti. Questa grave mancanza è più rilevante in termini numerici per le persone di sesso femminile rispetto a quelle di sesso maschile. Secondo un report dell’UNESCO il fenomeno dell’analfabetismo coinvolgerebbe circa 750 milioni di adulti nel mondo, di cui i due terzi sarebbero donne. Questo significa che le ragazze e le adulte che non sanno né leggere né scrivere e non hanno un’educazione di base sono circa 473 milioni: un numero spaventoso.

Analfabetismo femminile: le ragioni e le conseguenze

 

 

Storicamente le donne hanno ricevuto educazione in quantità e qualità inferiori rispetto agli uomini a causa di pregiudizi e discriminazione di genere. Il motivo è infatti da ricercarsi nei ruoli di genere attribuiti dalle società patriarcali a maschi e femmine: se gli uomini lavoravano fuori casa per sostentare economicamente la famiglia, le donne dovevano dedicarsi alla cura della casa e dei figli.

Ecco perché quindi le bambine venivano educate soprattutto nell’ambito dell’economia domestica: cucinare, cucire e altre attività simili, che non possono certamente essere paragonabili all’istruzione come la intendiamo ora. Per le famiglie del passato, soprattutto per le più povere e numerose, inoltre, mandare i figli a scuola significava avere meno manodopera a disposizione per il lavoro, che fosse in casa o fuori.

In Italia è stato a partire dall’Unità che è stata resa obbligatoria per legge l’istruzione scolastica dei bambini e delle bambine. Fino a quel momento, per la maggior parte delle persone era impensabile scrivere anche solo il proprio nome. Dal primo censimento del 1861 risultò che l’80% delle donne italiane era analfabeta. Le riforme a favore dell’educazione come quella di Giovanni Gentile del 1923 e quella della scuola media unica del 1963 portarono poi nel nostro Paese al crollo dell’analfabetismo.

Come riportato dall’Unicef, in generale le donne che hanno ricevuto istruzione riescono a evitare matrimoni e gravidanze precoci; a difendersi meglio dalle malattie sessualmente trasmissibili; tendenzialmente hanno figli più tardi e in numero minore e li hanno quando lo desiderano e quando possono permetterselo, in modo maggiormente consapevole – sempre grazie all’istruzione – dei propri diritti.

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Un proverbio africano afferma:

Chi educa un bambino educa un uomo, chi educa una donna educa una nazione.

Questo perché una donna istruita può a sua volta dare una migliore educazione ai suoi figli e permettere che studino a loro volta, creando un circolo virtuoso.

L’analfabetismo femminile nel mondo

Purtroppo nel mondo non sempre è facile difendere il diritto all’istruzione delle donne, nemmeno oggi. Ci sono fortunatamente figure come Malala Yousafzai, che ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2014 (allora diciassettenne), che difendono il diritto all’istruzione delle ragazze.

L’attivista pakistana, che per il suo impegno è anche stata vittima di un attentato contro la sua vita a cui è sopravvissuta miracolosamente, si batte sin da quando era molto giovane affinché le donne possano studiare in Pakistan. Finché era in Pakistan l’ha fatto tramite il suo blog e una resistenza serrata ai divieti di recarsi a scuola, poi, una volta lasciato il Paese, con l’attività pubblica a cui ancora si dedica. Nello Swat, la zona dove la ragazza viveva e che ha lasciato a seguito del suo tentato omicidio, infatti, un’ordinanza dei talebani al potere aveva vietato alle ragazze di andare a scuola, ma Malala ha sempre combattuto per il contrario.

Non mi importa di dovermi sedere sul pavimento a scuola. Tutto ciò che voglio è istruzione. E non ho paura di nessuno.

Non solo in Pakistan però l’istruzione delle bambine e delle ragazze è a rischio o vietata. Ci sono molti altri paesi del mondo dove l’analfabetismo è molto diffuso, avendo per i motivi che abbiamo visto particolare peso per le donne. Si tratta soprattutto dell’Africa Subsahariana e dell’Asia Meridionale. Quest’ultima ospita quasi la metà della popolazione globale analfabeta (49%) e la prima il 27%. 20 Paesi di queste zone hanno tassi di alfabetizzazione degli adulti inferiori al 50%. In queste zone del mondo il tasso di alfabetizzazione femminile è sempre più basso rispetto a quello maschile, come possiamo verificare dai dati Unesco: in Africa Subsahariana gli uomini hanno un tasso di alfabetizzazione del 72% mentre le donne lo hanno del 57%.

Meno del 2% della popolazione globale analfabeta vive invece in Asia Centrale, Europa, America del Nord e Oceania.

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Secondo il già citato Report Unesco, è possibile calcolare un indice di parità di genere (GPI) dividendo il tasso di alfabetizzazione femminile per quello maschile. Un GPI inferiore a 1 denoterà quindi un tasso di alfabetizzazione femminile inferiore a quello maschile. Secondo questa analisi Africa e Asia Occidentale e Meridionale sono lontane dalla parità, in quanto il tasso è di 0,79.

Per i giovani la situazione è in miglioramento in quanto risulta che tendenzialmente i più giovani hanno una disparità minore rispetto alla generazione precedente.

La scuola al tempo del Covid-19

Quest’anno la Giornata Mondiale per l’Alfabetizzazione si focalizza sull’insegnamento e l’apprendimento al tempo del Covid-19, e in particolare sul ruolo degli insegnanti e nel cambio di strategie pedagogiche per via del distanziamento sociale necessario a combattere la pandemia. In molti Paesi, durante il lockdown l’insegnamento si è semplicemente interrotto o ci sono stati tentativi di continuarlo su radio e TV, non avendo alternative digitali come invece è accaduto nei Paesi più ricchi. L’obiettivo è quindi trovare strategie alternative che rispettino le regole di prevenzione e contenimento della malattia.

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