Stare bene da soli: la felicità si impara - Roba da Donne

Stare bene da soli: la felicità si impara

La solitudine fa paura, ma è anche un momento di crescita in cui concentrarsi solo su se stessi: stare bene da soli è possibile.

Stare bene da soli non è una condizione così immediata: provare paura e sofferenza nella solitudine è normale. Trovarsi con se stessi costringe a fare i conti col proprio passato, con le proprie scelte, con i propri errori. Ne scaturiscono emozioni difficili da governare e che rischiano di sopraffarci, ma riconoscere il piacere della propria compagnia e stare bene da soli non è del tutto impossibile. Questa è una felicità che si impara, frutto di consapevolezze che si acquisiscono, anche faticosamente, nel tempo.

Amici, colleghi, conoscenti, familiari, partner: non siamo fatti per stare soli, questo è vero. Ricerchiamo continuamente il confronto e la compagnia altrui per trascorrere il nostro tempo. Ma la solitudine non deve spaventare. Dietro lo smarrimento che si prova dopo la fine di una storia d’amore e il vuoto che proviamo quando non abbiamo intorno i nostri cari ci deve essere la certezza che si può stare bene anche da soli.

Stare da soli: perché serve e i vantaggi

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La solitudine è una condizione che la vita, in certi momenti, impone. Altre volte è una scelta, un vero e proprio bisogno dell’individuo, che la cerca per i più svariati motivi, per brevi o lunghi periodi. In entrambi i casi da essa si possono trarre dei vantaggi: stare bene da soli è possibile e fa bene.

Lo dice anche la scienza. Si tratta di una ricerca inglese, realizzata presso la Rochester Universtity: Solitude as an Approach to Affective Self-Regulation. Quando scegliamo la solitudine il nostro cervello entra in uno stato di calma che apporta numerosi benefici psico-fisici.

Secondo gli esperti, basterebbero quindici minuti al giorno da soli per stare bene con se stessi e in pace col mondo, recuperando serenità e richiamando pensieri positivi, ritrovando il proprio equilibrio. Allontanarsi per un quarto d’ora dagli stimoli del mondo esterno e dalla gente libererebbe la mente dai pensieri accumulati durante la giornata, dalle tensioni, dalle preoccupazioni, ma anche dalle informazioni che quotidianamente ci bombardano.

Sarebbe anche molto utile in caso di decisioni importanti da prendere: lontano da condizionamenti, ascoltando solo la propria voce interiore, si ha meno probabilità di sbagliare.

Combattere la paura di rimanere soli

In una società come quella attuale, veloce e piena di stimoli, in cui si è perennemente connessi e si vive nel reale e nel virtuale insieme, ritrovarsi soli spaventa molto di più. Come combattere la paura di rimanere soli?

Innanzitutto vivendola come uno stimolo, come un momento di introspezione costruttiva, un momento da dedicare a se stessi per il proprio bene, in cui accettarsi, migliorarsi, riflettere, valorizzarsi, conoscersi meglio. Ma soprattutto: in cui imparare ad amarsi.

La paura della solitudine si supera solo con la stima e l’amore verso se stessi, con la sicurezza e la fiducia nelle proprie risorse, nelle proprie capacità. Il proprio valore non si misura dalla quantità di persone che si ha intorno, anzi: la solitudine è una condizione migliore rispetto a una relazione insoddisfacente.

Come stare bene da soli: 3 consigli

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Alla base della paura di sentirsi soli c’è solitamente un cattivo rapporto con se stessi, che sfocia in dipendenza affettiva: si tende a considerare indispensabile la compagnia e il supporto degli altri, senza riuscire minimamente ad apprezzare la compagnia di se stessi, senza bastarsi. In alcune fasi della vita questo malessere è certamente più accentuato (per esempio durante l’adolescenza).

Dunque come stare bene da soli?

1. Dare un significato alla propria vita

La nostra vita ha un valore, che però non va cercato nella vita di un altro. Per questo è importante coltivare i propri interessi, portare avanti le proprie passioni, rendersi indipendenti e avere ben chiaro cosa ci piace, cosa ci rende felice. Solo così si potrà dare alla propria vita il giusto significato: conoscendo se stessi e andando avanti per la propria strada senza condizionamenti, ma concentrandosi sulla propria felicità.

2. Rendersi utili agli altri

Pensare alla propria felicità non significa né escludere il prossimo, né isolarsi né tantomeno diventare egocentrici e egoisti. Anzi: una risposta positiva alla paura della solitudine è proprio dedicarsi agli altri. Questo è un modo per sentirsi utili e realizzarsi umanamente, traendo positività dall’essere d’aiuto a chi ha bisogno. L’aridità affettiva è una chiusura al mondo che conduce all’infelicità.

3. Fare attività fisica

Fare attività fisica è un eccellente modo di prendersi cura di sé, agendo su corpo e mente in modo positivo. Lo sport (calibrato chiaramente sulla propria preparazione fisica e proporzionato al proprio livello di allenamento) fa scaricare nervosismo, stress e tensioni, liberando dalle sensazioni negative.

Concentrandoti sul tuo corpo, sui tuoi muscoli, sul tuo sudore, recuperi la più profonda essenza del tuo esistere, apprezzandola.

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