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Quel "signora, ha goduto?" quando 5 uomini stuprarono Franca Rame

Rapita, torturata e stuprata: colpita, nel suo essere donna, per punire la sua fede politica.

Per una donna vittima di violenza sessuale raccontare la propria esperienza non è facile; troppi sentimenti, emozioni contrastanti, si agitano in lei, dalla vergogna di ciò che ha subito all’angoscia lacerante di rivivere, attraverso le parole e il racconto, quegli attimi terribili.

Eppure, Franca Rame ha trovato, dentro di sé e grazie al compagno di una vita, Dario Fo, la forza e il coraggio non solo per denunciare e parlare dell’orribile stupro di gruppo subito, ma persino per costruirci sopra un monologo teatrale, che ancora oggi fa venire la pelle d’oca. Forse perché, lontana nel tempo di 44 anni, la vicenda di Franca somiglia in tutto e per tutto alle vicende di tante, troppe donne di oggi, perché le brutalità descritte, le sensazioni provate dalla vittima sono le stesse, identiche, ancora adesso. Oppure perché, pur essendo passato quasi mezzo secolo di storia, di progressi e di cambiamenti socio-culturali, poco o niente è cambiato nella mentalità di quelli – che certo non possono definirsi uomini – che usano le donne per affermare una presunta superiorità sessuale, e la forza bruta per sottometterle. O che le usano, quando sono compagne di altri, come “mezzo” per colpire il “nemico”, per umiliarlo, per fargli capire che si sono permessi di toccare “qualcosa” di loro, nel pieno rispetto della più becera e odiosa concezione machista e sessista.

Ed è proprio questo che accadde a Franca Rame.

Lo stupro

Fonte: ©lapresse

Era la sera del 9 marzo 1973 e Franca Rame, a Milano, fu rapita, caricata su un furgone, seviziata e infine stuprata da cinque uomini. Fu un vero e proprio stupro punitivo, compiuto da un gruppetto di militanti neofascisti perché era la compagna di Dario Fo, un “rosso” per eccellenza, e perché lei stessa collaborava con Soccorso Rosso nelle carceri e si era esposta in prima persona sul caso dell’anarchico Giuseppe Pinelli, morto in circostanze misteriose nel 1969. Davvero troppo da sopportare, devono aver pensato negli ambienti di estrema destra, e allora quale modo migliore per “fargliela pagare” se non trascinarla a bordo di quel furgone e violentarla a turno, dopo averle spento addosso mozziconi di sigaretta, tagliato la faccia e il corpo con le lamette, prima di lasciarla di nuovo per strada, come un cane abbandonato, semi nuda e in preda al panico e al dolore?

Incredibilmente, a quell’orrore analizzato così lucidamente due anni più tardi nel monologo Lo stupro, se ne aggiunse un altro, con la connivenza, nemmeno troppo mascherata, addirittura delle forze dell’ordine.

Nessun colpevole

Per lo stupro di gruppo nei confronti di Franca nessuno ricevette una condanna da parte del giudice istruttore Guido Salvini, anche se, a distanza di anni, un pentito fece i loro nomi. Evidentemente troppo tardi, dato che il reato era caduto, dopo 25 anni, ormai in prescrizione.

Ma c’è di più: nella presentazione del suo monologo Lo stupro, Franca Rame riportò alcuni estratti di un interrogatorio, nel corso di un processo per stupro. Non si sa se quanto raccontato accadde a lei in prima persona o se fosse riuscita a recuperare la testimonianza di un’altra vittima di violenza, ma quel breve estratto contiene domande, da parte dei poliziotti, del magistrato, degli avvocati, a dir poco scioccanti.

MEDICO Dica, signorina, o signora, durante l’aggressione lei ha provato solo disgusto o anche un certo piacere una inconscia soddisfazione?
POLIZIOTTO Non s’è sentita lusingata che tanti uomini, quattro mi pare, tutti insieme, la desiderassero tanto, con così dura passione?
GIUDICE È rimasta sempre passiva o ad un certo punto ha partecipato?
MEDICO Si è sentita eccitata? Coinvolta?
AVVOCATO DIFENSORE DEGLI STUPRATORI Si è sentita umida?
GIUDICE Non ha pensato che i suoi gemiti, dovuti certo alla sofferenza, potessero essere fraintesi come espressioni di godimento?
POLIZIOTTO Lei ha goduto?
MEDICO Ha raggiunto l’orgasmo?
AVVOCATO Se sì, quante volte?
(tratto da un’intervista di Oggi a Franca Rame)

Domande, allusioni, che tendono sempre a sottintendere una certa accettazione da parte della donna, una consensualità di fondo che diventa, rasentando l’assurdo, nel tono dei quesiti posti, persino partecipazione, o piacere nell’atto. Ed è aberrante.