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Invidia femminile: come ci hanno insegnato a competere con le altre donne

Ci hanno insegnato che le donne devono competere tra di loro, e che l'invidia è una prerogativa dell'essere femminile. Ma qual è la realtà?
invidia femminile

La società e la cultura da secoli mettono in luce l’invidia femminile e la competizione tra le donne, quasi come fosse uno spettacolo divertente. Secondo la società, ancora oggi le persone di sesso femminile non sono in grado di instaurare un’amicizia reale perché l’istinto le porta sempre a confrontarsi con le altre.

La realtà non è esattamente così. Invidiare e competere con le altre donne è qualcosa che la società ha insegnato e continua tutt’ora a sostenere, mentre il femminismo e la ricerca dell’emancipazione provano a far luce sulla verità di queste dinamiche e come si sviluppano realmente.

Ma perché si parla di invidia femminile? Gli uomini provano invidia allo stesso modo, spesso si fa riferimento all’invidia dell’uomo per la donna, fanno continuamente confronti tra loro e i colleghi, provano frustrazione e gelosia per chi sembra stare meglio. Perché il mondo ancora vuole rappresentare le donne come istintive e false, guidate solamente da invidia e rancore verso le sue simili, per piacere agli uomini?

L’invidia femminile esiste davvero?

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Fonte: Web

L’invidia esiste, ed è un sentimento della natura umana. Nonostante sia una caratteristica di uomini e donne, la società fa leva maggiormente sull’invidia femminile. Le donne non andrebbero d’accordo tra di loro, mentre gli uomini sì, e non sarebbero in grado di avere amicizie sincere senza invidia e pettegolezzi. La realtà è diversa, perché le donne sono dotate di grande sensibilità. Si confrontano, litigano, ma chiariscono anche creando relazioni di amicizia forti e profonde.

L’invidia femminile comunque è una realtà, le donne riescono a essere particolarmente offensive e violente tra di loro. Perché purtroppo è vero che la società e gli stereotipi istigano la competizione tra le donne. Una donna di oggi dovrebbe essere una compagna o moglie in grado di soddisfare il proprio uomo, una mamma attenta, una professionista in carriera, un’amica presente, il tutto mantenendo un aspetto fisico e un look impeccabili.

Ma soprattutto dovrebbe essere felice facendo tutto ciò. L’invidia nasce dal confronto che le donne fanno tra di loro. Molto spesso si invidia chi ha meno successo, considerata inferiore, che però nonostante questo sembra più soddisfatta. Ma questa visione che le donne hanno tra di loro è dettata da parametri culturali imposti che fanno inseguire canoni e obiettivi sbagliati o irreali.

In tutti gli ambiti della vita, specialmente quello lavorativo, l’invidia e la competizione tra le donne sono esaltate da sempre, dalla cultura, dalla società e dagli uomini. Oggi ci pensano i social network ad alimentare questo fenomeno. La possibilità di mostrare la propria vita in ogni momento, alterando la realtà con i filtri, rende molto facile cedere al confronto e all’invidia, al voler ricevere più like e visualizzazioni, non essere migliori ma più apprezzate.

Competizione tra donne: tra pregiudizi e realtà

L’invidia di cui abbiamo parlato scaturisce quindi dal confronto e dalla competizione. Tuttavia, da sempre e purtroppo fino ancora ad oggi, gli esperimenti fatti per studiare come funziona la competizione tra donne, si basano su bias del passato e non sono pertanto riusciti a dare una dimostrazione valida. Si è sempre infatti ritenuto che le donne siano in competizione fra di loro per l’accoppiamento, secondo un istinto di tipo biologico. C’è ancora infatti chi sostiene che la causa principale per cui due donne litighino fra loro sia l’uomo.

Questa visione risulta oggi tuttavia sessista e anacronistica, poiché la donna non ricerca più la sicurezza e il mantenimento della prole in un uomo. Le donne di oggi sono lavoratrici, mogli, mamme, anche single, casalinghe. L’obiettivo è cambiato, l’uomo non rappresenta più nella maggior parte dei casi il sostenimento, l’unica via possibile nella vita. Si può dedurre che effettivamente nel passato la società e la cultura abbiano portato le donne a competere per la conquista del “maschio”, ma oggi questi discorsi non reggono più.

Al giorno d’oggi l’ambiente sociale svolge un ruolo maggiore e più impattante rispetto a quello biologico. Per studiare fenomeni di competizione, sia maschile che femminile, bisognerebbe quindi partire da basi diverse da quelle naturali e basarsi sulla società di oggi.

Le donne, come gli uomini, sono rispetto al passato multiformi, e possono svolgere più ruoli contemporaneamente nella società, possono (cosa che ancora oggi non è scontata in molte parti del mondo) istruirsi e informarsi. Considerare la parità dei sessi, almeno in ambiente scientifico, può portare a studi più realistici. Per comprendere e debellare la competizione femminile nociva così come quella maschile.

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