Livia Drusilla, da ragazza ingenua a donna potente e amata - Roba da Donne

Livia Drusilla, da ragazza ingenua a donna potente e amata

La storia dell'imperatrice più potente e influente dell'Antica Roma: sarà interpreta da Kasia Smutniak in una nuova serie tv per Sky

“Una figura quasi invincibile, temuta e adorata allo stesso tempo”: così Kasia Smutniak ha commentato la decisione di vestire i panni di Livia Drusilla nella nuova serie Domina di Sky Original. La storia della nobildonna romana, figura oltremodo complessa e affascinante, merita di essere raccontata.

Ideata e scritta da Simon Burke, già autore di Fortitude, diretta da un team di registi, la serie vanta un cast internazionale. Al fianco di Kasia ci sono anche Liam Cunningham, che ha interpretato Ser Davos de Il Trono di Spade, Claire Forlani e Isabella Rossellini.

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“Sono molto felice ed emozionata di avere la possibilità di interpretare un personaggio così complesso come Livia Drusilla. Una figura quasi invincibile, temuta e adorata allo stesso tempo, la prima a difendere i diritti delle donne. Una donna talmente forte da aver segnato le sorti dell’Impero Romano”. Così Kasia Smutniak sul suo ruolo da protagonista in “Domina”, la nuova serie Sky Original con un cast e produzione internazionali. I dieci episodi seguiranno la vita e la straordinaria ascesa di Livia Drusilla: da una ragazza ingenua il cui mondo si sgretola sulla scia dell’assassinio di Giulio Cesare, a imperatrice più potente e influente di Roma. Le riprese sono attualmente in corso a Roma. [📸: @stareoness] . . . . #KasiaSmutniak #LiviaDrusilla #Domina #Sky

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Ma chi era Livia Drusilla? Nata a Roma intorno al 30 gennaio del 58 a.C., era figlia di Marco Livio Druso Claudiano e della moglie Alfidia. Suo padre apparteneva alla gens Claudia, ma era stato adottato da un Livio: per riunire le due nobili famiglie, decise di dare in sposa la figlia al cugino Tiberio Claudio Nerone. Era il 42 a.C. e la giovane aveva sedici anni: ingenua e senza esperienza, affidò completamente la sua vita al marito.

Non era un periodo tranquillo per Roma: in seguito all’uccisione di Gaio Giulio Cesare, due anni prima, il padre e il consorte di Livia Drusilla avevano preso le parti dei cesaricidi, Bruto e Cassio. Ciò porto all’inevitabile suicidio di Claudiano e alla fuga del genero e della figlia in Sicilia e in Grecia, per evitare la proscrizione dichiarata dal rivale cesariano, Ottaviano.

Diventata già madre del piccolo Tiberio, nel 39 a.C. Livia Drusilla poté finalmente tornare a Roma con la famiglia, dato che era stata indetta un’amnistia generale. Lì conobbe proprio Ottaviano, il futuro imperatore Augusto, e secondo le fonti del tempo scattò subito la scintilla. Nonostante fosse già sposato con Scribonia, decise di ripudiare la moglie per avere la donna che gli avrebbe consentito di avvicinarsi alla gens Claudia.

Livia, incinta del secondo figlio di Claudiano, sposò Ottaviano il 17 gennaio del 38 a.C. con il consenso del primo marito e del collegio dei pontefici. Iniziò così una seconda vita per lei: come raccontato dallo storico Vito Sirago, diventò l’emblema di una nuova condizione femminile.

Si sganciò “da un ruolo di semplice pedina di manovra”, come accaduto per tante donne romane prima di lei, “realizzando nella vita politica quello che nei bassi ceti esisteva, o era esistito nella vita domestica, la parità dei coniugi, se non di fronte alla legge, almeno di fronte all’unità familiare”.

Rimasero insieme per 51 anni, nonostante la loro unione non avesse portato alla nascita di un figlio. E già questa era una piccola rivoluzione, perché a quel tempo un matrimonio senza eredi portava quasi sempre al ripudio della moglie. Livia Drusilla e Ottaviano, invece, erano legatissimi: lui ascoltava i consigli politici della consorte e lei si prendeva cura personalmente del benessere del marito e delle finanze.

Vestita con abiti modesti e senza gioielli, anche quando Ottaviano divenne Augusto nel 27 a.C., conquistò sempre più libertà. In qualità di Augusta dell’Impero poteva essere influente anche fuori dalla domus, un privilegio mai concesso prima alle donne romane. Aveva il permesso di agire senza il supporto di un tutore, ricevere statue a sua immagine e beneficiava della sacrosanctitas, ovvero dell’inviolabilità. Chiunque avesse osato attentare alla sua vita, avrebbe rischiato la pena capitale.

Era una donna ambiziosa, Livia Drusilla, e ciò contribuì a creare un’immagine postuma velata di malignità. Raccontarono che aveva avvelenato tutti i possibili successori al trono, pur di far spazio al figlio Tiberio (il secondogenito era morto in battaglia), ma gli studiosi moderni hanno rifiutato l’ipotesi di una trama omicida. Del resto, a quei tempi era impossibile non dubitare di una donna potente, che riusciva a essere così influente da decidere il destino di un impero.

Livia Drusilla morì a 86 anni, nel 29 d.C.: un’età ragguardevole, per l’Antica Roma. Era sola, lontana dal figlio imperatore che non vedeva da tre anni e che sospettava di lei. Attesero diversi giorni, prima dell’orazione funebre, tanto che il suo corpo era ormai in decomposizione, ma lui non arrivò. Fu il nipote Caligola, futuro successore al trono, a onorarla e a ricordarla come una Ulisse in gonnella.

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Articolo originale pubblicato il 5 Dicembre 2019

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