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A bocce ferme... cosa proprio non va nelle parole di Luca Argentero

"Luca, questa cosa ha un nome, si chiama mascolinità fragile, è un problema che affligge moltissimi uomini poiché la nostra società dice loro che si è uomini solo in un certo modo. Sai chi è che si occupa da decenni di mascolinità fragile, aiutando così moltissimi uomini? Il femminismo Luca, il femminismo."
Questo contenuto fa parte della rubrica “Sui generi(s)”

Luca Argentero è un attore italiano e un ex concorrente del Grande Fratello, diventato l’idolo di moltissime donne perché in qualche modo diverso dalla maggior parte degli uomini.
Fisico snello, faccia da bravo ragazzo, modi gentili, sempre sorridente. Avevamo grandi aspettative nei suoi confronti (naturalmente frutto delle nostre fantasie), per questo le sue recenti parole hanno fatto così male.

Ma cos’è successo? Facciamo un passo indietro. Qualche giorno fa Argentero ha rilasciato un’intervista sul settimanale Oggi, parlando della sua futura moglie Cristina Marino. Le frasi che ha detto però, hanno qualcosa di problematico.

Vi riporto il primo passaggio che ha fatto storcere il naso:

“È molto poco femminista. Mi spiego meglio: è un’imprenditrice, superimpegnata nel suo lavoro ma, al tempo stesso, le piace occuparsi della casa e ricevere le attenzioni che sono dovute a una donna, farsi coccolare.”

Anzitutto, partiamo dalle basi.

Una persona femminista è una persona che crede nella parità politica, sociale ed economica tra i sessi.
È una persona (donna o uomo non ha importanza) che crede ci sia un problema con il genere per come è percepito e vuole fare qualcosa affinché tutti, a prescindere dal genere di appartenenza, abbiano le stesse possibilità di essere felici e lo stesso rispetto da parte degli altri.

Questa è proprio la definizione da vocabolario.
Ora, dire di una persona che è “molto poco femminista”, equivale a insultarla.

Mi stupisce (o forse no) che nel 2019 ancora si parli di donne poco femministe come di donne in qualche modo migliori, da preferire. Anche perché essere femminista e volere una casa in ordine non sono due cose opposte, quindi non capisco davvero la precisazione che Argentero fa poco dopo, quando dice che la sua compagna è un’imprenditrice ma ama occuparsi della casa. Una donna può essere femminista e insieme essere: casalinga, imprenditrice, astronauta…

Il femminismo è un modo di guardare il mondo, non un lavoro. Nel frattempo però mi chiedo un’altra cosa: davvero è così pieno di donne che di giorno stanno 8/10 ore al lavoro a sgobbare per cercare di crearsi una carriera e poi non vedono l’ora di tornare a casa a pulire il bagno?  Non staremo confondendo il piacere dell’avere una casa in ordine con il piacere di ordinarla?
Anche a me piace vedere le mie stanze pulite, però non mi piace pulirle. Lo faccio perché se non lo faccio io non lo fa nessuno.

Forse è il caso di smetterla di raccontare le donne come degli angeli del focolare che smaniano per stirare i calzini di tutta la famiglia, forse se ci dicessimo che lo fanno le donne perché nessun altro è disposto a farlo, verrebbe qualche senso di colpa in più a chi non muove un dito e si racconta che “lo faccio fare a lei perché le piace”.
(Oh, a qualcuna sicuramente piace, buon per lei. A tutte? No. Alla maggior parte? Neanche.)

Argentero chiude il pensiero parlando delle attenzioni che sono dovute a una donna e continua dicendo “L’ossessione per la gender equality ha rovinato il romanticismo e ha inibito l’uomo che deve avere a che fare con donne sempre più forti, affermate. […] Voglio continuare a essere l’uomo della coppia, il maschio. Portarti un fiore, invitarti a cena… Non mi va di scontrarmi con una che si offende se le apro la portiera della macchina o le verso l’acqua a tavola.”

Parlare di ossessione per la gender equality è un po’ come parlare di ossessione per i diritti umani: stona. L’ossessione è un fenomeno patologico, ma non credo ci sia nulla di patologico nel volersi adoperare affinché ognuno di noi possa vivere una vita degna. Anzi, è patologico affannarsi affinché questo non accada.

Se pensi che il bisogno delle donne di voler essere trattate da esseri umani abbia rovinato il romanticismo, hai un’idea di romanticismo sessista e patriarcale. Immagini la donna come una damigella in pericolo, una creaturina da salvare e fare tua, una proprietà acquisita. E infatti Argentero dice che l’uomo viene inibito da donne affermate. Perché? Perché una donna forte è una donna padrona di sé. E questo evidentemente non va bene.

D’altra parte, se per essere un “vero uomo” devi proteggere (e controllare) la “tua donna”, quando la donna non è più tua perché è solo di se stessa, ti senti demascolinizzato.
Luca, questa cosa ha un nome, si chiama mascolinità fragile, è un problema che affligge moltissimi uomini poiché la nostra società dice loro che si è uomini solo in un certo modo.
Sai chi è che si occupa da decenni di mascolinità fragile, aiutando così moltissimi uomini?

Il femminismo Luca, il femminismo. Per ultimo, Argentero cita due esempi (aprire la portiera e versare l’acqua) che rientrano nel concetto di cavalleria.

E qui va fatta una differenza tra cavalleria e gentilezza.
Per capire se siamo davanti a un gesto educato o a un modo come un altro per ricordare alla donna che “poverina, angelo, cucciola, lei da sola non ce la fa, ora ti salvo io” basta farsi due domande:

  1. Avrebbe aperto la portiera/versato l’acqua anche a un suo amico?
  2. Avrebbe aperto la portiera/versato l’acqua anche a una donna che lo ha rifiutato?

Se la risposta è sì, siamo davanti a un caso di “uomo gentile”.
E io, da femminista, di solito dico grazie.

Apprezzo un gesto gentile e non mi adiro, sono femminista, non matta. Se la risposta è no, siamo davanti a un caso di “uomo sessista”.
Quello che il gesto gentile non lo fa con tutti, lo fa solo con le donne e nello specifico con le donne che trova attraenti o che pensa potrebbero trovarlo attraente.

La gentilezza non c’entra un bel niente, è solo un altro modo per ricordare chi detiene il potere, chi comanda, chi ha bisogno di chi. La cavalleria prevede un cavaliere, un cavaliere prevede una damigella in pericolo. Il rapporto non è paritario, c’è un salvatore e qualcuno (qualcuna) da salvare. Ma noi donne non siamo da salvare, ci salviamo benissimo da sole.

Se sei gentile con me perché mi vuoi bene, io apprezzo quella gentilezza e mi adopererò per ricambiarla (se ti dà fastidio che la ricambi, chiediti perché).
Se sei gentile con me perché pensi che si debba fare così, perché certe attenzioni sono “dovute” alle donne, relegandoci così a specie protetta, a panda da dover salvare, a persone carine ma poverine certo non in grado di cavarsela da sole, allora la portiera te la apro volentieri io, ma per farti scendere.

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