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Siamo tutti femminucce

Nonostante, nella visione olistica, pare che maschile e femminile siano presenti in ogni persona come tratti caratteriali, si fanno comunemente delle valutazioni diverse se a possederle sono i generi che, appunto, secondo il pensiero comune, “non dovrebbero averle”.
Questo contenuto fa parte della rubrica “Sui generi(s)”

Femmina, femminuccia, femminista (al femminile), femminista (al maschile, ma quando mai?), femmenella, femminile, effemminato… Possiamo trovarne tantissime di parole che partono dalla stessa radice e si appropriano di tantissimi significati differenti.

Nonostante, nella visione olistica, pare che maschile e femminile siano presenti in ogni persona come tratti caratteriali, si fanno comunemente delle valutazioni diverse se a possederle sono i generi che, appunto, secondo il pensiero comune, “non dovrebbero averle”.

Se c’è da parlare di yin e yang, di quanto si compenetrino nell’unico insieme, di quanto non possano fare a meno uno dell’altro, siamo tutti filosofi ed esperti di pensiero orientale, poi se una donna non è cintura nera di femminilità, se una bambina gioca a pallone o adora la matematica o dice: «da grande voglio guidare i treni», apriti cielo!

«Va bene, è un maschiaccio, quando inizierà lo sviluppo vedrai che ritornerà all’ovile e se non ci ritorna peggio per lei…»

Ve lo ricordate quando le donne che fumavano per strada erano guardate male perché le donne che fumano per strada sono solo le… E quando per bere qualcosa di leggermente alcolico, e non essere additate come delle svergognate, potevano solo ordinare un cordiale “per tirarmi su”, perché si sa che le donne hanno la pressione bassa e si emozionano per un nonnulla…

Culturalmente parlando, femminile è sempre stato associato a queste caratteristiche, in sintesi: il sesso debole. Alle donne è permesso piangere, da bambine ma anche da grandicelle, ma sì anche da adulte… L’emozione, si sa, è femmina. L’emozione fa sembrare indifesa, è qui che entra in scena il principe azzurro che arriva a cavallo del suo destriero e si appresta a proteggere la gentil donzella.

Anche i bambini maschi possono piangere, se molto piccoli, se imparando a camminare cadono e si fanno male, se gli fa male qualcosa. Fino a quanti anni è tollerato secondo voi? Io dico 3, 4, non di più… Se hai 5 anni, fai un capitombolo e ti rialzi piangendo, stai sicuro che qualcuno comincerà a drizzare le antenne e a preoccuparsi… Troverai qualcuno che si avvicina e di dice: «no, non piangere, fai l’ometto, vuoi che pensino tutti che sei una femminuccia…?»

Chissà dove vanno a finire le emozioni che agli uomini è vietato manifestare… Chissà dove va la tristezza, il dolore, la commozione, l’empatia, la preoccupazione, lo spavento, il dispiacere, l’ansia, la paura… Saranno anche yin e yang ma se sei un maschio è meglio che ti dimentichi di mantenere il contatto con queste parti di te.

Un giorno un uomo mi ha detto: “I maschi piangono sotto la doccia, ne ho sentiti tanti dirlo…, se quando esci ti sgamano puoi sempre dire che ti è entrato lo shampoo negli occhi…”.
“Non siamo responsabili per le emozioni che proviamo ma di come le manifestiamo” mi disse tempo fa un’altra persona ma alcune manifestazioni non sono così controllabili… e c’è un modo per evitare di “rischiare” di manifestarle ed è metterle in sordina, meglio se riusciamo a zittirle, meglio ancora se riusciamo a non sentirle.

Costruirsi una pellaccia dura “emozione-repellente”, indossare uno scafandro inviolabile, una maschera permanente. Le meno giovani di voi ricorderanno la pubblicità dell’uomo Denim che fermava la mano della donna che voleva entrare nella camicia per accarezzargli il petto, o dell’amaro Petrus “per l’uomo che non deve chiedere mai!”

Eppure, molte e molti di noi si lamentano dell’eccesso di testosterone che c’è in giro… “Prendi una donna, trattala male, lascia che ti aspetti per ore” sappiamo che non va bene, ma quanti credono che non sia efficace? QuantE credono che non sia efficace? Li vogliamo sensibili ma per l’amor del Cielo che continuino a “portare i pantaloni”.

Se per caso una donna perde il lavoro ed è costretta a stare a casa per un po’, nessuno la guarderà male perché si occupa della sua casa, la pulisce e prepara i pasti per l’eventuale famiglia.
Se perde il lavoro lui e lei esce di casa per andare in ufficio per lui si apre una giornata col genere sbagliato. Andrà a fare la spesa e troverà pensionati e donne di tutte le età. Andrà sui siti a cercare qualche ricetta postata da donne e commentate da donne. Arriverà il postino che urlerà al citofono: «Signora! C’è una raccomandata!» E se qualcuno verrà a sapere che è tua moglie che porta a casa lo stipendio tu ti sentirai mascolino come un bambolotto.

Yin e Yang.
Non v’azzardate a essere anche un po’ maschili se siete donne e se proprio dovete esserlo siate delle donne con le palle ma preparatevi ad essere anche delle megere. Voi che scimmiottate gli uomini e non sapete quale dovrebbe essere la vostra missione…

Ma soprattutto non azzardatevi voi che siete uomini ad avere anche una componente femminile sviluppata, non credete a chi vi dice che le donne desiderano essere ascoltate e coccolate e comprese e che vi ammirano quando siete in contatto con le vostre emozioni, quando diventate fragili e feribili e avete gli occhi lucidi per un dispiacere o anche per una gioia improvvisa.

Non credeteci, altrimenti saremo costretti tutte e tutti a migliorare il mondo.

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