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Il diritto di mettere la canottiera e non superare la "prova del sale"

In uno sport colmo di regole severe e genitori ossessivi, Judy Murray è senza dubbio un esempio positivo. Non sarà perfetta, ma ha superato le avversità con dolcezza, ottimismo e determinazione, conquistando anche il diritto di poter indossare senza vergognarsi una canottiera alle partite dei propri figli.

Perché tante donne, soprattutto dopo i 40 anni, non dovrebbero avere più il diritto di indossare un top senza maniche? Solo perché la zona tra il gomito e la spalla potrebbe ondeggiare impietosamente quando si saluta o si compiono movimenti con le braccia verso l’alto?

L’inflaccidimento delle braccia, che hanno la tendenza a diventare cadenti soprattutto nella parte interna, sono un inestetismo che preoccupa soprattutto le donne over 40, portate a pensare di aver perso il diritto di poter indossare tranquillamente delle canotte, non riuscendo a superare la famosa “prova del sale”. Questa fantomatica prova consiste nel muovere le braccia come se si stesse versando del sale, con inevitabile dondolio dei muscoli qualora non fossero abbastanza tonici.

Tra le tante donne che non supererebbero questa (stupida) prova, c’è la ex tennista Judy Murray, mamma di due straordinari tennisti arrivati al numero uno del ranking ATP, Andy Murray in singolare, il fratello Jamie Murray in doppio.

Judy Murray non è stata solo la figura chiave della crescita sportiva di Andy e Jamie Murray. Negli anni ha seguito molti tennisti britannici, diventando una figura di spicco dell’associazione di tennis britannico, la Lawn Tennis Association. A dicembre 2011 Judy è stata nominata capitano di Fed Cup britannica sfatando il tabù delle coach donne nel tennis e scontrandosi con il clima un po’ sessista presente nel mondo sportivo. Nel 2013 è stata premiata con un dottorato honoris causa dall’Università di Edimburgo.

Sempre molto diretta, ha diviso per anni gli appassionati di tutto il mondo: per alcuni è stata una presenza troppo invadente, per la carriera del figlio Andy Murray. Per altri, invece, una donna professionale e competente, il cui sostegno è stato necessario per entrambi i figli. Ma c’è un altro risultato di cui Judy Murray va quasi altrettanto fiera, ovvero l’essere riuscita, alla fine, a far cambiare la percezione che il pubblico, sia quello inglese che quello internazionale, hanno avuto di lei. Al Daily Mail ha raccontato:

È stata dura, per anni, quando negli articoli, nelle foto dei tabloid, nelle trasmissioni sportive continuavano a focalizzarsi solo su dettagli che mi facessero sembrare brutta. Con metodo, facendolo palesemente apposta. Io di solito applaudo i bei punti dei miei figli con le mani sopra la testa perché così loro, che dal campo danno un’occhiata verso la tribuna, mi vedono subito, sono lì per quello, per sostenerli. E ancora ricordo quando la BBC fece un servizio in cui mandarono ripetutamente il replay di un mio applauso, indossavo una camicetta senza maniche, evidenziando il tremolio della pelle sotto le mie braccia. In slow motion. Se non è orribile una cosa del genere.

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Fonte: PA Archives/PA Images

Non ho mai reagito pubblicamente, ingoiavo il rospo e andavo avanti. Ho cambiato modo di applaudire e il modo di vestire evitando di sottolineare questi particolari. Imparo dagli errori, nessuno ti prepara a certi attacchi, nessuno ti tiene per mano e ti dice: “Questo è probabile che accada”. Ma l’etichetta di mamma iper-competitiva, aggressiva, severissima mi è rimasta appiccicata addosso. C’è stata tanta misoginia da parte dei media nei miei confronti. La quasi totalità dei fotografi, dei giornalisti, degli editori di tennis sono maschi, era come se vedere una donna che riusciva a fare questo lavoro altrettanto bene rispetto a un uomo fosse difficilmente accettabile.

È difficile infatti non pensarla come Judy e non riconoscere negli attacchi mediatici nei suoi confronti un’impronta misogina. Dopotutto basterebbe pensare: sarebbe accaduto lo stesso se Judy fosse stata un uomo? Sarebbe andato in onda il rallenty del dondolio della pancia (per esempio) di un padre di due campioni, capitano della Fed Cap e personalità di spicco del tennis britannico? Probabilmente no. Perché per la società odierna è molto più facile accettare un uomo “che li lascia andare” che una donna. In fondo la pancia fa sexy, no? Ma i tricipidi che si “smollano” invece proprio no.

Ciò spinge molte donne a inseguire canoni estetici assurdi, o a “sentirsi in colpa” quando non li raggiunge. E a dispetto della forza e risolutezza di Judy, in questo caso ci sentiamo di dire che ha perso un’occasione importante per lanciare un messaggio sia ai media che l’hanno ritratta in questo modo, sia alle donne che non indossano smanicati per paura della prova del sale.

“Ho cambiato modo di applaudire e il modo di vestire evitando di sottolineare questi particolari.” afferma Judy, ma non sarebbe stato meglio invece enfatizzare ancora di più quei particolari? Dopotutto non è strano che una donna over 40 abbia i muscoli delle braccia un po’ cadenti e non lo è il fatto che una madre voglia applaudire con foga i propri figli. Strani dovrebbe essere invece coloro che, a forza di slow motion e commenti acidi, spingono una madre a limitare l’entusiasmo o a una donna a non vestirsi come vuole, solo perché non rispetta determinati canoni.

Cara Judy, la prossima volta, se ti va, dovresti indossare una bella canotta con la scritta “Madre migliore del mondo” e ogni tanto rivolgere quei forti, belli e ballonzolanti applausi in direzione di coloro che, di fronte al tuo entusiasmo, sentiranno i propri commenti misogini incastrarsi in gola.