"Amavo la mia scuola, poi per tutti sono diventata la 'pazza satanista'"

Nadia Busato risponde a una ragazza di 14 anni che ha inviato sul numero di WhatsApp di Roba da Donne la sua storia, in cui racconta come la scuola, dall'ambiente felice che era all'inizio, si sia trasformata in un luogo colmo di angosce, per colpa del bullismo.

>>> Abbiamo modificato i nomi di questa testimonianza utilizzandone altri di fantasia per rispettare l’anonimato delle persone coinvolte.

Ciao! Mi chiamo Matilde e ho 14 anni, ho fatto la prima liceo classico ma ho deciso di cambiare scuola per alcune cose che mi sono successe. Andrò al liceo artistico e forse dovrebbe essere stata la mia prima scelta, ma sono stata spinta fortemente da mio padre a scegliere il liceo classico. Infatti la storia della mia infanzia non è gradevole: mio padre è un ex alcolista e non è mai stato molto gentile con me e mia mamma, quindi ho preferito accontentarlo.

Quando sono arrivata il primo giorno l’atmosfera era buona, rilassata, al contrario delle elementari e delle medie dove sono sempre stata presa in giro, in certi casi anche picchiata, a causa dei mie gusti musicali e del mio peso: prima ero sotto peso, pesavo davvero poco e sono anche peggiorata nel mio sport (ginnastica artistica) perché non avevo più forze. All’inizio le persone mi sorridevano, sembrava un bell’ambiente, avevo addirittura trovato 4 amiche e avevamo formato un gruppo. Ero felicissima. Ma poi è arrivata questa nuova ragazza e la situazione è peggiorata: lei mi spingeva e non mi calcolava, ho anche avuto un fortissimo attacco di panico a causa del suo comportamento.

Poi i “commentini” erano sempre più frequenti, su come mi vestivo (da “pazza satanista”) o sul mio aspetto fisico. Pure da quella che reputavo la mia migliore amica, Minerva: lei è diventata la comandina della scuola e ha iniziato a fare cose sbagliate come fumare e frequentare cattive compagnie; vedevo che, più si comportava da maleducata, più la gente la apprezzava. Tutti hanno iniziato ad essere contro di me, arrivavano sempre più compagni nuovi e nessuno mi ha mai parlato, a parte la mia amica Cristina, arrivata più o meno a dicembre, con cui siamo subito diventate amiche.

Inoltre, alla preside non stavo molto simpatica. Vedevo che alcune mamme di mie compagne di classe la lodavano per far avere voti più alti ai figli; e lo ottenevano. Mia mamma non l’ha mai fatto. Inoltre, non hanno mai visto mio padre e per loro la famiglia spezzata non è una famiglia cristiana e quindi fa schifo. Tutto questo mi ha portato ad avere crisi sempre più frequenti e attacchi di vomito, senza che nessuno mi dicesse “sono dalla tua parte”.
(Matilde, 14 anni)

Cara Matilde, qui siamo tutte dalla tua parte. Che per noi è quella delle ragazze che cercano di affermare se stesse senza che qualcuno (genitori, insegnanti, amici prepotenti) gli spianino la strada. Fai bene a cercare la tua strada, a cambiare scuola se quella che frequenti non ti piace, a cambiare gruppi di amicizie se non ne approvi i comportamenti. Fai anche bene a cercare di conservare un equilibrio con dei genitori che hanno fatto degli errori, nella propria vita e nei rapporti con te.

Magari quello che ti scrivo ti suona un po’ scontato, ma hai 14 anni ed è giusto e sano che tu sia alla ricerca di un mondo – fatto dagli amici, dalla scuola degli alunni e degli adulti, dalle passioni come lo sport e la musica –  che ti somigli e in cui ti puoi sentire a tuo agio anche nei momenti di fragilità, di solitudine, di bisogno. La tua è l’età in cui si cominciano a fare dei passi verso la persona che si vuole diventare: una strada che è solo all’inizio, che non è semplice, che conoscerà svolte e cambi imprevisti e anche molto radicali. Non ti conosco di persona, ma dalle tue parole mi sembri proprio una tosta; non perché scegli colori scuri per i tuoi vestiti o tieni testa alle ragazze che fanno le sbruffone, né perché non chiedi ai tuoi genitori di interpretare il ruolo della famiglia perfetta solo per far colpo sugli insegnanti.

