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Malala: la bambina più forte di un colpo di pistola alla testa

Malala Yousafzai è stata la più giovane vincitrice di un Premio Nobel, quello per la pace. Dopo essere sopravvissuta a un attentato, continua la sua lotta, quella per l'accesso all'istruzione per tutti, anche per le donne, che in Pakistan non hanno diritto, per volere dei talebani, all'educazione.

Malala Yousafzai ha, come molte sue coetanee, sogni e ambizioni; solo che i suoi hanno a che fare con i diritti civili di una parte di popolazione priva di voce e di libertà, e con una battaglia complessa contro un nemico che affonda le sue radici in una cultura ancora pregna di pregiudizio e maschilismo.

La sua storia, la sua vita, sono contrassegnate da un grandissimo dramma ma da un’ancor più grande e potente forza di volontà, quella stessa che l’ha spinta a lottare contro l’ostilità di un intero paese, fino a essere la più giovane vincitrice di un Premio Nobel, quello per la pace, conferitole il 10 ottobre 2014, all’età di 17 anni.

Malala ha iniziato, che era praticamente una bambina, a difendere il diritto all’educazione per tutti, anche per le donne, escluse dall’accesso all’istruzione da un editto dei talebani che controllano e governano Mingora, città del Pakistan che le ha dato i natali. Attraverso il suo blog, curato dalla BBC e scritto a partire da 11 anni, la giovane attivista ha sempre rivendicato con forza la possibilità, per la popolazione femminile, di emanciparsi attraverso lo studio, e in generale sottolineato l’importanza dell’istruzione per elevare culturalmente chiunque, e dargli l’opportunità di formare una propria coscienza individuale.

Naturalmente, in un regime oppressivo come quello talebano, fermamente ancorato a una visione patriarcale di subordinazione delle donne e di governo mantenuto anche grazie alla diffusa ignoranza della popolazione, le parole e la lotta di Malala non sono mai state particolarmente gradite, tanto che, nel 2012, un attacco terroristico ha attentato alla sua vita, quando proprio un talebano le ha sparato un colpo di pistola alla testa, mentre stava tornando a casa da scuola a Mingora, nella valle di Swat. Malala è riuscita miracolosamente a sopravvivere, e un anno più tardi, ristabilitasi completamente e per nulla intenzionata a mollare,  ha tenuto un discorso durante l’Assemblea della gioventù delle Nazioni Unite, a New York, diventato storico in breve tempo, indossando il velo di Benazir Bhutto, la politica pakistana uccisa in un attentato kamikaze nel 2007.

Oggi è il giorno in cui ogni uomo e donna alzeranno la loro voce per far trionfare i propri diritti – ha detto Malala nel discorso –  […] Milioni di persone sono state uccise o ferite dai terroristi, io sono solo una di loro. Così, io sono qui, e parlo non per me, ma per quelli che non hanno voce, e che non possono essere ascoltati. Per coloro che hanno combattuto per i loro diritti: il diritto di vivere in pace, di essere trattati con dignità, di avere le stesse opportunità, di essere educati. […] Il 9 ottobre 2012 i talebani mi hanno sparato alla parte sinistra della fronte, hanno sparato anche a una mia amica. Tentavano di mettermi a tacere. Hanno fallito […] Debolezza, paura, il non avere speranza, è tutto sparito. Forza, coraggio e potenza sono nati in me.

Malala porta avanti con decisione la sua lotta per garantire l’educazione a tutti, anche, ha sottolineato durante il discorso all’ONU, “alle figlie e ai figli dei talebani”.

Cari fratelli e sorelle, noi capiamo l’importanza della luce, quando vediamo solo buio, della voce, quando siamo costretti al silenzio; allo stesso modo a Swat, in Pakistan, ci siamo resi conto dell’importanza di penne e libri quando abbiamo visto solo fucili.

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