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"Cadavere di donna pregnante": come Anita Garibaldi morì incinta e non fu sepolta

Si chiamava Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, ma è passata alla storia come Anita Garibaldi: la sua vita e la sua morte rimasero legate indissolubilmente all'Italia

Eroina romantica e tragica, Anita Garibaldi è stata una protagonista dell’Unità d’Italia. Lei, che non era nemmeno nata nel nostro paese, decise di combattere accanto al marito per realizzare i comuni ideali rivoluzionari. La sua breve vita, spesso avvolta da un alone di agiografia, è stata recentemente scandagliata dal Silvia Cavicchioli nel saggio intitolato Anita – Storia e Mito di Anita Garibaldi.

Nata presumibilmente il 30 agosto del 1821 a Morrinhos, nello stato brasiliano di Santa Catarina, Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva apparteneva a una numerosa famiglia povera. Rimasta presto orfana di padre, a 14 anni fu costretta a sposare Manoel Duarte de Aguiar, un calzolaio dai modi violenti. La coppia si trasferì quindi nella città di Laguna: era il 1834 e la giovane ancora non sapeva che presto la sua vita sarebbe cambiata.

Nel luglio del 1839 giunse infatti nel porto Giuseppe Garibaldi e la leggenda narra che, scrutando il paesaggio dalla sua nave, avvistò subito Ana e quella visione lo spinse a scendere sulla terra ferma. Il momento del loro primo incontro è raccontato dal diretto interessato proprio nelle sue memorie.

Sbarcai ed avviandomi verso le case ove doveva trovarsi l’oggetto del mio viaggio, non mi era possibile rinvenirlo, quando m’incontrai con un individuo del luogo, che avevo conosciuto ai primi momenti dell’arrivo nostro. Egli invitommi a prender caffè nella di lui casa. Entrammo, e la prima persona che s’affacciò al mio sguardo, era quella il di cui aspetto mi aveva fatto sbarcare. Era Anita! La madre dei miei figli! La compagna della mia vita, nella buona e nella cattiva fortuna! La donna, il di cui coraggio io mi sono desiderato tante volte!

Un colpo di fulmine per entrambi? Non possiamo che affidarci alle parole di Garibaldi.

Restammo entrambi estatici e silenziosi, guardandoci reciprocamente, come due persone che non si vedono per la prima volta, e che cercano nei lineamenti l’una dell’altra, qualche cosa che agevoli una reminiscenza. La salutai finalmente, e le dissi: «tu devi esser mia». Parlavo poco il portoghese, ed articolai le proterve parole in italiano. Comunque, io fui magnetico nella mia insolenza. Avevo stretto un nodo, sancito una sentenza, che la sola morte poteva infrangere!

Da quel momento non si separarono più: Ana abbandonò il marito e partì con Garibaldi, diventando non solo la sua compagna e la madre dei suoi figli, ma anche una combattente. Lottò sempre al fianco degli uomini, mostrando grande coraggio e occupandosi spesso della difesa delle munizioni. Nel 1840, dopo essere finita prigioniera delle truppe imperiali brasiliane, riuscì a intenerire il comandante e a fuggire, potendo ricongiungersi con l’amato.

Nel 1840 nacque il loro primo figlio, Domenico, e pochi giorni dopo il parto Anita riuscì a evitare un’altra cattura, fuggendo a cavallo con il neonato. L’anno dopo la famiglia Garibaldi si trasferì a Montevideo, in Uruguay. Dopo aver ricevuto notizia della morte del marito, il 26 marzo 1842 i due si sposarono. Negli anni successivi nacquero Rosita, morta a soli due anni, Teresita e Ricciotti, quarto e ultimo figlio. Nel 1848 Anita Garibaldi si trasferì in Europa con i figli, a Nizza, e qualche mese più tardi venne raggiunta dal marito.

Il 8 febbraio 1849 a Roma avvenne la proclamazione della Repubblica Romana. Anita lasciò Nizza per raggiungere Garibaldi e difendere la città, ma l’arrivo dei soldati francesi li costrinse a una rocambolesca e drammatica fuga. I garibaldini si diressero verso la Repubblica di Venezia, ma durante il viaggio lei contrasse la malaria. Era incinta di sei mesi. Avrebbe potuto fermarsi e farsi aiutare da una delle famiglie incontrate nel viaggio, ma decise di continuare a fianco del marito. Nei pressi di Cesenatico, in Romagna, Anita Garibaldi morì. Era il 4 agosto 1849 e aveva solo 27 anni. Il suo corpo venne sotterrato in un campo e rinvenuto pochi giorni dopo da alcuni pastori.

Il suo decesso venne inizialmente registrato dal Comando della Tenenza di Comacchio come “reperimento d’ignoto cadavere di donna pregnante”, come ricordato in un documento dell’Archivio di Stato di Bologna. Il corpo di Anita Garibaldi riposò per dieci anni senza nome nel cimitero di Mandriole, prima di essere recuperato dal marito e portato al cimitero di Nizza.

 

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