Il racconto di Sam, uomo sopravvissuto a uno stupro: 'Volevo solo morire' - Roba da Donne

Il racconto di Sam, uomo sopravvissuto a uno stupro: "Volevo solo morire"

Violenza sessuale sugli uomini. Una realtà che esiste e che ancora troppo spesso viene sottovalutata e circondata dai pregiudizi.

Quando si parla di stupri e molestie sessuali la prima cosa a cui si pensa è la quantità di donne che ogni anno sono vittime di questo genere di eventi. Quello a cui non si pensa mai o si tende a sottovalutare, invece, è che questa realtà colpisce anche gli uomini, con le stesse identiche conseguenze, spesso devastanti, che investono le donne.

La violenza purtroppo esiste e non fa distinzione di sesso, età o etnia. Si abbatte come un tornado sulla vita delle persone lasciandosi dietro danni enormi, fino anche alla morte.

La storia di Sam Thompson è solo uno dei tanti esempi che si possono citare ma è rappresentativa per tutte quelle persone che non trovano la forza di raccontare e denunciare. Non solo la violenza fisica subita ma anche tutta quella verbale e psicologica che spesso si può generare.

Sam Thompson, la sua storia

Sam è stato rapito in una notte del 2016 da due uomini, a Manchester, quando aveva 22 anni. Sam ha trovato la forza di raccontare la sua storia in seguito alla condanna a vita di un altro aggressore, Reynhard Sinaga, stupratore seriale colpevole di 136 aggressioni.

La sua speranza era quella di abbattere i pregiudizi e i tabù che ruotano attorno alla violenza sessuale sugli uomini e incitare le vittime a rompere il silenzio che avvolge questo tipo di reato.

Quella notte Sam fu avvicinato da alcuni ragazzi che lo invitarono a bere qualcosa. Nel corso della serata il gruppo si divise e lui con altri due si spostarono in un albergo per continuare a bere insieme. Da lì a poco, forse complice qualche sostanza aggiunta dai due uomini nel bicchiere del ragazzo, si consumò l’aggressione. Un trauma.

Volevo solo morire. Non volevo essere da nessuna parte, non volevo convivere con questo” ha dichiarato Sam durante un’intervista alla BBC.

La vergogna, il sentirsi “sporco” e la paura conseguente alla violenza, causarono la fine del rapporto con la sua fidanzata di allora e lo portarono ad un esaurimento nervoso prolungato.

Quando la violenza non è solo fisica

Come racconta Sam, quando si sente parlare di stupri ai danni di un uomo la prima associazione che viene fatta è quella con l’omosessualità. Come se l’essere più o meno mascolino o con un determinato orientamento sessuale possa fare la differenza o evitare di subire violenze simili.

Si pensa che essere “un uomo” metta al riparo da questo genere di eventi.

“Non puoi essere un vero uomo se non hai reagito.”

Un uomo non lo permetterebbe mai, farebbe il possibile per evitarlo e il possibile per trovare i suoi aggressori. Associazioni che fanno riflettere e che fanno sorgere delle domande sulla concezione e sulle peculiarità che si attribuiscono al sesso maschile.

“Penso che ciò che ci definisce come uomo, o che presumibilmente ci definisce come uomo, venga influenzato non appena accadono cose del genere.” – continua Sam.

Per Sam aver denunciato e reso pubblico ciò che aveva subito ha generato dei seri problemi che hanno notevolmente peggiorato la sua già orribile esperienza.

Domande sulla sua sessualità, sulle possibili esperienze omosessuali avute in precedenza o sul suo rapporto con la fidanzata, hanno fatto sentire Sam ancora più oltraggiato e messo in dubbio, anche da se stesso.

“Tutto questo in quel momento mi ha fatto sentire come se non fossi davvero creduto.”

Quello che importava alle persone era solo il suo orientamento sessuale e non il fatto che quanto accaduto fosse senza il suo consenso. Uno stupro.

In seguito a questa orribile esperienza Sam è stato curato al St. Mary Hospital a Manchester. Proprio qui si è riscontrato un aumento del 33% delle denunce da parte di uomini che hanno subito un’esperienza simile.

Un dato che, se non altro, fa sperare in un cambio di tendenza in chi ancora, per paura o vergogna, non riesce a denunciare. La storia di Sam Thompson è una tra tante. Perché sì, se di violenza sessuale sulle donne si continua a parlare, quando si tratta di uomini le cose cambiano.

La mancanza di episodi raccontati fa sembrare che il problema sia inesistente. Ma non è così.

I numeri della violenza

Secondo alcuni dati riportati dal Centers for Disease Control and Prevention, circa 1 uomo su 4 ha subito forme di molestie sessuali durante la propria vita mentre almeno 1 su 38 è stato vittima di tentativo di stupro o stupro vero e proprio.

Nel 71% dei casi le violenze sono state subite prima dei 25 anni.

In Italia, sulla base di un report stilato dall’ISTAT, si evidenzia come le persone che hanno subito molestie sessuali durante la loro vita siano circa 8 milioni 816 mila donne (fra i 14 e i 65 anni) e 3 milioni 754 mila uomini.

Una cifra enorme anche se, sicuramente, non esaustiva. Questo perché, come detto, ancora oggi molte vittime di stupro non denunciano l’accaduto, anche tra gli uomini.

Dalla stessa indagine emerge come le molestie, fisiche o verbali, vengono fatte prevalentemente da uomini, sia che siano verso donne che verso altri uomini. In questo report vengono riportati i dati relativi a qualunque tipo di molestia a sfondo sessuale.

Questi numeri, uniti alla storia di Sam, dovrebbero far riflettere e sensibilizzare su quanto, troppo spesso e facilmente, si è portati ad avere pregiudizi e mancanza di ascolto. Non solo verso il tema della violenza sessuale ma soprattutto verso le vittime che la subiscono, di qualcuno sesso siano.

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