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Non è un Paese per vecchie. Gli uomini invece... come il vino

Nessuno (almeno nel mondo dei media mainstream) che si chieda chi abbia deciso che le donne non possono invecchiare e come mai si sia d’accordo in così tanti. Allora oggi, due cose le dico io.
Questo contenuto fa parte della rubrica “Sui generi(s)”

Non è un paese per vecchie. È questo il titolo di un saggio del 2012 scritto da Loredana Lipperini, che fa il verso al romanzo di Corman McCarthy, reso famoso dall’omonimo adattamento cinematografico dei fratelli Coen del 2007.

In queste ore, è un pensiero ricorrente. Fra pochi giorni infatti compirò 30 anni e mai come in questo periodo sento abissale la distanza tra la mia percezione di me stessa e l’immagine che gli altri vedono quando mi guardano.
Gli uomini maturano, le donne invecchiano. Questo è un discorso trito e ritrito, che viene proposto ciclicamente da giornali femminili e programmi TV del pomeriggio, non è un pensiero particolarmente originale e soprattutto, se non si fa un passo avanti e si prova a discutere delle cause, rischia di essere addirittura controproducente.

Che alle donne non sia concesso invecchiare lo sappiamo tutti e tutte, non stiamo di certo parlando della scoperta dell’acqua calda. Il problema è che la soluzione che la società sembra aver adottato è tutta sulle spalle delle donne e il messaggio, in breve, è: corri ai ripari. Dato che non puoi permetterti di invecchiare, perché non piaci più, eccoti 5 consigli per far sparire le zampe di gallina attorno agli occhi, prova la nuova crema antirughe, scopri l’alga del punto più basso degli oceani che puzza come il peccato ma che ridarà alla tua pelle lo 0,0001% di elasticità che ti servirà per raccontarti che non stai buttando i tuoi soldi in cosmesi antiage inutile pubblicizzata da una modella che non ha ancora l’età per votare.

Nessuno (almeno nel mondo dei media mainstream) che si chieda chi abbia deciso che le donne non possono invecchiare e come mai si sia d’accordo in così tanti. Allora oggi, due cose le dico io. La prima mi fa arrabbiare, la seconda mi rattrista. Vediamo se anche a voi faranno lo stesso effetto.

Quello che mi fa arrabbiare è questa pretesa che le donne siano belle. Pare che una donna abbia valore solo in relazione a quanto sia sessualmente attraente (e il cursore viene mosso, ovviamente, dagli uomini eterosessuali). Se sei una donna devi essere bella, o comunque devi fare tutto ciò che è in tuo potere per essere più gradevole possibile alla vista. E questo perché, di base, non servi ad altro.

Ti teniamo perché sei carina, perché sei piacevole, perché è divertente vederti ancheggiare mentre noi uomini prendiamo le decisioni importanti. Perché le donne, per molti, sono delle bambole gonfiabili che hanno preso vita e non si capisce perché dovrebbero esistere delle bambole gonfiabili brutte, chi le vorrebbe? Di questo avevo parlato qualche mese fa, sempre in questa rubrica, quando proponevo una riflessione sul diritto delle donne di essere brutte.

Ovviamente qui stiamo dicendo che la bellezza è strettamente legata alla giovinezza, perché le tette che cadono non sono sexy, perché il contorno labbra meno definito ci rende più difficile fare riferimenti (mentali e non) al sesso orale, perché non è un caso che gli italiani siano al primo posto per quanto riguarda il turismo sessuale minorile (perciò, nel caso qualche uomo stia leggendo questo articolo, ve lo chiedo con tutta la gentilezza che possiedo, avvisandovi che ormai ne è rimasta poca: i turisti sessuali italiani sono circa 80 mila, di cui il 90% uomini. E io rimarrò convinta che voi non facciate parte di questi 80 mila fino a quando non commenterete dicendo “eh ma non tutti”. Da quel momento in poi, nel mio cervello – e in quello di moltissime altre, scatterà un solo pensiero: “non tutti, ma lui probabilmente sì”. Non fatemi perdere tempo.)

Questo mi fa arrabbiare: l’idea che il mio valore dipenda da caratteristiche fisiche che non ho scelto (e che, se ho, sono destinata a perdere con l’età) anziché dai miei risultati personali e lavorativi.

Quello che mi rattrista, invece, è pensare al perché gli uomini maturino e le donne invecchino. Gli uomini maturano perché fanno esperienze, e le esperienze degli uomini contano. Il loro viaggio, i loro cambiamenti, le convinzioni che cambiano (cantavano i Tiromancino), sono affascinanti.

Anche le donne fanno esperienze, ma delle esperienze delle donne non frega niente a nessuno. Non hanno lo stesso valore, a una donna non viene richiesto di evolvere e maturare, viene richiesto di piacere. E cosa ce ne facciamo di tutta la tua profondità e intelligenza, del tuo impegno nel sociale, della tua carriera di tutto rispetto, se non sei bella? Vi ricordo che siamo anche il Paese che ha avuto un Premier (Berlusconi) che ha raccontato una barzelletta – con bestemmia, per non farsi mancare niente – dove la punchline riguardava l’aspetto fisico a quanto
pare poco attraente di una sua avversaria (Rosy Bindi). E siamo il Paese che ha riso di quella barzelletta.

E io, alla soglia dei 30 anni, comincio ad avere paura.
Paura che il mio valore possa essere misurato contando i miei capelli bianchi e non i miei successi.
Paura che i miei successi non possano che essere legati alla famiglia (che al momento non voglio avere).
Paura di ritrovarmi piegata a questa logica, schiava di uno sguardo esterno che è così tanto lontano da quello che ho io quando mi guardo allo specchio.
Paura di smettere di voler trovare altri scopi per me e cominciare a ricercare solo l’alga del punto più basso degli oceani che puzza come il peccato.
Paura di diventare una barzelletta, quando io so di essere un’intera storia.

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