Nel suo più celebre libro, La banalità del male, Hannah Arendt paragonava la diffusione della malvagità a quella dei funghi. Diversamente dal bene, che va in profondità ed è radicale, il male resta in superficie e si espande più liberamente. Una metafora perfettamente calzante per la propagazione del nazismo nella Germania della prima metà del Novecento. Tra i tanti che si lasciarono sfiorare dal male, senza opporre resistenza, ci fu anche l’attrice Lída Baarová.

La sua parabola, raccontata tempo fa dal Guardian, resta oggi un simbolo di come ogni scelta privata possa avere conseguenze tragiche dal punto di vista storico ed etico. Chi la conosceva, disse che si era comportata semplicemente da ingenua, forse mossa dalla vanità o dall’ossessione per gli uomini sbagliati. Eppure, viene da chiedersi se ci sia stato anche un solo momento di dubbio per Lída Baarová, prima di farsi trascinare dalla relazione illecita con una delle figure più mostruose e terrificanti del Terzo Reich.

C’è da dire che la frequenza con cui Lída si affiancò spesso a uomini potenti, spesso pericolosi, appare quasi come un’ossessione. Come se non potesse fare a meno del desiderio di avere un uomo accanto a sé, cosa che le fece passare molti guai nel corso della sua vita. A partire da Goebbels.

Durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Berlino del 1936, immortalata su celluloide dalla regista Leni Riefenstahl, Hitler fece il suo ingresso trionfale come un imperatore romano. Era la realizzazione dei suoi sogni di grandiosità, nutriti da ciò che lui considerava artistico e bello.

Al suo fianco c’era Joseph Goebbels, ministro della Propaganda con un dottorato in letteratura, che gestiva ogni aspetto della vita culturale tedesca. Figura di spicco del nazismo, proprio durante le celebrazioni olimpiche conobbe Lída Baarová e se ne invaghì, scatenando uno scandalo che quasi gli costò la carriera.

Nome d’arte di Ludmila Babková, nata a Praga il 7 settembre del 1914, era a quel tempo un’attrice già nota in Germania. Dopo gli studi di recitazione e l’esordio sul set a soli diciassette anni, nel 1927 si era innamorata dell’attore tedesco Gustav Fröhlich, con cui aveva recitato in diversi film. Hollywood aveva messo gli occhi su di lei, ma senza riuscire a strapparla alla vita berlinese e all’elegante casa in cui viveva con il compagno.

Giovane, bellissima, con una chioma corvina e occhi penetranti, non incarnava l’ideale ariano di bellezza. Ciò non fermò Goebbels dall’innamorarsi istantaneamente di lei e del suo fascino esotico. Nonostante fosse già sposato e padre, iniziò a farle una corte serrata. Dopo mesi di corteggiamento, la sventurata rispose: ancora non poteva saperlo, ma in quel momento Lída Baarová firmò la sua condanna.

“La sua voce sembrava entrarmi dentro”, disse di Goebbels nella sua autobiografia. “Sentivo come un solletico sulla schiena, quasi le sue parole stessero cercando di scuotere tutto il mio corpo”. I loro incontri si fecero sempre più frequenti, e non solo sullo yacht privato del ministro. La invitò persino a un congresso nazista, a Norimberga, e dal palco fece un gesto segreto rivolto a lei: si sfiorò il volto con un fazzoletto, come segno di devozione.

Quel segnale simbolico turbò la giovane, tanto da spingerla a lasciare Berlino. Quando lui lo seppe, mandò un uomo alla stazione per fermarla, insieme a un mazzo di rose e a una sua foto. In quegli stessi giorni, Goebbels scrisse sul suo diario che era “successo un miracolo” e che mai nella sua vita aveva provato un amore così forte. Lída Baarová raccontò poi di non aver mai provato lo stesso sentimento, ma di essersi sentita braccata.

Avevo paura di lui e di quello che avrebbe potuto fare se l’avessi rifiutato, anche se con me si era sempre comportato in modo galante, mostrando grande gentilezza nei miei confronti.

La liaison non sfuggì all’attenzione di Hitler, che a dire il vero era stato il primo a notare Lída. Gli aveva subito ricordato la nipote che tanti anni prima aveva amato e che si era tolta la vita con un colpo di pistola. Spinto da Magda, la moglie di Goebbels, decise però di separare i due amanti.

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Nell’autunno del 1938, mentre l’ex compagno Fröhlich era già stato allontanato e messo in un campo di lavoro, anche l’attrice cadde in disgrazia. Convocata dalla polizia e dichiarata persona non grata, fu costretta a lasciare la Germania. Tornata a Praga, si lasciò tentare ancora una volta dal pericolo frequentando Paul Thümmel, una spia tedesca. E, ancora una volta, dovette cercare riparo altrove.

Agli inizi degli Anni Quaranta, Lída Baarová conobbe un discreto successo come attrice in Italia, recitando in pellicole come Ti conosco mascherina! di Eduardo de Filippo e La Fornarina. L’occupazione americana del Belpaese la riportò a Praga, dove si innamorò dell’attore tedesco Hans Albers. Per lui cercò di tornare in Germania, ma venne fermata dalla polizia militare statunitense ed estradata in Cecoslovacchia.

Accusata di tradimento e di collaborazionismo con l’ormai defunto regime nazista, fu arrestata e rischiò addirittura la condanna a morte. Si salvò grazie all’aiuto di un uomo che aveva perso la testa per lei e che andava spesso a farle visita in carcere, Jan Kopecký. Parente di un noto politico, la fece uscire di prigione e nel 1949 la coppia si unì in matrimonio.

Fuggiti in Austria, per un po’ si dedicarono alla loro neonata compagnia di marionette, senza trovare veramente pace. Tra polemiche e fughe rocambolesche in Argentina, i due si lasciarono pochi anni dopo. Rimasta senza un soldo, Lída tornò al suo primo amore, il cinema, e recitò in diverse pellicole, tra cui I vitelloni di Federico Fellini.

Nel 1970 sposò un medico austriaco molto più vecchio di lei, che morì a soli tre anni dalle nozze, lasciandola ancora una volta sola. Tornata alla ribalta negli Anni Novanta, dopo la pubblicazione delle sue memorie, morì a Salisburgo nel 2000 per le conseguenze del Parkinson.

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