Le poche righe che ho letto mi dipingono una giovanissima donna determinata a costruire relazioni su valori reali e profondi, non superficiali; e che misura attentamente le persone da come si comportano, più che da quello che dicono o da come si vestono. In questi anni di crescita, in cui vedrai i gruppi formarsi soprattutto sulla base di una condivisione di stili e di apparenze, questo tuo carattere non ti renderà le cose semplici.

Ma se riesci a trovare il giusto equilibrio tra la tua diffidenza (che certamente è il risultato di un vissuto di rapporti difficili e di una costante difficoltà a farti accettare semplicemente per come sei) e la tua voglia di trovare amici sinceri, saprai costruire relazioni che dureranno tutta la vita perché questi sono proprio gli anni degli amici più cari, con cui condividere confidenze, passioni, delusioni, supporto. Una piccola nota sulla scuola che scegli: l’ambiente è importante, ma lo studio è una cosa tua, che devi selezionare con un’attenzione speciale per ciò che ti permetterà di diventare un’adulta autonoma intellettualmente, economicamente, culturalmente. In tre parole: la te futura.

La scuola nella stagione dell’irrequietezza

La scelta del percorso di studi di scuola superiore è un momento cruciale. Lo stress di avere davanti a sé cinque anni che tracceranno, volenti o nolenti, un binario di possibilità si unisce a un momento di passaggio nella vita personale e in quella emotiva davvero complesso. Negli anni delle superiori non ci sono più protezioni: le reti sociali sono tutte nuove, nascono e muoiono le amicizie speciali, ci si innamora, ci si sente incompresi, soli, si vuole emergere nel gruppo e molto più spesso si desidera sparire.

Per un adolescente, le relazioni con i coetanei spesso valgono più del percorso scolastico e del livello di insegnamento. Questo significa che un disagio o una ferita emotiva possono portare in poco tempo all’abbandono della scuola; qualche volta, all’abbandono definitivo degli studi. Mantenersi in equilibrio tra imporsi in modo autoritario e perentorio oppure assecondare con arrendevolezza ogni altalena emotiva non è affatto facile.

Ma questi sono gli anni in cui si abbandona il rapporto tra genitori e bambini per costruire quello tra genitori e figli adulti: l’esercizio dell’equilibrio attraverso il dialogo e la comprensione è la chiave per mantenere alto il rispetto, la fiducia e la confidenza, premesse necessarie per intercettare tempestivamente disagi molto più profondi, per i quali sarà a necessario rivolgersi senza indugio a personale competente nella scuola, nei consultori o tra i professionisti riconosciuti nei campi della medicina e della psicologia.

Messaggio importante per chi è vittima di bullismo o sexting

Sei una vittima, non vergognarti. Non è colpa tua e non sei solo.
Parlane con un adulto e con chi può darti un aiuto concreto: qui di seguito trovi un manuale di primo soccorso.
Se pensi che i tuoi genitori o gli adulti di riferimento non possano capire o non stiano accogliendo la tua richiesta di aiuto in maniera idonea, fai leggere loro queste parole e prendi contatto con persone qualificate che potranno darti il supporto necessario e che meriti.

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La rubrica di Roba da Donne “Non te lo posso dire – Alziamo la voce VS il bullismo”, è curata da Nadia Busato, scrittrice e giornalista, che risponderà, in una sorta di posta del cuore, a chi il cuore lo ha ferito dalla crudeltà altrui, a chi ha perso la speranza, a chi non sa come uscirne o con chi parlarne e vorrà raccontarci la sua storia di bullismo e soprusi.
Accanto a noi, in questo percorso, gli amici di Centro Nazionale contro il Bullismo – Bulli Stop, il dottor Massimo Giuliani e la dottoressa Carmen Sansonetti (Area Nord Italia – Lombardia Settore Scuole ed Eventi Sportivi), che ci hanno aiutato a mettere a punto il kit di primo soccorso che trovate qui di seguito.
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