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Dawn Tyree: “I miei genitori mi costrinsero a sposare il mio stupratore a 13 anni”

Costretta a sposarsi a 13 anni dopo essere stata stuprata da un amico di famiglia, oggi Dawn Tyree ha deciso di raccontare la sua storia al New York Times. Perché anche nel paese del "sogno americano" esistono le spose bambine.

Quando parliamo di adolescenti costrette dalla famiglia a sposarsi giovanissime per “porre riparo” a una violenza sessuale subita la mente corre, il più delle volte, a situazioni che avvengono in paesi ben lontani da noi geograficamente o, al massimo, all’Italia degli anni ’40 o ’50, quella del matrimonio riparatore dove l’onore della famiglia era il tesoro più sacro da difendere, ben al di là dell’integrità o della salute dei propri figli.

Peccato che abomini di questo genere non appartengano solo a quelle culture che noi, erroneamente, molto spesso tendiamo a definire “sottosviluppate”, arretrate culturalmente e socialmente amorali, ma si verifichino anche in paesi che della democraticità e del rispetto dei diritti civili di ogni essere umano hanno fatto la propria bandiera.

La storia che vi raccontiamo, la storia di Dawn Tyree, è avvenuta nell’America della “democrazia da esportare” e della Women’s March, in quello stesso, grande paese, in cui convivono praticamente sotto l’indifferenza di tutti contraddizioni sociali enormi e incredibili.

Dawn, stuprata e costretta a sposare il suo violentatore

Dawn Tyree all’epoca dei fatti e oggi (Fonte: Dawn Tyree/ CreditAmanda Lucier for The New York Times)

Dawn, che oggi è una donna adulta, ha raccontato la sua terribile storia a Nicholas Kristof, giornalista del New York Times.
Tutto è cominciato quando era appena in quinta elementare e, mentre i suoi genitori si erano trasferiti in Texas, lei era rimasta in California, affidata alle cure di un baby sitter, caro amico di famiglia; peccato che proprio l’uomo abbia presto cominciato ad approfittare di lei.

Il mio aggressore mi ha convinto ogni giorno che ero abbastanza grande per avere una relazione sessuale, e che gli altri adulti non avrebbero capito.

Ha raccontato Dawn al NYT. Così, manipolata dal suo aggressore, ha mantenuto segreta la relazione sessuale con lui fino a quando non è rimasta incinta. A quel punto, i suoi genitori sono naturalmente rimasti sconvolti, ma, anche se sembra assurdo, più che la consapevolezza dello stupro, ciò che li preoccupava era la prospettiva di uno scandalo. “Mio padre è conservatore, quindi l’aborto non era un’opzione“, ha spiegato Dawn; motivo per cui l’unica strada percorribile, per la sua famiglia, era il matrimonio.

Siamo stati al tribunale della contea e un giudice mi ha chiesto se volevo sposarmi – ricorda  la donna – la mia risposta è stata sì. Per un paio di settimane, mi è stato detto che il matrimonio era la cosa migliore per me, e che avrei dovuto dirlo al giudice.

Così, il matrimonio fu celebrato nel 1985, quando Dawn aveva appena 13 anni e il suo stupratore 32. Lei non ha mai potuto completare il percorso scolastico a causa della gravidanza e della nascita di suo figlio, seguita dall’arrivo di una seconda bambina, ma, troppo preoccupata che il marito potesse rivelarsi un pedofilo anche nei confronti dei suoi figli, si separò, dopo tre anni; all’età di 16 anni, Dawn si ritrovò quindi a essere una mamma single.

Ero molto spaventata e confusa, e volevo mantenere la mia famiglia felice – ha spiegato Dawn a Kristof per motivare la sua accettazione delle nozze – Essere incinta e non sposata sarebbe stato imbarazzante per la famiglia. Volevo mantenere la pace.

Il matrimonio era un modo per coprire lo stupro. Il matrimonio era un modo per impedirmi di essere una madre adolescente non sposata. Il matrimonio era un modo per evitare qualsiasi indagine sui servizi per l’infanzia. Il matrimonio era un modo per evitare accuse di abbandono dei bambini contro i miei genitori. Il matrimonio è stato un modo per tenere mio marito fuori di prigione.

Gli USA delle contraddizioni

In un paese che si batte duramente per impedire i matrimoni che coinvolgano i minori, dal 2000 al 2010, riporta Kristof nel suo articolo seguendo i dati di Unchained at last, ONG riconosciuta dall’ONU, si sono registrati quasi 250 mila matrimoni in cui la sposa era minorenne.

La legge, in teoria, fisserebbe a 18 anni l’età minima per contrarre matrimonio. Ma in 20 dei 50 stati americani non c’è nessuna previsione di legge in tal senso. E in tutti, tranne in uno (il Delaware), sono ammesse eccezioni. Per esempio quando c’è l’accordo dei genitori, o di un tribunale, oppure, come nel caso di Dawn, quando la ragazza è incinta. La motivazione che giustifica queste unioni? Impedire l’aborto.

Mentre per i genitori della ragazza si tratta di “salvaguardare l’onore di famiglia” sporcato da una gravidanza indesiderata. Insomma, va a finire che il matrimonio riparatore, dalla nostra cultura, non se n’è mai andato.

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