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La prova che anche le bambine possono sognare di fare le piratesse

Nella storia ci sono state diverse donne pirata: due di queste, tra le più famose, sono state Mary Read e Anne Bonny.
Questo contenuto fa parte della rubrica “Storie di Donne”

È ormai quasi una banalità dire che le donne possono fare tutto. Quando è Carnevale, oppure Halloween, assistiamo a un’apoteosi di principesse. Eppure le bambine hanno moltissime possibilità di fronte a loro: tra questo travestirsi da donne pirata. Non si tratta di una scelta controcorrente: sono state tante le pirate nella Storia, ovvero donne che, sfidando le convenzioni dell’Età Moderna, navigarono per mare, terrorizzando i potenti e mostrando coraggio. Certo, non tutte le storie su queste donne sono vere – come per esempio quella di Awilda nel V secolo, riportata nel Progetto Gutenberg sui cui gli storici non sono concordi – ma quanto meno, leggendo le loro storie vedremo con occhi diversi i personaggi di Nami e Nico Robin nella serie One Piece.

Tra le donne pirata che nella Storia hanno solcato i sette mari, ci sono due figure che risalgono al XVII secolo, e cioè Mary Read e Anne Bonny. Le vicende di queste due donne sono parzialmente intrecciate e parzialmente simili. Queste due donne sono state figlie illegittime e hanno da sempre avuto una certa inclinazione per le attività tradizionalmente maschili. Per Mary, inglese, si trattò inizialmente di una necessità, come riporta Historic: la madre, dopo la morte del padre della bimba e di un altro bambino, iniziò a vestirla da maschio per dare l’illusione alla suocera di un erede e quindi ottenere denaro a sufficienza per mantenere se stessa e la sua piccola. Anne, irlandese – che ha addirittura una pagina Web dedicata – invece aveva radici borghesi, ma anche una certa passione per l’avventura, tanto che lasciò la famiglia per seguire e sposare un uomo a essa inviso – che in realtà stava con lei solo per inseguire la ricchezza del padre – e poi lasciarlo per qualcuno che l’avrebbe avviata alla vita che aveva sempre desiderato. Queste storie sono narrate da tale Charles Johnson in A General History of the Pyrates – anche se c’è chi pensa che il vero autore sia Daniel Defoe.

Il dramma nascosto di Valentina Tereshkova, prima donna nello spazio

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Mary continuò a vestirsi da uomo per molto tempo, anche perché si arruolò per partire in guerra su una nave e combattere nelle Fiandre. Per un periodo si innamorò e si sposò, restando però ben presto vedova e tornando quindi ad arruolarsi. Ma mentre era su una nave diretta dai Paesi Bassi all’Oceano Indiano, l’imbarcazione fu assaltata dai pirati: fu così che Mary conobbe quel mondo e decise che sarebbe stato il suo. Intanto Anne, lasciato il marito, iniziò a compere scorrerie piratesche insieme a un amico pirata omosessuale, finché non incontrò il pirata Calico Jack diventandone la compagna. È a questo punto che la strada delle due donne si unisce: è sulla nave di Calico Jack che sale Mary, diventando ben presto grande amica di Anne – che intanto aveva scoperto che fosse una donna – e anche sua compagna di cabina. Jack, convinto che Mary fosse in realtà un uomo, mosso dalla gelosia, irruppe un giorno nella stanza, scoprendo Mary seminuda e… scoprendo che si trattava decisamente di una donna.

L’imbarcazione di Calico Jack erauno dei terrore dei mari, per cui fu organizzata una spedizione per mettere nel sacco i pirati e le donne pirata che vi erano a bordo. E infatti accadde che tutti furono catturati e Mary e Anne furono processate il 28 novembre 1720 a Santiago del la Vega in Giamaica. Furono condannate a morte ma la loro pena fu sospesa, perché entrambe ammisero di essere incinte – cosa che appunto consentiva una proroga dalla pena. Da questo punto in poi la Storia delle due donne pirata diventa fumosa. Si sa con certezza che Mary sia morta in Giamaica l’8 aprile 1721, forse a causa delle complicazioni del parto: suo figlio sopravvisse e fu dato in adozione. Anne invece, come riporta l’Oxford Dictionary of National Biography, fu riscattata dal padre, tornò negli Stati Uniti, dove morì come donna rispettabile all’età di 80 anni.

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